14 novembre 2014 ore: 15:03
Non profit

Riforma terzo settore, le regioni: "E' centralista, fate spazio anche a noi"

Audizioni in Commissione Affari sociali. Dalla Conferenza delle regioni la richiesta di arrivare ad un’intesa in Conferenza unificata sul ddl delega e ad avere propri rappresentanti nei gruppi di lavoro incaricati della stesura dei decreti delegati

ROMA - La riforma del terzo settore, così come proposta dal governo nel disegno di legge delega, ha “un’impostazione centralista” nonostante essa riguardi una materia “con attività sociali sul territorio, dove quindi la competenza nei servizi è regionale”. Per questo, la Conferenza delle regioni, ascoltata in audizione dalla Commissione Affari sociali, chiede una “leale collaborazione istituzionale” che si traduce nella richiesta di prevedere una “intesa forte” in Conferenza unificata e dell’istituzione di gruppi di lavoro misti (con la presenza cioè di rappresentanti di regioni e autonomie) per la stesura dei Decreti legislativi delegati con i quali il governo sarà chiamato effettivamente ad attuare la riforma del terzo settore.

A guidare la delegazione che è stata ascoltata alla Camera è stata Lorena Rambaudi, assessore della regione Liguria e coordinatrice della Commissione politiche sociali della Conferenza delle Regioni: è stata lei a precisare che i decreti delegati “dovranno anche definire degli indirizzi quadro, lasciando alle Regioni i provvedimenti attuativi, al fine di armonizzare queste norme con il complesso della programmazione regionale”. Dalle regioni anche la richiesta di prevedere un “unico registro sul Terzo settore, con flussi informativi bilaterali o collegati tra Stato e regioni”. Su impresa sociale e servizio civile le considerazioni ricalcano quelle avanzate da molti altri soggetti ascoltati dalla Commissione Affari sociali: “Non è ancora chiara” la definizione di impresa sociale, così come non lo sono i punti sulla compatibilità con lo svolgimento di attività commerciali e sulla remunerazione del capitale sociale e ripartizione degli utili. Per le regioni va inoltre “definita con attenzione” la possibilità che imprese private e amministrazioni pubbliche possano assumere cariche sociali negli organi di amministrazione delle imprese sociali. Sul servizio civile si chiede “maggiore chiarezza” anche sull’attuale assetto della materia: in particolare le regioni affermano che “tutti i territori” devono beneficiare del servizio civile “attraverso un riparto equo delle risorse”. “E’ quindi indispensabile – dice Rambaudi - prevedere congrui finanziamenti per la gestione del servizio e anche sui criteri e le modalità di accreditamento degli Enti del Servizio Civile, si deve trovare condivisione con Regioni e Province autonome che già provvedono agli accreditamenti di competenza per il proprio territorio”.

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news