10 dicembre 2014 ore: 15:21
Immigrazione

Roma, road map per chiudere campi rom: “Risparmi per 24 milioni l’anno”

L’associazione 21 luglio presenta la proposta al sindaco di Roma per il superamento degli insediamenti formali. Stasolla: “La sensazione è che Marino condivida appieno il piano. Primo obiettivo chiudere due insediamenti formali e due centri entro il 2018”
Campo rom a Roma. Baracche

ROMA – Un “ufficio di scopo” alle dipendenze dirette del sindaco di Roma, Ignazio Marino, per chiudere i 7 villaggi attrezzati e i quattro centri di raccolta rom e far risparmiare alle casse della città circa 24 milioni di euro l’anno. È questa la proposta che l’associazione 21 luglio ha consegnato al sindaco un mese fa e divulgata questo pomeriggio durante una conferenza stampa organizzata all’esterno di uno dei centri di raccolta presenti nella capitale, il Best House Rom, oggetto di uno degli ultimi report diffusi dall’associazione. Un piano articolato, quello proposto al sindaco, che prevede diversi passaggi e nel breve termine anche la chiusura di 2 villaggi attrezzati e altrettanti centri di accoglienza temporanei. Un documento che pare sia stato accolto bene dal sindaco, ma che necessita di un’ulteriore approfondimento per poterlo meglio definire e renderlo operativo. “Il documento è nelle mani di Marino da un mese – racconta Carlo Stasolla, presidente della 21 luglio –, ma per definirlo meglio e renderlo operativo saranno necessari altri incontri. La sensazione è che il Sindaco condivida appieno. Siamo fiduciosi”.

- Il primo passo necessario per la chiusura dei campi nella capitale, spiega Stasolla, è l’istituzione di un ufficio di scopo. “Questo nostro documento non tratta tutti gli insediamenti informali – chiarisce Stasolla -, un problema che comunque bisognerà affrontare, ma tratta come superare esplicitamente i 7 villaggi attrezzati e i 4 centri di raccolta rom. Per far questo secondo noi serve un ufficio di scopo che lavora in stretto legame con il gabinetto del sindaco, staccato dall’assessorato alle Politiche sociali. Il primo obiettivo è quello di superare e chiudere nel triennio 2015-2018, fino a nuove elezioni, due villaggi attrezzati e due centri di raccolta rom”. Ufficio di scopo, spiega l’associazione, che cesserà di esistere una volta portata a termine la propria missione, con la chiusura di tutti i campi. “L’ufficio sarà coordinato da un delegato del sindaco e diretto da un dirigente e potrà avvalersi delle competenze dell’attuale ufficio rom e sinti, il cui ruolo è limitato oggi alla gestione dei villaggi”. Nonostante il piano suggerito al sindaco sia stato elaborato dalla 21 luglio, Stasolla ci tiene a precisare che l’associazione “non avrà alcun ruolo di coordinamento e qualora verrà richiesta consulenza lo farà a titolo gratuito”.

Il piano proposto al sindaco Marino prevede diversi passaggi. Si parte da una ricerca sul campo al fine di elaborare un “piano locale” per il superamento degli insediamenti. “Va fatta una ricerca di tre mesi – spiega Stasolla -, che mira ad analizzare quelle che sono le situazioni dei vari insediamenti. Lo scopo è quello di elaborare un piano locale che sarà fatto proprio dalla pubblica amministrazione e annunciato. In questo piano saranno indicati i campi da chiudere, i tempi e le modalità”. Non meno importante la formazione di tutti gli attori coinvolti nella chiusura degli insediamenti, dalle associazioni al territorio. “Altro aspetto importante è il monitoraggio – spiega Stasolla -. Ci sarà un’agenzia esterna che monitorerà tutte le azioni previste. Poi la regolamentazione dell’insediamento durante il periodo di chiusura, con un documento ad hoc, la mappatura delle competenze, la promozione di strumenti per la regolarizzazione di quanti sono privi di documentazione, la promozione di corsi finalizzati all’inserimento nel mondo del lavoro in supporto a processi di scolarizzazione e la promozione di soluzioni abitative differenziate che rispondano alle esigenze specifiche delle famiglie”.

Un piano articolato, spiega Stasolla, che al comune inizialmente non costerà più di quanto spende attualmente per mantenere in piedi i diversi campi e le strutture di accoglienza. “Il piano verrà realizzato attraverso una riconversione del denaro che si spende per l’insediamento – spiega Stasolla -. Ci sarà un progressivo passaggio da soldi spesi per la gestione a soldi spesi per l’uscita dal campo. È chiaro che nell’immediato non c’è né un aumento dei costi, né un risparmio, perché si tratta di una riconversione delle risorse. Tuttavia i costi andranno pian piano ad estinguersi”. Un piano, quello della 21 luglio, che se dovesse diventare realtà porterebbe nelle casse del comune di Roma un risparmio di circa 24 milioni di euro l’anno, cioè l’attuale costo di campi e centri stimato dall’associazione. Per far sì che il piano funzioni, però, occorre anche che sia comunicato bene. “Serve una campagna mediatica volta a spiegare il vantaggi diretti derivanti dai processi di inclusione – conclude Stasolla -. Il messaggio è discriminare costa molto più che includere”.(ga)

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