8 febbraio 2021 ore: 17:31
Immigrazione

Rotta balcanica, la denuncia: “Persone ammassate ai confini per volontà Ue”

Così Baobab Experience di ritorno dalla terza missione in Bosnia. “Non c’è emergenza. Sono l'Unione Europea e gli Stati membri ad aver voluto, concepito, normato e finanziato questo circuito respingente di confinamento alle periferie della Fortezza Europa”
Caritas Italiana campo di Lipa Balcani

ROMA - “In Bosnia non c'è alcuna emergenza. È piuttosto una legge della fisica: chiudendo le frontiere, le persone in movimento si ammassano ai confini. Abbiamo creato colli di bottiglia per migliaia di vite umane che prendono di volta in volta le forme di baraccopoli greche, dei lager in Libia, di barriere alte 6 metri a Ceuta e Melilla, dei centri di detenzione nelle isole Canarie - l'estremo sud dell'area Schengen – dei campi in Bosnia - a est dell'Ue”. A sottolinearlo in una nota è Baobab Experience  di ritorno da una missione in Bosnia articolata nell'impegno sul campo, attraverso il supporto economico e materiale alle persone in transito, nella raccolta di testimonianze tra la popolazione migrante e i solidali locali e nell'incontro con organizzazioni internazionali. Baobab è stata inoltre invitata a portare la sua testimonianza all'incontro che la delegazione europarlamentare ha tenuto con le Organizzazioni internazionali in occasione del viaggio esplorativo di Pietro Bartolo, Francesco Majorino, Brando Benifei e Alessandra Moretti a Lipa. 

“Sono l'Unione Europea e gli Stati membri ad aver voluto, concepito, normato e finanziato questo circuito respingente di confinamento alle periferie della Fortezza Europa - continua la nota -. Stiamo parlando di 10mila persone in transito verso un territorio con oltre 446milioni abitanti. Se questi uomini, donne e bambini entrassero in UE la popolazione europea aumenterebbe dello 0,00224215%”.

L’organizzazione ricorda che “l'allestimento di hotspot dignitosi se è un imprescindibile elemento di civiltà (e di coerenza, viste le risorse dedicate) non è certamente la soluzione. La Bosnia è come l'Italia: un paese di transito; pochi, pochissimi la scelgono come destinazione finale. I centri, che nascono per la sosta breve, sono in realtà dei non luoghi dove persone in transito, il cui unico obiettivo è arrivare in Europa il più velocemente possibile, vengono parcheggiate per mesi o anni: attese lunghissime, intervallate da infiniti tentativi di varcare le frontiere e altrettanti episodi di respingimento da parte di quei paesi che hanno il dovere legale e morale di accogliere”.

Per gli attivisti di Baobab la soluzione è una sola: la libertà di movimento, l'apertura delle frontiere, nel rispetto, in primis, del principio di uguaglianza (a prescindere dal passaporto) e di autodeterminazione dell'individuo. “In attesa che l'Unione Europea dismetta il vestito dell'ipocrisia, della miopia, dell'arroganza e dell'illegalità, mettendo fine alla strategia del confinamento dei flussi migratori sugli stati periferici e i paesi immediatamente oltreconfine, si potrebbe fare qualche passo in avanti, ad esempio interrompendo il finanziamento di picchiatori in divisa, attivando un sistema di monitoraggio alle frontiere o quantomeno sottraendoci, come Italia, alla prassi dei respingimenti automatici, anche di minori e richiedenti asilo -. Durante la missione abbiamo raccolto molte, troppe testimonianze di migranti, anche minorenni respinti nei pressi di Trieste, senza alcuna valutazione della condizione di rifugiati. Fermo restando che ci è difficile comprendere perché la ricerca di una vita migliore debba essere concessa a chi fugge dalle bombe e non anche a chi fugge dai morsi della fame, non possiamo che constatare che con il Patto sulla Migrazione la Commissione Europea stia andando nella direzione diametralmente opposta a quella sperata: verso un coronamento dell'esternalizzazione delle frontiere e dei cordoni di hotspot ai confini, dove operare selezioni sommarie di chi ha diritto a una seconda opportunità e di chi, invece, deve fare dietrofront”.

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