Rifugiati puliscono gratis i bagni pubblici. “E' un tirocinio formativo”
Roma - Pulire i wc come tirocinio formativo, spalare la neve per volontariato. Negli ultimi due anni i richiedenti asilo sono stati coinvolti da alcuni gestori dei centri d’accoglienza in queste attività umili, per “ringraziare dell’ospitalità ricevuta” o per “imparare le nostre regole”. Durante l’emergenza neve del 2012 nei dintorni di Tivoli, vicino a Roma, i profughi della guerra in Libia hanno pulito le strade come volontari. Il 3 ottobre scorso a Mineo, in provincia di Catania, la giunta comunale ha firmato una delibera con cui ha accettato l’offerta del Consorzio Sol Calatino che gestisce da luglio scorso un centro Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) con 16 ospiti. Sono somali, eritrei, etiopi, sudanesi, nigeriani e ghanesi. Il Consorzio aveva la necessità di fare formazione lavorativa ai migranti. Al Comune serviva manovalanza gratuita per pulire i bagni di piazzale Crispi, perché nelle casse municipali non ci sono soldi da destinare a questa voce. Le due toilette, una per gli uomini e una per le donne e i disabili, erano appena state installate con un modulo prefabbricato ma rischiavano di restare chiuse.
Dall’unione di queste due esigenze, è nato a Mineo il primo tirocinio formativo per richiedenti asilo nella pulizia dei bagni pubblici. “Perché? Dove lo dovrebbero fare il tirocinio formativo? – afferma Paolo Ragusa, presidente del Consorzio Sol Calatino - Spero non ci siano motivi per alimentare questa polemica. Non mi sembra un fatto scandaloso”.
Si tratta di una sorta di stage in cui l’amministrazione comunale contribuisce con 500 euro l’anno in detersivi, il resto dei soldi vengono dallo Sprar, finanziato a sua volta dal ministero dell’Interno attraverso il Fondo nazionale per l’asilo.
Mineo è anche il comune sul cui territorio sorge anche il Centro di accoglienza per richiedenti asilo più grande d’Europa con 4000 presenze al momento in cui oggi è scoppiata la rivolta per le lungaggini della procedura d’asilo e il sovraffollamento. Tra i gestori del Cara non c’è il comune, ma c’è il Consorzio Sol Calatino in un raggruppamento temporaneo con altre imprese. Il centro crea centinaia di posti di lavoro. Lo Sprar è una struttura separata, molto piccola, pochi migranti calibrati in base al numero degli abitanti del paese.
“Nessuno ha costretto gli ospiti a svolgere questa attività – continua Ragusa – e per loro è un modo per ringraziare la comunità dell’accoglienza ricevuta”. Secondo quanto racconta il presidente del Consorzio, i richiedenti asilo hanno accettato di buon grado la proposta. Ma ammette: “è stata nostra l’idea di impiegarli nella pubblica utilità”.
Il servizio di pulizia dei bagni pubblici è partito da una settimana. “Nell’acquisire questa competenza generica nel mondo del lavoro, percepiscono un compenso orario per un budget di 250 euro mensili, destinati alla formazione lavorativa dallo Sprar” continua il presidente di Sol Calatino. La cifra si somma ai due euro e cinquanta centesimi al giorno di diaria che spettano al migrante sui 35 versati dallo Stato all’ente gestore.
Sui gruppi Facebook animati da abitanti del posto la delibera del comune è stata accolta con molte critiche. “Sono disgustato perché non comprendo il motivo della polemica – commenta Ragusa - Ogni lavoro ha la sua dignità, parliamo di persone straniere che hanno la necessità di comprendere cosa sia il lavoro e quali sono le regole del lavoro nel nostro paese. I nostri ospiti riescono a formarsi e nel contempo rendiamo un servizio utile alla comunità”. Il presidente del Consorzio fa sapere che la parte teorica del tirocinio prevede l’insegnamento della sicurezza sui luoghi di lavoro e i diritti sindacali.
“Dobbiamo ringraziare l’amministrazione comunale per la sensibilità, se ci fosse stato del pregiudizio non avrebbero accolto questa nostra proposta – conclude Paolo Ragusa - Altrove queste cose vengono considerate un esempio di integrazione”. (Raffaella Cosentino)