3 giugno 2016 ore: 14:44
Immigrazione

Rom e sinti, a Milano la situazione è peggiorata

Sgomberi, chiusura dei campi comunali, tavolo rom: in un dossier dedicato, l'associazione Upre Roma boccia la politica della giunta Pisapia: hanno perso il riconoscimento di minoranza etnica e sono stati trattati solo come un problema sociale
Rom a Milano. Roulotte

MILANO - Nei cinque anni della giunta Pisapia la condizione dei rom e sinti a Milano è peggiorata. Sono continuati gli sgomberi dei campi abusivi come era avvenuto durante il periodo dell'amministrazione di centro destra della Moratti, sono stati chiusi due campi comunali senza dare alternative valide a chi li abitava da decenni regolarmente, sono stati spesi milioni di euro per costruire i Centri di emergenza sociale e poche migliaia di euro per l'inclusione lavorativa e scolastica. I rom e sinti hanno perso il riconoscimento di minoranza etnica e sono stati trattati solo come un problema sociale come tanti altri di questa città. L'associazione Upre Roma ha preparato un dossier in cui boccia totalmente la politica sui Rom adottata e realizzata dall'assessore alla Sicurezza e Coesione Sociale Marco Granelli. "Il fatto che la pubblica amministrazione non abbia mai intrapreso nel tempo della durata della sua legislatura anche solo un’azione o un’iniziativa pubblica o abbia investito un solo euro per contrastare pregiudizio e discriminazione in un quadro politico nel quale era feroce la campagna d’odio contro le comunità rom e sinte (con apice le ruspe proposte dal segretario della Lega Nord, Matto Salvini), ha segnato in modo irreversibile la politica dell’amministrazione con effetti assai pesanti sulla comunità rom e sinta", si legge nel dossier che Redattore Sociale anticipa. Secondo Upre Roma il Comune di Milano non ha voluto riconoscere il Porrajmos e "nonostante ripetute richieste delle rappresentanze rom e sinte", non ha riconosciuto formalmente anche la "Giornata internazionale del popolo rom che si celebra l’8 Aprile".

Gli sgomberi. Dal settembre 2013 al settembre del 2015 sono stati effettuati 1.284 sgomberi di campi abusivi su una popolazione di circa 2 mila/2.500 persone. A tutti è stata offerta una sistemazione provvisoria in uno dei due Centri di emergenza sociale (Ces, si trovano in via Lombroso e in via Barzaghi). Ma con un effetto perverso, secondo l'associazione Upre Roma: le famiglie venivano sgomberate, quindi alloggiate per qualche mese nei Ces, da cui poi uscivano per tornare di nuovo a vivere nelle baracche. "Il numero di oltre 1.800 persone 'accolte' nei centri di emergenza che hanno una capienza totale di 277 genera un nomadismo coatto a rotazione tra chi viene sgomberato e tra chi viene accolto".

Chiusura dei campi comunali. Dei sette campi esistenti fin dagli anni '80, la Giunta Pisapia ne ha chiusi due: quello in via Novara e quello di via Idro. Secondo Upre l'unico risultato di questa operazione è stata quello di rendere precaria la condizione abitativa di chi una casa l'aveva, anche se in un campo. Nel dossier vengono segnalati i casi di famiglie che dopo diverse vicissitudini e spostamenti da un centro di accoglienza all'altro, sono finite in strada.

Il Tavolo rom. È stato istituito appena si è insediata la giunta arancione. E ne facevano parte, oltre all'amministrazione comunale, le associazioni che si occupano di rom e sinti: Acli, Arci, Cgil, Caritas ambrosiana, Casa della Carità, Padri Somaschi, Comunità di Sant’Egidio, Consulta Rom e Sinti di Milano, Naga, Opera Nomadi Milano, AvenAmentza, Upre Roma, Nocetum. Doveva essere in luogo in cui insieme le diverse realtà elaboravano gli interventi e i progetti. Il problema è che il Tavolo "è stato convocato tre volte nel biennio 2013 e 2014, senza peraltro che in quelle tre occasioni si condividessero interventi, azioni o progetti, e dall’aprile 2014 non è stato più convocato nonostante le richieste reiterate" delle diverse associazioni.

I fondi. Infine il capitolo dei soldi. Il 22 marzo 2013 veniva stipulata la convenzione tra sindaco e prefetto di Milano per la gestione dei 5.6 milioni di euro, residuo del “Piano Maroni” e prevedeva lo stanziamenteo di due milioni di euro per i Centri di emergenza sociale e la loro gestione con 300 posti per accogliere gli sgomberati. Inoltre 1,9 milioni sarebbero dovuto servire per il nuovo Centro di emergenza sociale di via Sacile (lavori di adattamento del terreno, acquisto container, contratto di gestione di enti terzi, contratto di custodia di ente privato). "A fronte di questo impegno finanziario rivolto alla gestione degli sgomberi e, in parte, dei loro effetti, erano previsti nell’arco di validità della convenzione per l’inclusione lavorativa 240mila euro e per l’inclusione scolastica 20mila euro".  Una sproporzione che porta Upre Roma ha formulare un giudizio negativo sulla politica della Giunta Pisapia: su lavoro, scuola, casa e salute i risultati sono stati non solo "insignificanti ma peggiorativi delle condizioni dell’inclusione sociale delle comunità rom e sinte". (dp)

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