6 luglio 2018 ore: 14:50
Immigrazione

Rifugiati sudanesi. Unhcr: “Serve soluzione stabile, quanto successo era prevedibile”

Una delegazione dei ragazzi sgomberati da via Scorticabove ricevuta nella sede dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Sami: “Trovare soluzione estemporanea vuole dire far tornare queste persone al punto di partenza”
Unhcr. Rifugiati che scappano

ROMA - “Siamo nuovamente di fronte all’evidente ed enorme difficoltà di mettere in piedi un sistema efficace, un investimento reale per l’inclusione sociale dei rifugiati che sono qui da moltissimi anni e che hanno gli stessi diritti dei cittadini italiani. Queste persone, però, troppo spesso non hanno accesso ai diritti, in particolare ad avere un’abitazione che sia degna.Trovare per loro soluzioni estemporanee vuol dire farli ritornare al punto di partenza”. Lo sottolinea Carlotta Sami, portavoce di Unhcr Italia in riferimento alla condizione dei rifugiati sudanesi, sgomberati ieri dallo stabile di via di Scorticabove, nella zona est di Roma. Questa mattina una delegazione dei ragazzi del Sudan si è recata sotto gli uffici dell’Alto commissariato Onu con uno striscione: “Dov’è la nostra protezione internazionale?”, gli occupanti dell’immobile, infatti, sono tutti titolari di protezione internazionale. Nella tarda mattinata è stata ricevuta dai rappresentanti di Unhcr.  

“Si tratta di ragazzi che hanno un lavoro e quindi hanno diritto ad avere una vita dignitosa. Per loro tornare in  un centro accoglienza non è neanche concepibile - aggiunge Sami -. Quella di via Scorticabove, come quella di un anno fa a via Curtatone era una situazione che si protrae da anni e che tutti conoscevano. Si sapeva anche che sarebbe successo questo. Ci si sarebbe aspettati una capacità di prevedere e organizzare la situazione in maniera migliore”. Nel pomeriggio i rifugiati sono stati ricevuti anche dal vescovo ausiliario di Roma don Paolo Lojudice, che da ieri sta seguendo da vicino l’evoluzione della situazione a via Scorticabove. (ec)

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