Rom, casa e lavoro sono ancora nodi cruciali a Palermo
PALERMO – Casa e lavoro continuano ad essere i due nodi cruciali che riguardano le comunità Rom di Palermo nonostante diversi passi avanti siano stai compiuti sul piano dell’integrazione scolastica. Questo è quanto emerge dalla sessione mattutina del seminario su “RomaShare-Bestpractices'exchange in Palermo”, finanziato dal Consiglio d'Europa e realizzato dall'associazione "Per Esempio" in collaborazione con l'assessorato alla Partecipazione del Comune presso la Real Fonderia Orotea della Cala che proseguirà anche domani. L’obiettivo è quello di favorire uno scambio di buone pratiche che, attraverso il coinvolgimento diretto della comunità rom, favorisca il dialogo ed il confronto tra la popolazione rom, le pubbliche amministrazioni e le organizzazioni giovanili su tematiche quali lo status legale, il social housing, l’educazione e l’inclusione sociale.
“Il comune sta lavorando insieme alla scuola, al terzo settore per l’attivazione di percorsi di coesione e di integrazione sociale e culturale – dice l’assessore alla cittadinanza sociale Agnese Ciulla nel suo saluto iniziale -. La casa è sicuramente il primo dei punti per cui ci stiamo muovendo per abbattere ogni pregiudizio a partire dal recupero di spazi inutilizzati. Il social housing è uno dei nostri principali temi e per questo, in tema di emergenza abitativa, abbiamo chiesto alla prefettura di aprire un tavolo per regolamentare l’auto-recupero e l’auto-ricostruzione di alcuni immobili chiusi e inutilizzati”.
Tra le buone pratiche quella che ha assunto una valenza importante è stata sicuramente l’esperienza di auto-costruzione avvenuta a Messina. “Il progetto di Messina ha coinvolto tutte le parti sociali, anticipando la strategia europea del 2012 – spiega Carmelo Lembo, consulente del comune di Messina sul progetto dell’auto-costruzione -. Siamo riusciti, abbattendo i costi, in 11 mesi a dare 10 case a 10 famiglie facendoli partecipare attivamente al processo di realizzazione di questi immobili. Il progetto si potrebbe benissimo replicare in tutte le sue modalità in molte altre città d’Italia e non solo per i Rom”.
“Ci mancano ancora soprattutto la casa e il lavoro – sottolinea Aljus Beciri -. Due obiettivi che devono camminare contemporaneamente perché se abbiamo la casa e non abbiamo il lavoro il processo si blocca subito. Chiedo al Comune di prendere a modello quello che è avvenuto a Messina e adattarlo a Palermo, mettendo fine a quello che esiste ormai da più di 20 anni. Inoltre abbiamo tanta voglia di lavorare e possiamo farlo a partire dalle borse lavoro ma anche attraverso i processi di partecipazione perché tra di noi ci sono maestrie e qualifiche da mettere in pratica”.
“A Palermo rispetto ad altre città italiane del sud ci sentiamo più integrati che al nord dove i rom sono più discriminati e malvisti – dice Sorin che vive in una casa della zona dell’Acquasanta -. Palermo è una città multiculturale e si vede. C’è qualcosa che, adesso, si sta muovendo, non ci aspettiamo grandi cose, però pian piano anche noi dobbiamo essere più attivi e attenti a quello che succede. La prima cosa da fare per i rom della ex Jugoslavia che abitano ancora nel campo è quella di aiutarli a regolarizzare la loro posizione in termini di documenti e poi investire sull’educazione per potere avere un lavoro e una casa”.
L’integrazione scolastica dei bambini e ragazzi delle famiglie Rom può, invece, considerarsi buona anche se permangono ancora alcune difficoltà nel riuscire a trovare le strade per garantire, dopo il conseguimento della licenza media, la continuazione degli studi. “In questi anni i piccoli passi si sono fatti – dice M. Giovanna Granata, preside della scuola materna ed elementare De Gasperi -. Le famiglie hanno preso la consapevolezza dell’importanza della scuola, accompagnando i loro figli e partecipando anche ai ricevimenti scolastici. Ci sono dei passi che vanno quindi verso una normalità. I bambini si vedono anche al di fuori della scuola per piccole feste di compleanno ed è iniziato anche un rapporto di fiducia tra loro e gli altri genitori palermitani. Oggi i bambini Rom non sono ‘quelli rom’ ma sono Jessica, Simone, Maurizio, venendo riconosciuti nella loro individualità, nella loro persona. Altri passi da fare sono, adesso quello di riuscire ad attivarsi per la prosecuzione degli studi”.
“In un isola in cui insistono 759 alunni ‘nomadi’ la pedagogia interculturale deve interessare tutti per formare e allargare la mente di piccoli e grandi – dice Carla Mazzola dell’ufficio scolastico regionale e membro dell’osservatorio sulla dispersione scolastica -. A Palermo diversi ragazzi sono riusciti a conseguire la licenza media ma ancora non siamo messi nelle condizioni di potere dare le opportunità per garantire la continuazione dello studio superiore perché mancano i supporti assistenziali adeguati per sostenere le famiglie nell’acquisto dei libri, nel trasporto da casa a scuola e nell’integrazione con i loro coetanei più grandi. Se adeguatamente seguiti i ragazzi riescono ad avere un successo formativo soddisfacente”.(set)