19 novembre 2019 ore: 15:07
Immigrazione

Rotta balcanica. Abusi, violenze, maltempo: la situazione è drammatica

di Eleonora Camilli
Un ragazzo è morto di stenti tra i boschi, un altro è in fin di vita all’ospedale per un colpo di pistola sparato dalla polizia croata. Le condizioni dei migranti in Bosnia sono sempre più gravi, chi tenta il game rischia la vita. “L’aiuto umanitario assente, le persone sono lasciate a se stesse”
Eleonora Camilli Migranti rotta balcanica

Migranti bloccati a Bihac

ROMA - L’ultima vittima risale ad appena dieci giorni fa: un ragazzo di origine siriana è morto di stenti e di freddo nei boschi della Slovenia, a pochi chilometri dal confine italiano. Il ragazzo, di circa 20 anni, stava cercando di raggiungere la Germania dove vivono regolarmente di due fratelli. Come tanti altri aveva tentato il “game”, il passaggio delle frontiere dalla Bosnia all’Italia, attraverso la rotta balcanica. Ma il freddo della notte non gli ha lasciato scampo: il suo corpo in ipotermia è stato ritrovato privo di vita dalla polizia slovena. Un altro ragazzo si trova in fin di vita a all’ospedale di Fiume con una ferita grave all’addome, secondo quanto racconta il quotidiano croato Dnevnik sarebbe stato raggiunto da un colpo di pistola sparato dalle autorità croate. 


“La situazione sta drammaticamente peggiorando, le persone sono senza alcuna assistenza mentre le condizioni metereologiche si aggravano giorno dopo giorno - sottolinea Gianfranco Schiavone
, presidente dell’Ics di Trieste e reduce da una missione in Bosnia insieme ad Asgi -. Ormai a Bihac e dintorni si vive in condizioni estreme: il numero dei migranti senza accoglienza è pari a quello dei migranti accolti, si tratta di persone che vivono in strada o in case abbandonate. Parliamo di circa due/tremila persone praticamente lasciate a se stesse”.  In tutto, secondo le stime, sono oltre 21mila le persone transitate in Bosnia dall’inizio dell’anno, almeno cinquemila si concentrano nel cantone Una-Sana, dove si trova la città di Bihac.

La situazione è particolarmente grave nel campo di Vucjack, il cosiddetto Junge camp. L’intervento umanitario è pressoché assente, fatto salvo il lavoro di alcune ong (Medici senza frontiere, Croce rossa, Ipsia) le persone bloccate al confine prive di un’assistenza adeguata. Inoltre, i migranti continuano a denunciare abusi e violenze da parte delle forze dell’ordine croate, come documentato già da Redattore Sociale. “La novità degli ultimi mesi è che all’azione della polizia croata si è aggiunto un inasprimento dei metodi da parte di quella bosniaca: le persone ormai vengono rastrellate in città e portate via, anche minori di 15 anni - aggiunge Schiavone -. Tanti vengono portati a Vucjak che è ormai una discarica ‘umana’. Il campo è sovraffollato, manca tutto, molte tende sono state spazzate via dal maltempo. Colpisce la desertificazione di ogni tipo di aiuto: l’obiettivo delle autorità è liberare l’area dalle persone per cui ogni intervento umanitario è osteggiato”. La situazione denunciano Ics e Asgi è, dunque, al limite. “Anche a Trieste registriamo arrivi costanti, più o meno in linea con l’estate, con una lieve diminuzione solo nell’ultima settimana - aggiunge Schiavone -. Questi ragazzi arrivano devastati, in condizioni psicofisiche inimmaginabili”. 

In questi giorni anche Medici senza frontiere ha lanciato un appello, chiedendo la chiusura del campo di Vucjak. “E’ straziante vedere e curare queste persone e doverle rimandare in tenda a dormire per terra. Con l’arrivo dell’inverno temiamo di dover vedere molti di loro morire. Il campo di Vucjak è pericoloso e inumano - sottolinea Nihal Osman, coordinatore medico di Medici senza frontiere -. Le persone arrivano da noi in ciabatte, senza scarpe e giacche- In molti hanno infezioni respiratorie e malattie della pelle dovute alle condizioni di vita. E’ inaccettabile - aggiunge- questo campo deve essere chiuso”. Inoltre, denuncia Msf, le persone che non ricevono accoglienza nei campi non hanno diritto a nessun tipo di servizio, nonostante siano esposti a violenze: “Noi cerchiamo di raggiungere le persone che restano fuori assistenza, sono le più bisognose”.  


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