25 luglio 2022 ore: 12:44
Giustizia

Ripresa delle condanne a morte in Myanmar, Amnesty: “Ulteriore aumento della repressione di Stato”

Quattro persone sono state giustiziate in Myanmar: sono le prime dalla fine degli anni Ottanta. Erwin van der Borght (Amnesty International): “I quattro uomini erano stati condannati da un tribunale militare in seguito a processi segreti e profondamente iniqui. Si ritiene che più di 100 persone si trovino nel braccio della morte dopo condanne emesse in procedimenti simili”

ROMA – Quattro persone sono state giustiziate in Myanmar. La notizia delle quattro esecuzioni è stata data dall’organo di stampa statale di Myanmar, Global New Light. 
Phyo Zeya Thaw, ex membro della Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi, e il noto attivista per la democrazia Kyaw Min Yu, conosciuto anche come Ko Jimmy, erano stati condannati a morte da un tribunale militare a gennaio, per reati riguardanti esplosivi, attentati e finanziamento del terrorismo ai sensi della legge antiterrorismo, accuse che Amnesty International ritiene politicamente motivate. 
Gli altri due uomini, Hla Myo Aung e Aung Thura Zaw, erano stati condannati per il presunto omicidio di una donna ritenuta informatrice delle forze armate a Hlaing Tharyar a Yangon. I procedimenti, di fronte a tribunali sotto il controllo militare, si sono tenuti in segreto e sono stati profondamente iniqui.

Alla notizia di quattro esecuzioni portate a termine dalle autorità militari di Myanmar, le prime dalla fine degli anni Ottanta, Erwin van der Borght, direttore regionale di Amnesty International, ha affermato: “Queste esecuzioni, che equivalgono a una privazione arbitraria della vita, sono un ulteriore esempio dell’atroce situazione dei diritti umani in Myanmar. I quattro uomini erano stati condannati da un tribunale militare in seguito a processi segreti e profondamente iniqui. Si ritiene che più di 100 persone si trovino nel braccio della morte dopo condanne emesse in procedimenti simili, e per questo la comunità internazionale deve agire immediatamente”.

“Ormai da più di un anno le autorità militari di Myanmar portano avanti esecuzioni extragiudiziali, torture e tutta una serie di violazioni dei diritti umani. I militari continueranno a schiacciare la vita delle persone, se non saranno chiamati a rispondere delle proprie azioni – continua van der Borght -. In un momento in cui sono sempre di più i paesi che adottano misure per abolire la pena di morte, la ripresa alle esecuzioni dopo più di tre decenni non solo è in contrasto con la tendenza globale ma è anche contraria all’obiettivo dell’abolizione sancito dal diritto e dagli standard internazionali dei diritti umani. L’isolamento di Myanmar non potrebbe essere più evidente. Esortiamo le autorità a stabilire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni come primo cruciale passo”.

Amnesty International ricorda che “in seguito all’istituzione della legge marziale all’inizio del 2021, l’autorità di processare i civili è stata trasferita a tribunali militari speciali o a quelli già esistenti, nei quali le persone vengono processate attraverso procedimenti sommari che non prevedono il diritto di appello. Questi tribunali sovraintendono a un’ampia gamma di reati compresi quelli punibili con la pena di morte”.
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