2 settembre 2014 ore: 15:39
Salute

Sale slot, Milano dichiara guerra all'azzardo

"Continueremo a usare tutte le armi della legalità", afferma il vicesindaco di Milano in merito alla sentenza del Tar che ha respinto il ricorso di un imprenditore
Gioco d'azzardo, uomo alle slot

MILANO - "La guerra è guerra e noi continueremo a usare tutte le armi della legalità": è così che il vicesindaco di Milano, Ada Lucia De Cesaris, commenta l'ordinanza del Tar che ha respinto il ricorso di un esercente al quale è stato vietato di aprire una sala giochi in piazza Bolivar, troppo vicina a due luoghi sensibili: l'oratorio di San Protaso e lo storico Coro dei piccoli cantori. "Siamo soddisfatti per questa decisione del Tar, che rafforza la nostra battaglia accanto ai cittadini", aggiunge.

In base alla mappa dei luoghi sensibili realizzata dall’assessorato all’Urbanistica e pubblicata sul sito del comune, il 96% della città è ormai off limits per il gioco d’azzardo, in virtù della normativa regionale. Una percentuale destinata a salire al 99%, annuncia il comune, quando in autunno entrerà in vigore il nuovo Regolamento edilizio comunale: una norma ad hoc (l’articolo 13) particolarmente restrittiva, infatti, include tutti i reali luoghi sensibili e tiene conto anche delle sale scommesse.

La vicenda di piazza Bolivar comunque non è ancora conclusa. Tutto è iniziato il 28 maggio con un provvedimento del settore Urbanistica del comune in cui ha ordinato la sospensione di tutti i lavori edilizi in corso, diffidando la proprietà dall’insediamento di nuove attività legate al gioco d’azzardo, in quanto “non è stato dimostrato il rispetto della distanza dai luoghi sensibili”. Contestualmente l’Amministrazione, in un iter concordato tra Urbanistica e Commercio, ha quindi dato “avvio al procedimento per la definitiva dichiarazione di inammissibilità/irregolarità della Cil (la comunicazione di inizio attività relativa alla realizzazione di una sala giochi)".

Contro lo stop di Palazzo Marino, la proprietà del locale di piazza Bolivar ha fatto ricorso al Tar Lombardia per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, sia dei provvedimenti comunali sia della norma regionale sul vincolo della distanza di 500 metri dai luoghi sensibili. Per ora il Tar non è entrato nel merito del ricorso, ma ha comunque rigettato la richiesta dell'esercente di poter continuare i lavori in attesa della sentenza. (dp)

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