19 giugno 2014 ore: 11:44
Immigrazione

Rifugiati, le star dello spettacolo raccontano le storie dei bambini

La Giornata mondiale che si celebra il 20 giugno ha tra i protagonisti lo scrittore Khaled Hosseini e gli attori Emma Thompson e Ewan McGregor, testimonial d'eccellenza per l'Unhcr. Per l'Italia il volto della campagna è la cantante Giorgia
Unhcr Italia Rifugiati, fermo immagine video Unhcr Italia

Foto: Unhcr Italia

ROMA – Si celebra il 20 giugno la Giornata Mondiale del rifugiato, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle condizioni in cui coloro che sono costretti a lasciare il proprio paese a causa di guerre e persecuzioni. L’evento viene celebrato anche per sostenere gli sforzi di Ong e associazioni per assisterli. Come ogni anno l’Unhcr, Alto commissariato Onu per i rifugiati ha prodotto lo spot ufficiale della campagna, basandosi sulle esperienze che testimonial di eccellenza - attori, registi, cantanti, giornalisti e scrittori di fama mondiale - hanno fatto personalmente nei campi Unhcr in giro per il mondo, a contatto con rifugiati. La cantante Giorgia è il volto e la voce di Unhcr Italia, mentre tra i volti di fama internazionale - più di venti-  spiccano lo scrittore Khaled Hosseini, autore de il libro campione di vendite Il cacciatore di aquiloni e gli attori Emma Thompson e Ewan McGregor. La storia raccontata in video da Hosseini, ad esempio, parte dalla sua vicenda personale: nella metà degli anni ’70, ancora bambino, Khaled lascia l’Afghanistan poichè il padre, diplomatico, ottiene un incarico a Parigi. Nel 1980 la famiglia Hosseini sarebbe dovuta tornare a Kabul, ma l’arrivo dei sovietici li spinge a chiedere asilo negli Stati Uniti e, nello stesso anno, decidono di trasferirsi in California. Da formale rifugiato afgano quale è, Khaled è andato a far visita nei campi dei rifugiati siriani nel nord dell’Iraq come sostenitore di Unhcr. È da qui che racconta la storia di  Payman, una ragazza di 16 anni con il sogno di diventare scrittrice. “La mancanza più forte che si avverte quando si vive lontano da casa -secondo Payman- è l’educazione”, frequentare una vera scuola, così come faceva una volta, quando la sua era una vita “normale”. Nonostante questo però, Hosseini sottolinea la grande forza d’animo dei rifugiati che vivono nei campi, costretti ad ogni sorta di sacrificio, ma estremamente dignitosi nello stesso tempo.

Arrivata al 63° anniversario, la Convenzione di Ginevra, relativa allo Status dei rifugiati, firmata nel luglio del 1951, è stata il primo accordo internazionale ad impegnare gli Stati a fornire protezione a chiunque fugga da persecuzioni razziali, politiche e di appartenenza a minoranze. Nel 2001 l’Assemblea  Generale dell’Onu, con una risoluzione votata all’unanimità, ha deciso di proclamare una Giornata Mondiale dei rifugiati, per riaffermare i valori sui quali sono basati gli accordi internazionali in materia di protezione degli stessi. 

Ewan McGregor, anche lui ambasciatore Unhcr, racconta in un altro video la storia di Wiam, una bambina siriana di 12 anni, uno degli oltre  5,5 milioni di bambini coinvolti nel conflitto siriano. Essendo stata costretta a lasciare la sua casa, Wiam vive adesso in un campo profughi a Zaatari, in Giordania. Nel video si vede Wiam che coltiva la sua più grande passione, il teatro. Esercitandosi nella lettura e nella recitazione di Shakespeare, Wiam sta imparando a resistere attraverso la progettazione di un sogno, che realizzerà una volta tornata a casa.

C’è poi chi ha deciso di dare un contributo alla causa dei rifugiati, compiendo delle scelte radicali, cambiando cioè per loro, radicalmente, la propria vita. È quanto è accaduto a Emma Thompson, attrice inglese, che ha deciso di adottare un ragazzo rifugiato in uno dei campi allestiti da Unhcr nel Regno Unito. Nel video, la Thompson fa raccontare al figlio adottivo Tindy Agaba, la storia del suo arrivo in Inghilterra. Tindy, dopo aver perso suo padre di Aids e il resto della famiglia durante il genocidio in Rwanda, a 13 anni è stato rapito e costretto a diventare un bambino soldato. Nel 2003, a 16 anni, è arrivato come rifugiato nel Regno Unito, senza saper parlare una sola parola d’inglese e proprio qui, nel campo profughi organizzato da Unhcr, ha incontrato la sua futura madre. Oltre ai messaggi di solidarietà e di invito a condividere le storie di questi ragazzi da parte delle star dello spettacolo, Unhcr ha raccolto testimonianze di chi, direttamente, vive ogni giorno sulla propria pelle i disagi di essere un rifugiato, lontano dalla propria terra e dalle comodità della vita comune, come quella di Thang, un ragazzo thailandese che vive nei campi profughi dal 2011. Quell’anno Thang dovette lasciare il suo villaggio a Deemawsoe nello stato di Karenni, a causa della coscrizione militare obbligatoria. “Anche se non hai ancora 18 anni e non sei forte, l’esercito può venirti a prendere e costringerti a diventare soldato. In particolare i ragazzi sono costretti a bere e a combattere con la forza (...) Nel villaggio c’erano spesso scontri, specie di notte (...) per questo molte persone vanno a letto a mezzanotte, perchè hanno paura. Molti scavano una specie di rifugio sotto la propria casa per nascondersi (...) Quando mio padre era vivo e aveva la sua attività, l’esercito lo importunava sempre; veniva spedito sempre in carcere: lo accusavano di avere contatti con i ribelli. Mio padre allora superò il confine. Da quel momento non abbiamo mai più avuto sue notizie”.

Unhcr sostiene anche i progetti di coloro che, spostandosi in un’altra terra, tentano di ricostruire la carriera che si sono lasciati alle spalle. Come è successo ad Asia, produttrice per le televisioni tedesche e francesi, costretta, una volta rimasta vedova, a causa della suo stile di vita emancipato, a lasciare l’Afghanistan. Asia è arrivata in Slovacchia e qui Unhcr cerca di aiutarla a rimettere in piedi la sua attività, ma soprattutto ad assicurare una istruzione ai suoi figli, il suo solo e unico desiderio. 

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