26 giugno 2014 ore: 15:44
Non profit

Riforma terzo settore, ecco le richieste di Banca Etica

Banca etica ha scelto così di partecipare alla consultazione con proposte specifiche sul ruolo che la finanza potrebbe avere nel moltiplicare le risorse a sostegno della società civile

ROMA - Banca popolare etica ha accolto con favore l'iniziativa del governo che ha predisposto le linee guida per una riforma del terzo settore, aprendo il testo a proposte integrative fatte dagli addetti ai lavori e dai cittadini interessati. Banca etica ha scelto così di partecipare alla consultazione con proposte specifiche sul ruolo che la finanza potrebbe avere nel moltiplicare le risorse a sostegno della società civile.

Per far crescere le esperienze positive di finanza al servizio del bene comune, la Banca ha proposto alcune modifiche alle normative nazionali e internazionali. Innanzitutto la definizione chiara di “finanza etica”: l'esigenza di ricreare un clima di fiducia nei confronti della finanza - percepita come fattore scatenante della crisi - ha portato alla proliferazione di prodotti finanziari che si auto-definiscono “etici”. Al fine di creare norme capaci di stimolare la finanza realmente al servizio del bene comune, è necessario definire chiaramente le caratteristiche della finanza etica: sia in relazione al tipo di imprese che vengono finanziate (che lavorino effettivamente nell'interesse della collettività, con particolare attenzione alle categorie più fragili) sia in relazione alle modalità di governance, che devono essere improntate alla trasparenza e alla partecipazione delle comunità. Si chiedono inoltre incentivi fiscali e riduzione delle barriere per gli investimenti nel terzo settore. Banca etica propone l’adozione di un regime fiscale che incentivi i prodotti finanziari che veicolano il risparmio privato verso progetti di interesse collettivo, così come la revisione delle norme attuali, che penalizzano chi investe sul sociale. La normativa internazionale attuale e le modifiche allo studio (accordi di Basilea 2 e 3) penalizzano fortemente le banche che finanziano imprese sociali e realtà del terzo settore, imponendo livelli molto elevati di assorbimento patrimoniale. I finanziamenti agli enti del terzo settore sono tutt'ora considerati tra i più rischiosi (addirittura più dei derivati) nonostante i dati, inclusi quelli relativi ai prestiti erogati in 15 anni da Banca etica, abbiano dimostrato chiaramente che gli enti non profit sono più affidabili nella restituzione dei crediti, con tassi di sofferenza inferiori alla media del sistema. Banca etica chiede in particolare che sia introdotto anche per gli enti non profit il così detto Pmi supporting factor, che mira a favorire l'erogazione di credito a favore delle Pmi (Piccole medie imprese). Le norme sulle banche, infine, dovrebbero distinguere tra diverse tipologie di istituti di credito: oggi la tendenza è quella di applicare le stesse regole a realtà profondamente diverse, come sono da una parte le grandi banche d'affari speculative e dall'altra le piccole banche eticamente orientate, o quelle cooperative, mutualistiche, con forte base territoriale e orientamento al finanziamento delle Pmi.

Le piccole banche cooperative dislocate sul territorio hanno continuato a sostenere l'economia reale, esercitando un'importante funzione anticiclica e non possono essere gravate dagli stessi costosi adempimenti normativi imposti alle grandi banche d'affari che hanno dato origine alla crisi, si legge tra le proposte di Banca etica. Infine viene richiesta una semplificazione burocratica per tutti gli strumenti innovativi – come il crowdfunding, i mini-bond, la capitalizzazione - che facilitano gli investimenti diretti dei cittadini e delle organizzazioni a favore di realtà ad alto impatto sociale.

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