3 dicembre 2018 ore: 16:46
Immigrazione

Rimpatriate le due donne straniere trattenute per giorni a Malpensa

Si è conclusa nel peggiore dei modi la vicenda di una senegalese e di una cubana, rientrate da un periodo di vacanze nel paese d'origine, che hanno scoperto in aeroporto che il loro permesso di soggiorno era stato revocato. È stato loro impedito di essere assistite da un avvocato
Aeroporto di Malpensa, terminal 1 - SITO NUOVO

MILANO - Hanno scoperto in aeroporto che il loro permesso di soggiorno era stato revocato. Bloccate per giorni nell'area arrivi del terminal 1 di Malpensa, sono state rimpatriate mentre oltre la barriera del controllo documenti c'era un'avvocata che poteva aiutarle, ma alla quale la polizia di frontiera ha impedito l'accesso. Si è conclusa nei peggiori dei modi la vicenda di due giovani donne straniere - L.N., senegalese al terzo mese di gravidanza e F.H. cubana -, che dopo un periodo di vacanza nel loro Paese d'origine si sono viste rifiutare la possibilità di rientrare in Italia. La signora cubana è stata trattenuta a Malpensa quasi 100 ore, mentre quella senegalese, più di 50. A L.N. il permesso di soggiorno sarebbe stato revocato per insufficienza del reddito. F.H. aveva ottenuto la cittadinanza italiana, ma doveva ancora fare il giuramento, quindi era ancora valido il suo vecchio permesso di soggiorno che però le è stato revocato perché non è più convivente con il marito, dal quale si è separata. Due donne che vivevano quindi in Italia da anni: il rimpatrio le ha costrette ad abbandonare lavoro e affetti. “Si tratta di revoche contestabili perché si basano su interpretazioni secondo noi errate delle norme in materia”, sottolinea l’avvocata Giulia Vicini dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi), che nella giornata di sabato 1 dicembre ha cercato in tutti i modi di incontrare le due donne. Sabato sera entrambe sono state imbarcate sui primi voli disponibili per Dakar e per l'Avana. 

Secondo l'avvocata Vicini si tratta di rimpatri illegittimi. "Le revoche dei permessi di soggiorno sono state notificate alle due signore nel momento in cui si sono presentate al controllo documenti. E la revoca ha effetto dal momento in cui viene notificata. Quindi quando sono sbarcate dall'aereo erano in regola. L'aeroporto è già Italia e avevano tutto il diritto di impugnare i rispettivi provvedimenti di rigetto e di revoca davanti all’autorità giudiziaria competente". Alle donne però è stata negata la possibilità di parlare con l'avvocata e non hanno quindi potuto darle il mandato di presentare il ricorso. Probabilmente lo faranno tramite i consolati italiani in Senegal e Cuba, ma con un aggravio dei costi e con tempi molto più lunghi. La Polizia di frontiera ha negato l'accesso all'avvocata Vicini perché l'area arrivi è considerata come una specie di territorio internazionale, non sottoposto alla giurisdizione nazionale. L’avvocata contesta questa motivazione. “È come se dicessero che in aeroporto c’è una zona che non è Italia".

"Il caso di queste due donne non è isolato - aggiunge Yasmine Accardo della Campagna Lasciatecientrare - . In questi anni ci sono arrivate molte segnalazioni di situazioni simili. E sempre è stato negato a queste persone la possibilità di essere aiutate da un avvocato. Tra l'altro, il problema di fondo è che i tempi dei rinnovi dei permessi di soggiorno sono lunghissimi. Ai migranti viene data una ricevuta in attesa del rinnovo, che vale anche per andare all'estero. E capita così che abbiano bisogno di tornare nel loro Paese d'origine e al ritorno scoprano proprio alla frontiera che il permesso di soggiorno non è stato rinnovato, magari perché mancava un documento o c'era un errore di compilazione. Tutte situazioni risolvibili se si è in Italia". Proprio settimana scorsa si è conclusa la vicenda di una famiglia marocchina di cui si è occupato a più riprese Redattore sociale. Padre, madre e quattro figli, in Italia da oltre un decennio: al ritorno da un periodo di vacanza, la donna ha scoperto che il suo permesso di soggiorno era stato revocato per un errore nella dichiarazione dei redditi fatta dal datore di lavoro. Lei, con tre dei figli, ha dovuto fare ritorno in Marocco, lui è rimasto in Italia con la più piccola. Hanno fatto ricorso e, dopo più di un anno, hanno ottenuto il permesso di rientrare in Italia e vivere di nuovo tutti insieme. (dp)

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