2 settembre 2014 ore: 14:09
Salute

S. Orsola di Bologna in lizza per una nuova cura contro la leucemia

Il Policlinico Sant'Orsola di Bologna si candida a portare in Italia la cura innovativa contro la leucemia sviluppata negli Stati Uniti. La stessa che ha portato Oltreoceano, grazie a una maxi-raccolta fondi online, il 22enne Tommaso Tori,...

Bologna - Il Policlinico Sant'Orsola di Bologna si candida a portare in Italia la cura innovativa contro la leucemia sviluppata negli Stati Uniti. La stessa che ha portato Oltreoceano, grazie a una maxi-raccolta fondi online, il 22enne Tommaso Tori, affetto da leucemia linfoblastica acuta, con la speranza di vincere la malattia. Nel primo semestre 2015 la Novartis, la multinazionale del farmaco che finanzia la cura sperimentale negli Usa, scegliera' insieme all'Istituto superiore di sanita' i due centri italiani in cui portare la nuova tecnologia medica contro la leucemia: Monza e' in lizza per ospitare la sperimentazione in ambito pediatrico, il Sant'Orsola e' pronto a studiare la cura per gli adulti. "Noi abbiamo un'esperienza importante nel trapianto di midollo- spiega l'ematologo Giovanni Martinelli- quest'anno festeggeremo il millesimo trapianto di midollo, grazie ai professori Giuseppe Bandini, Francesca Bonifazi e Michele Cavo", direttore dell'unita' operativa di ematologia del Policlinico.

Per ospitare la cura innovativa contro la leucemia, occorre appunto "un'enorme esperienza di trapianti cellulari, e noi l'abbiamo- sottolinea Martinelli- e occorre aver espletato alcuni trial clinici di prima fase", per i quali il Sant'Orsola ha alcuni progetti in corso. Per questo, "ci siamo candidati come centro per ospitare la sperimentazione della cura per gli adulti in Italia". Se il Policlinico non sara' scelto nel primo semestre 2015, aggiunge Martinelli, "saremo comunque coinvolti nella seconda fase l'anno prossimo: siamo ottimisti". Proprio oggi l'Istituto di Ematologia del Sant'Orsola ha organizzato un convegno sulla nuova cura contro la leucemia, che negli Stati Uniti sta dando "risultati molto incoraggianti", afferma Marco Ruella, ricercatore italiano della Pennsylvania University.

Il professor Carl June del Centro di ricerca della Pennsylvania University sta lavorando da sei-sette anni a questa cura innovativa contro la leucemia di tipo B, insieme ai clinici David Porter e Stephan Grupp. "Il primo paziente e' stato curato nel 2010- spiega Ruella- questa terapia e' stata ad oggi utilizzata nel nostro centro su un'ottantina di persone e abbiamo avuto risultati molto sorprendenti", in particolare per chi era affetto da leucemia linfoblastica acuta. "Il 90% dei pazienti ha mostrato una completa scomparsa della malattia in tutto il corpo", afferma Ruella, che ci tiene poi a precisare che al momento "non abbiamo ancora i risultati" della cura su Tommaso Tori. Ma come funziona questa nuova tecnologia medica che sembra in grado di sconfiggere la leucemia?

"La terapia si chiama 'Chimeric antigen receptor (Car, ndr) T cells', che vuole dire cellule T con recettore chimerico- spiega Ruella- la procedura clinica consiste nel prelevare i linfociti T dal paziente malato di leucemia e infettarli con un lentivirus, che e' simile al virus dell'Hiv ma modificato geneticamente perche' non sia tossico". Questo lentivirus di fatto 'arma' il linfocita con una "nuova proteina, 'Car' appunto, che e' in grado di riconoscere e distruggere la leucemia", creando anche una sorta di 'memoria' nel sistema immunitario. I pazienti che ricevono questo trattamento, sottolinea ancora Ruella, "hanno ricevuto molte terapie in precedenza, alcuni anche il trapianto di cellule staminali. Quindi non avevano altre possibilita' terapeutiche".

Marco Ruella si e' laureato in Medicina all'Universita' di Torino nel 2007 e poi si e' specializzato nel 2012 in ematologia, lavorando all'ospedale Umberto I di Torino col professore Corrado Tarella. "Nel 2011 ho sentito a un convegno a New York il professor June parlare di questa terapia- racconta Ruella- e ho deciso di andare a lavorare con lui".

Quanto alla cura innovativa contro la leucemia "siamo ottimisti- aggiunge il ricercaotore- ovviamente e' ancora una procedura sperimentale che si puo' applicare ad alcuni tipi di leucemia. L'idea pero' e' quella di trasportare questo approccio nei tumori solidi e altri tipi di leucemie o linfomi, ma al giorno d'oggi non ci sono ancora dati sufficienti per aprire questi protocolli alla popolazione generale". (DIRE)

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