15 dicembre 2016 ore: 17:18
Salute

Sanità, aborti in calo del 9,3%: per la prima volta sotto i 90 mila

Cala ancora il numero degli aborti in Italia e i dati del 2015 sarebbero condizionati dal boom delle vendite della pillola dei 5 giorni dopo. In totale, lo scorso anno, il numero di interruzioni volontarie di gravidanza e' stato inferiore a 90mila: ...
Aborto: immagine di un feto

Aborto: immagine di un feto

Cala ancora il numero degli aborti in Italia e i dati del 2015 sarebbero condizionati dal boom delle vendite della pillola dei 5 giorni dopo. In totale, lo scorso anno, il numero di interruzioni volontarie di gravidanza e' stato inferiore a 90mila: dalle Regioni sono state infatti notificate 87.639 Ivg, con una diminuzione del 9.3% rispetto al dato del 2014, pari a 96.578 (-6.0% rispetto al 2013, quando erano stati registrati 102?760 casi). Gli aborti volontari nel nostro Paese si sono dunque piu' che dimezzati rispetto ai 234.801 del 1983, anno in cui si e' riscontrato il valore piu' alto in Italia. I numeri sono contenuti nella relazione trasmessa al Parlamento dal ministero della Salute con i dati definitivi relativi agli anni 2014 e 2015 sull'attuazione della Legge 194/78, che stabilisce norme per la tutela sociale della maternita' e per l'interruzione volontaria della gravidanza.

Tutti gli indicatori confermano il trend in diminuzione: il tasso di abortivita' (numero di Ivg per 1000 donne tra 15 e 49 anni), che rappresenta l'indicatore piu' accurato per una corretta valutazione della tendenza del ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza, e' stato 6.6 per 1000 nel 2015 (-8.0% rispetto al 2014 e -61.2% rispetto al 1983), era 7.1 nel 2014.

Dalla relazione emerge ancora che il rapporto di abortivita' (numero delle Ivg per 1000 nati vivi) nel 2015 e' risultato pari a 185.1 per 1000, con un decremento del 5.7% rispetto al 2014, anno in cui questo valore e' stato pari a 196.2 (da considerare che in questi due anni i nati sono diminuiti di 18?666 unita'), con un decremento del 51.5% rispetto al 1983 (quando era 381.7).

Rimane elevato il ricorso all'Ivg da parte delle donne straniere, a carico delle quali si registra il 31.1% delle interruzioni volontarie di gravidanza sul totale del 2015, 33% nel 2014 (rispetto al 7% del 1995): un contributo che e' andato inizialmente crescendo e che, dopo un periodo di stabilizzazione, sta diminuendo in percentuale, in numero assoluto e come tasso di abortivita'. In generale sono in diminuzione i tempi di attesa, pur persistendo una non trascurabile variabilita' fra le regioni: la mobilita' fra le regioni e province e' in linea con quella di altri servizi del Servizio sanitario nazionale: il 92.2% delle Ivg nel 2015 viene effettuato nella regione di residenza, di cui l'87.9 nella provincia di residenza.

Riguardo l'esercizio dell'obiezione di coscienza e l'accesso ai servizi Ivg, la relazione del ministero della Salute fa sapere ancora che si conferma quanto osservato nelle precedenti relazioni al Parlamento: su base regionale e, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, anche su base sub-regionale, non emergono criticita' nei servizi di Ivg. In particolare, emerge che le interruzioni volontarie di gravidanza vengono effettuate nel 59.6% delle strutture disponibili, con una copertura adeguata, tranne che in Campania, Molise e P.A. Bolzano. Il numero dei punti Ivg e' pari al 74% rispetto al numero di punti nascita, mentre il numero di Ivg e' pari a circa il 20% del numero di nascite. Confrontando poi punti nascita e punti Ivg non in valore assoluto, ma rispetto alla popolazione femminile in eta' fertile, a livello nazionale, ogni 5 strutture in cui si fa una interruzione volontaria di gravidanza, ce ne sono 7 in cui si partorisce.

Infine, valutando le Ivg settimanali a carico di ciascun ginecologo non obiettore, considerando 44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale ogni non obiettore ne effettua 1.6 a settimana, un valore medio fra il minimo di 0.4 della Valle d'Aosta e il massimo di 4.7 del Molise. Questo stesso parametro, calcolato a livello sub-regionale, mostra che anche nelle regioni in cui si rileva una variabilita' maggiore, cioe' in cui si rilevano ambiti locali con valori di carico di lavoro che si discostano molto dalla media regionale (3 Asl su 140), si tratta comunque di un carico di Ivg per ciascun ginecologo non obiettore che non dovrebbe impegnare tutta la sua attivita' lavorativa. In undici regioni italiane una quota di ginecologi non obiettori, corrispondente all'11% a livello nazionale, non e' assegnata ai servizi Ivg dalle Regioni.

(DIRE)

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