7 aprile 2017 ore: 12:20
Immigrazione

Rom, discorsi d'odio in calo. Meno casi, ma politica ancora "protagonista"

Confermati i trend del 2015 con meno episodi di discorsi d’odio gravi e stereotipati. Ad affermarlo l’Osservatorio della 21 luglio. Lo scorso anno 265 casi, contro i 175 del 2015. Un calo del 34 per cento. “Sintomo di un cambiamento culturale in atto, ma preoccupa l’ascesa dei partiti populisti xenofobi in Europa”
hate speech, cartello

- ROMA - Diminuiscono nel 2016 gli episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti, confermando un cambio di tendenza i cui primi segnali si erano fatti notare già lungo il 2015. E’ quanto afferma il Rapporto 2016 dell’Associazione 21 luglio presentato questa mattina al Senato in occasione della giornata internazionale dei rom e sinti dell’8 aprile. “Come già registrato per il 2015 rispetto al 2014 - si legge nel rapporto -, comparando i dati del 2016 con quelli dell’anno precedente si conferma e si rafforza l’entità di un trend significativo di diminuzione degli episodi, che passano da 265 a 175 facendo registrare un calo del 34 per cento”. Nel 2016 l’Osservatorio 21 Luglio, spiega il dossier, ha registrato un totale di 175 episodi di discorsi d’odio nei confronti di rom e sinti, di cui 57 (il 32,6 per cento del totale) classificati come gravi. Circa un caso ogni due giorni, mentre per quelli di una certa gravità la frequenza è di circa uno alla settimana. Una frequenza tale, spiega l'associazione che danno "l’immagine di un’Italia ancora fortemente permeata da stereotipi e pregiudizi, il più delle volte motivati da una scarsa conoscenza delle comunità rom e sinte e da un generale clima di ostilità".

Discorsi d’odio che, come al solito, hanno riguardato il mondo della politica. “Tra i politici che hanno fatto ricorso alla retorica antizigana emergono quelli appartenenti a partiti delle fazioni di centro-destra - spiega il rapporto -, in particolare i rappresentanti della Lega Nord, che fanno registrare il 28,6 per cento degli episodi (50 su 175). Seguono per episodi registrati Fratelli d’Italia (11,4 per cento) e Forza Italia (10,9 per cento)”. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, da sola Roma raggiunge il 22,9 per cento dei casi con 40 episodi. Segue il Veneto, l’Emilia Romagna e la Campania. “In tutte queste Regioni, che superano la soglia del 10 per cento degli episodi registrati, nel corso del 2016 il dibattito pubblico che ha visto come oggetto le comunità rom è rimasto, per motivi diversi, all’ordine del giorno, con periodiche derive nel campo della retorica antizigana”, spiega il rapporto. Lontana dai primi in classifica la Lombardia, dove nel 2016 sono stati monitorati 13 episodi, con “una riduzione consistente rispetto al 2015 (29 episodi) che si conferma anche a Milano, dove gli episodi registrati nel 2016 sono 5 (2,9 per cento del totale) rispetto ai 16 del 2015”.

A crescere, spiega il rapporto, è il peso degli episodi meno gravi, cioè i discorsi stereotipati. Secondo l’Osservatorio, sono passati dal 45 per cento del 2015 al 67 per cento nel 2016, nonostante il numero di episodi sia pressoché invariato (120 nel 2015 e 118 nel 2016). “Questo indica come l’ulteriore calo generale del numero di episodi avvenuto nel 2016 sia di fatto esclusivamente imputabile alla netta diminuzione degli episodi considerati di una certa gravità (da 145 nel 2015 a 57 nel 2016, ovvero -61 per cento)”, aggiunge il rapporto. Anche l’analisi dei dati a livello territoriale dà delle informazioni interessanti. “Risalta la notevole entità della diminuzione di casi avvenuta nelle Regioni Lazio, Piemonte, Lombardia e Toscana - si legge nel rapporto -. In queste Regioni, che aggregate comunque rappresentano la sede di quasi la metà degli episodi (45 per cento), bisogna evidenziare come in termini assoluti rispetto al 2015 il numero di episodi si è dimezzato. Diminuzioni di entità minore si sono rilevate in Emilia Romagna e Calabria. Da rilevare invece l’inversione di tendenza rappresentata dalla Campania, che incrementa sensibilmente il numero di episodi registrati passando da 2 nel 2015 a 19 nel 2016”.

Dati sicuramente positivi, spiega l’associazione, che lasciano ben sperare. “Se venissero ulteriormente confermati, si potrebbe considerare questo dato come il sintomo di un cambiamento culturale in atto - spiega il rapporto -, frutto anche degli sforzi volti a reinquadrare il dibattito intorno alla cosiddetta “questione rom” entro un’ottica di diritti e non esclusivamente sicuritaria, che sta gradualmente rendendo inaccettabile il razzismo contro i rom. Tuttavia, in un panorama europeo che vede partiti populisti xenofobi in ascesa potrebbe essere alto il rischio di assistere a un repentino cambio di tendenza”. (ga)

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