30 luglio 2015 ore: 13:09
Immigrazione

Roberto ce l'ha fatta. Resterà in Italia, riconosciuto il legame come "familiare"

Argentino, in Italia da 12 anni e sposato dal 2014 con un cittadino italiano, Roberto Ruager aveva ricevuto il diniego alla richiesta di convertire il suo permesso da 'motivi di lavoro' a 'motivi familiari'. Del suo caso si è interessata la Rete Lenford. Ora ha una Carta di soggiorno valida fino al 2020
Roberto e Luca
BOLOGNA – “Dopo 12 anni, avere qualcosa che mi permette di non dover giustificare ogni due anni la mia presenza qui è un grande cambiamento”. Ancora non ci crede Roberto Ruager, ma quel 'qualcosa' che stringe tra le mani è una Carta di soggiorno di familiare di cittadino dell’Unione europea. Arrivato a Roma nel 2003, Roberto si è poi trasferito a Bologna dove, dal 2008, convive con il compagno italiano Luca che, dal febbraio 2014, è diventato suo marito. Registrati come conviventi al Comune di Bologna, i due si sono sposati a Buenos Aires, in Argentina, dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è legale dal 2010. Al quarto rinnovo del permesso di soggiorno, lo scorso marzo, Roberto ha chiesto la conversione da 'motivi di lavoro' a 'motivi familiari' ma a inizio luglio (a pochi giorni dalla scadenza del permesso) ha ricevuto il diniego (comunicatogli in via ufficiosa dal suo avvocato), con il rischio di dover lasciare l’Italia. Del suo caso si è interessata la Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti che, con l’avvocato Anna Tonioni, ha lavorato da subito per evitare che il diniego ufficiale da parte della Questura venisse notificato. Oggi Roberto ha potuto ritirare la sua Carta di soggiorno come familiare di cittadino dell’Unione europea valida fino al 2020, il rinnovo poi dovrebbe essere automatico. Poi potrà fare richiesta di cittadinanza.
 
Roberto e Luca
Il riconoscimento del legame tra Roberto e Luca con la concessione della Carta di soggiorno di familiare di cittadino dell’Unione europea è un primo passo. Roberto è felicissimo ma ci tiene a sottolineare che “non sono riconosciuto come 'coniuge' ma come un parente, un cugino o altro, quindi ancora non ci vengono riconosciuti i diritti di una coppia. Adesso abbiamo gli stessi problemi che ha qualsiasi coppia di fatto, ad esempio non ho diritto di assistere mio marito in caso di ricovero, per quello ovviamente si dovrà aspettare il riconoscimento delle unioni civili e poi del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ma la laicità in questo Paese fa fatica a emergere”. (lp)
 
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