25 febbraio 2014 ore: 12:06
Giustizia

Roma capitale dell’usura. Nel Lazio giro d’affari da 3,3 miliardi l'anno

Nella regione colpiti circa 28 mila commercianti, quasi il 35 per cento di quelli attivi. Seguono le regioni del Sud Italia. Campania al primo posto per dati assoluti e per denunce. Il rapporto di Sos Impresa: “A Roma operano tutte le tipologie di usurai”
Usura, scambio di soldi

ROMA - Con un giro d’affari di 3,3 miliardi di euro l’anno e circa il 35 per cento dei commercianti coinvolti tra quelli attivi, è il Lazio la regione dove il fenomeno dell’usura si mostra in tutta la sua forza. È quanto emerge dai dati presentati questa mattina da Sos Impresa, l’associazione antiracket e antiusura di Confesercenti durante la Convenzione nazionale delle associazioni antiracket in corso a Roma. Nella regione Lazio, secondo la rielaborazione dei dati Istat  ad opera di Sos Impresa, i commercianti coinvolti in giri usurai sono circa 28 mila. “Roma – spiega Sos Impresa – è da decenni il luogo per eccellenza dell’usura, una pratica che può essere fatta risalire agli inizi della sua stessa storia. Nella capitale si riescono a trovare tutte le fenomenologie fino ad oggi note del sistema: dal singolo usuraio, il cosiddetto cravattaro, alle bande di quartiere, dalla criminalità organizzata alle finanziarie degenerate”.

In termini assoluti, però, è la Campania ad essere in cima alla classifica, con 32 mila commercianti coinvolti (il 32 per cento) e un giro d’affari di 2,8 miliardi di euro. Seguono Sicilia (con 25 mila commercianti, il 29 per cento), Puglia (17.500 commercianti coinvolti, il 19 per cento), Lombardia (16.500 commercianti coinvolti, il 12,5 per cento), Calabria (13 mila, il 34 per cento), Piemonte (9.500, l'11 per cento), Emilia Romagna (8.500, l'8,6 per cento) e Toscana (8 mila, il 10,6 per cento). Se si prende in considerazione il dato in relazione ai commercianti attivi sul territorio, dopo il Lazio, è la Calabria a presentare i dati più preoccupanti con il 34 per cento dei commercianti coinvolti (13 mila). La Campania scende al terzo posto, al quarto la Sicilia. Quinto e sesto posto per Molise (col 28 per cento dei commercianti coinvolti) e Abruzzo (25 per cento). Dal quarto posto per dati assoluti, la Puglia scende in settima posizione. Complessivamente, spiega Sos Impresa, “il tributo pagato dai commercianti ogni anno si aggira in non meno di 20 miliardi di euro”.

Campania in cima anche tra le regioni in cui si raccolgono più denunce, i cui numeri, rispetto alla stima degli imprenditori coinvolti, sono risibili. Nel 2012, in Campania sono state raccolte 73 denunce (nel primo semestre sono 18). Al secondo posto la Lombardia con 52 denunce nello stesso anno. Poi Puglia (44 denunce), Sicilia (40). Solo il quinto posto per la regione Lazio, con 34 denunce. Seguono Piemonte e Abruzzo (28), poi Toscana (23) e Emilia Romagna (21). Poche le denunce raccolte non solo nel 2012 (12) ma dal 2004 ad oggi in Calabria, dove le percentuali di commercianti coinvolti vedono però la regione al secondo posto. Complessivamente, nel 2012 sono state fatte 398 denunce, contro le 353 del 2010. Nel primo semestre del 2013, invece, siamo già a quota 206 denunce. (ga)

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