19 giugno 2014 ore: 11:05
Immigrazione

Rifugiati, Letta: "Mai avrei immaginato di dover difendere Mare Nostrum"

L'ex premier è intervenuto ieri sera al convegno promosso dal Centro Astalli. "Basta con le reazioni emotive: l’Europa che siamo è grande e forte perché è unione di tante minoranze”
Paolo Tre/A3/contrasto Enrico Letta
Centro astalli banner Convegno Rifugiati

ROMA - “Mai avrei immaginato di dover difendere l’operazione Mare nostrum e di quello che abbiamo fatto, un segno che ha dato ancora una volta un’immagine positiva dell’Italia in Europa e nel mondo. Una scelta criticata come ‘figlia di un’idea di accoglienza che non è sostenibile’ da Ernesto Galli Della Loggia in un editoriale sul Corriere della Sera”. Lo ha detto l’onorevole Enrico Letta al convegno sulle migrazioni sul tema “Chi chiede asilo lo chiede a te. La vera sicurezza è l'ospitalità”, promosso dal Centro Astalli ieri pomeriggio alla Pontificia Università Gregoriana.

“Il nostro Paese e l’Unione Europea non sono un’isola in mezzo a un mare che non è raggiungibile”, ha osservato Letta, ricordando che “il Libano ha il 50% di popolazione costituito da rifugiati, mentre il nostro è il Paese europeo che accoglie il minor numero di richiedenti asilo. E viene accusato di eccessiva accoglienza, mentre l’operazione Mare nostrum ha permesso di salvare innumerevoli vite umane: iniziativa faticosa e importante possibile grazie ad altri Paesi, come la Slovenia ad esempio”.

“Se non abbiamo frontiere in Europa per far transitare i giocatori di calcio, la frontiera ritorna dentro di noi quando diventa un muro invalicabile. Così l’Europa torna a essere quella fortezza inespugnabile che non è mai stata culturalmente. Basta con le reazioni emotive: l’Europa che siamo è grande e forte perché è unione di tante minoranze”, ha rilevato il deputato.

“A volte ho l’impressione che la civiltà delle immagini ci abbia corrotti: far commuovere la gente e poi far dimenticare rapidamente”, ha osservato Paolo Ruffini, direttore di Tv200, aggiungendo: “Viviamo in una società sempre più impaurita. Non capiamo se quello che accade è la storia che si fa, l’inizio della fine oppure uno dei tanti passaggi della storia del mondo. Allora proviamo a rifugiarci in un altrove che non c’è mai stato, riducendo sempre di più il perimetro del “noi” diviso dagli altri. Alimentare la paura del diverso significa alimentare la paura di noi stessi nella formazione della propria identità. Certamente la difesa dell’identità non passa mai per la negazione di quella degli altri”. (lab)

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