27 gennaio 2015 ore: 14:24
Immigrazione

Rom e sinti come minoranza storico-linguistica: c'è la proposta di legge

Lanciata questa mattina presso la Camera dei deputati la campagna di raccolta firme per sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da oltre 40 associazioni di rom e sinti. Le associazioni e i sindacati: "Sarà una campagna difficile, ma è una grande occasione"
Alfredo Falvo/contrasto Famiglia rom

ROMA – Riconoscere i rom e sinti presenti in Italia come minoranza storico-linguistica nel rispetto di quanto stabilito dalla Costituzione italiana. È quanto chiede il testo della proposta di legge di iniziativa popolare “Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-linguistica dei rom e dei sinti” presentata questa mattina presso la sala stampa di Montecitorio alla presenza dei rappresentati di 47 associazioni di rom e sinti, dell’associazionismo, del mondo politico e dei sindacati per lanciare la campagna per la raccolta delle 50 mila firme necessarie  per presentare il progetto in Parlamento. “Gli obiettivi che vogliamo raggiungere sono tre – ha spiegato Dijana Pavlovic, portavoce del Comitato promotore -: per primo il rispetto della costituzione nei suoi articoli 3 e 6. Secondo, contrastare quello che per noi è il problema più grave per le nostre comunità in questo paese, cioè la discriminazione istituzionale. Siamo partiti dall’idea che se uno stato ti riconosce, non ti può discriminare. Terzo, l’autonomia e la dignità. Noi vogliamo creare le condizioni per i nostri figli di camminare un giorno con la testa alta per strada non dovendosi vergognare di quello che sono. Non vogliamo più esser presi per mano, vogliamo non essere più una fascia vulnerabile, non essere considerati un’emergenza sociale, ma un popolo. Abbiamo la nostra identità e la nostra cultura, un patrimonio e una ricchezza non solo nostra ma del nostro paese, l’Italia”.

Il testo ricalca in larga parte quello presentato tempo fa dal senatore Francesco Palermo, del gruppo per le Autonomie e membro della Commissione diritti umani al Senato. In primo luogo, la legge mira a tutelare il patrimonio linguistico culturale della minoranza rom e sinta, con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge 482/1999 per le minoranze. Il testo, inoltre, chiede di incentivare e tutelare le associazioni composte da rom e sinti e tutela il “diritto di vivere nella condizione liberamente scelta di sedentarietà o di itineranza - spiegano i promotori -, di abitare in alloggi secondo una pluralità di scelte secondo le norme della Convenzione per la tutela delle minoranze nazionali di Strasburgo del 95, le raccomandazioni del Consiglio d’Europa, dell’Ocse, della Commissione europea e della Strategia nazionale d’inclusione di rom, sinti e caminanti”. Per Palermo, infatti, oggi è quanto mai necessaria una “cornice normativa”. “Finché non ci sarà una legge che riconosca come minoranze i rom, i sinti e i caminanti non si riuscirà se non a tappare le falle – spiega - . Le ipotesi sono sempre state due. Quella massima e quella minima. Quest’ultima riguarda l’inclusione di rom e sinti nella lista delle minoranze linguistiche e storiche riconosciute in questo paese. L’ipotesi massima è quella che si trova in questa proposta di legge: il punto è che sia necessario presentare l’ipotesi massima. Non sarà questo il testo finale, ma serve ad aprire una discussione che deve portare proposte e misure concrete che sarebbero necessarie per dare un quadro complessivo alla soluzione del problema”.

Sebbene le proposte di legge di iniziativa popolare in Italia non abbiano mai avuto grande successo, per i sindacati, la sfida lanciata oggi è ancora più difficile, ma servirà ad aprire un dibattito sul tema. Per Piero Soldini, responsabile dell'ufficio immigrazione della Cgil, l’iniziativa di legge popolare “deve servire a convincere le persone a farsi protagoniste di questa proposta – ha aggiunto -. Sarà dura raccogliere le firme. Sappiamo quali sono i rigurgiti di razzismo e xenofobia presenti e credo che ci sarà bisogno di una mobilitazione e di uno sviluppo di questa iniziativa attraverso comitati locali. Ma non si tratta soltanto di impegnare con una norma lo stato italiano a riconoscere una minoranza, credo che ci sia anche un altro aspetto: l’autoriconoscimento. La necessità che la comunità rom e sinti ha di riconoscersi in quanto comunità”. Difficoltà a cui fa riferimento anche Giuseppe Casucci, responsabile immigrazione per la Uil. “Questa è una battaglia difficile e maggiormente significativa in un momento in cui le discriminazioni si sprecano – ha affermato- . Certamente è importante ottenere la legge, ma lo è ancora di più utilizzare la campagna per parlare delle persone”.

Per Filippo Miraglia, responsabile nazionale immigrazione per l’Arci, si tratta di una “grande occasione” per il Paese. “Rom e sinti sono la minoranza sulla quale si concentra la maggior parte dei pregiudizi di questo paese e anche il razzismo – ha detto -. Penso che abbiamo una grande occasione e si possa condurre in questo paese una campagna culturale contro il pregiudizio, il razzismo che ha conseguenze concrete sulle persone, sulle famiglie e sui bambini. Questa coalizione deve provare a raggiungere l’obiettivo delle 50 mila firme e superarlo, ma anche a resistere oltre questa iniziativa”. Per Miraglia, però, occorre quindi promuovere una “campagna culturale” contro il razzismo. “Il razzismo uccide – ha aggiunto -, non è innocuo e per combatterlo bisogna riconoscerlo e chiamarlo con il proprio nome. Questa legge credo che serva come grande occasione di una campagna culturale”. (ga)

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