22 novembre 2017 ore: 15:57
Immigrazione

Rifugiati, Unicef: “Il suicidio del ragazzo afgano è un tragico monito per l’Europa”

Il direttore regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale, Afshan Khan, interviene a pochi giorni dal tragico suicidio dell’undicenne migrante ospitato in un centro per rifugiati a Baden. “Occorre porre maggiore attenzione al profondo stress psicosociale che affrontano migliaia di bambini rifugiati e migranti”
Europa

ROMA – “Il recente suicidio di un ragazzo afgano di 11 anni in un centro per rifugiati in Austria, per il quale le indagini sono ancora in corso, ci ricorda tragicamente che le autorità europee devono porre maggiore attenzione al profondo stress psicosociale che affrontano migliaia di bambini rifugiati e migranti”. A dirlo è Afshan Khan, direttore regionale dell’Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale, che pone una riflessione sul problema immigrazione e sulle condizioni psicologiche dei molti bambini che giungono nel Continente per sfuggire da guerre o conflitti. L’occasione per parlare di un tema così delicato giunge a pochi giorni dal suicidio di un migrante di 11 anni, che viveva insieme alla sua famiglia in un centro per rifugiati a Baden. 

“I bambini che scappano da guerre e conflitti – spiega Afshan Khan - o quelli sradicati dalle loro case, stanno già affrontando elevati livelli di trauma. Non sapere cosa il futuro riservi loro causa stress emotivo e preoccupazione aggiuntive. Per alcuni, è semplicemente troppo da sopportare. Non conosciamo il numero esatto degli atti di suicidio fra i bambini rifugiati in Europa, ma ci sono stati segnalati casi preoccupanti di bambini, in particolare dall’Afghanistan, che pongono fine alle loro vite mentre aspettano notizie sulle loro richieste di asilo o sul ricongiungimento familiare in un altro paese europeo. È cruciale che questi bambini ricevano cure tempestive e di qualità adeguata – aiuto da parte di coloro che se ne prendono cura e degli operatori sociali formati per rilevare i primi segnali di difficoltà, accesso a servizi per la salute mentale e il supporto dei tutori legali o delle famiglie affidatarie. Se queste misure non verranno introdotte con urgenza – conclude Khan - l’impatto a lungo termine sulle vite dei bambini e le loro società potrebbe essere incalcolabile”. 

La formazione di operatori sul campo per la tutela dell’infanzia è tra le maggiori attività in Austria svolte Unicef, la quale continua il pressing sui Governi per adottare l’Agenda di Sei Punti d’Azione per proteggere i bambini rifugiati e migranti e garantire il loro benessere.

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