12 gennaio 2021 ore: 11:00
Salute

Sanità Calabria, Bernardi: “Le Usca di Crotone modello oltre la pandemia”

di Francesco Ciampa
La manager sostiene la replicabilità delle Unità speciali crotonesi per una riforma dell’assistenza domiciliare: “Proporrò l’idea al commissario Longo”. Intanto, per quanto riguarda l'attivazione delle Usca, la Corte dei conti osserva su scala nazionale “un andamento inferiore alle attese”
Maria Pompea Bernardi, commissaria Asp Vibo Valentia

Si chiamano Usca, Unità speciali di continuità assistenziale: le ha istituite con decreto legge il governo assegnando loro un compito che, come suggerisce il nome, è speciale perché legato alla pandemia da coronavirus. In pratica si tratta di gestire i pazienti affetti da questo virus curandoli a domicilio per evitare, laddove è possibile, aggravamenti e ricoveri in ospedale. In Calabria, nella provincia di Crotone, le Usca “hanno funzionato benissimo e sono una carta vincente, un modello che voglio proporre al commissario alla sanità calabrese Guido Longo”: a dirlo è Maria Pompea Bernardi, medico e manager appena nominata da Longo commissaria all’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Vibo Valentia e fino a pochi giorni fa direttrice del distretto unico dell’Asp di Crotone, dove in parallelo è stata responsabile delle Unità speciali per quel territorio.

Idee per riformare l’assistenza domiciliare

La proposta va oltre l’emergenza coronavirus: l’ambizione, infatti, è quella di riformare l’Adi, l’Assistenza domiciliare integrata, definita “un buco nell’acqua della sanità nazionale”. “L’idea progettuale che voglio sottoporre al commissario - ragiona Bernardi - nasce dal fatto che le Usca a Crotone hanno funzionato grazie alla presenza di due piattaforme: una piattaforma mobile fatta di bravi e giovani medici per le visite al domicilio dei pazienti Covid e una piattaforma fissa composta da medici di esperienza che per motivi istituzionali o perché più esposti al virus per via dell’età intervengono con mezzi informatici e telefonici predisponendo le cartelle cliniche e guidando i colleghi della piattaforma mobile. Il tutto - continua Bernardi - ha avuto successo facendo rete con l’ospedale di Crotone, coinvolgendo il primario di Medicina e gli infettivologi, ma anche il pronto soccorso e il 118”.

“Un modo per evitare i ricoveri impropri”

Da qui il suggerimento per una nuova assistenza domiciliare: immaginare i medici di medicina generale, i cosiddetti medici di famiglia, come piattaforma fissa, un riferimento costante, cui si aggiungerebbero altri medici, la piattaforma mobile, per le visite a domicilio; “fermo restando che il medico di medicina generale resterebbe sempre il mentore”. Insomma: tra i medici di famiglia e gli infermieri si potrebbe immaginare un “innesto” in più rispetto all’Adi tradizionale; “in questo modo, il medico di medicina generale sarebbe affiancato dai medici Usca messi a disposizione dalle aziende sanitarie soprattutto per i pazienti cronici e si potrebbero evitare un sacco di ricoveri impropri”. 

“Risultati notevoli e ricoveri evitati”

Bernardi prospetta queste soluzioni citando i “risultati notevoli” delle Usca di Crotone: “Abbiamo trattato circa duemila pazienti e di questi i ricoverati hanno rappresentato una percentuale molto inferiore al 10 percento”. Numeri e guarigioni frutto di un lavoro di squadra affinato nel tempo, con l’emergere dei risvolti prima inediti della pandemia e via via che contagi e carico di lavoro aumentavano. Si è partiti con le chiamate di medici e pazienti gestite solo dai sanitari della piattaforma fissa; dopodiché, in autunno, alla seconda ondata della pandemia, con circa 120 chiamate al giorno fino ai primi di dicembre, “abbiamo ampliato il ventaglio dei contatti con un call center gestito da volontari di Croce Rossa, Arci e Intersos”.

Monitoraggio costante e sostegno psicologico

Inoltre, “da fine ottobre c’è il supporto di un’infermiera e un’assistente sociale che chiamano tutti i giorni i pazienti per tranquillizzarli e per verificare l’andamento della malattia”. A ciò si aggiunge “la presenza di due psicologi” a partire da marzo scorso: un aiuto che, come per il call center, arriva attraverso il progetto “Aylan”, pensato dall’Asp di Crotone per la promozione della salute dei migranti e poi rimodulato “a seguito della contrazione delle attività ambulatoriali dovuta alla pandemia”. Insomma: un approccio giudicato da Bernardi elastico, resiliente, adattabile al mutare delle situazioni come a luglio scorso, quando al calare del peso dei contagi, “le Usca hanno supportato il 118 impegnato con gli sbarchi di migranti sulle coste crotonesi”.

Ritardi su scala regionale

Il caso delle Usca di Crotone è dunque, secondo la manager, “una carta vincente” da giocare per la scommessa di una sanità più forte anche dopo che la crisi pandemica sarà superata. Ma intanto, “qui e ora”, ai tempi ancora attuali del coronavirus, c’è da potenziare l’esistente e mettere in piedi le Usca laddove mancano. La Regione Calabria, ad esempio, sta cercando di accelerare il passo per colmare i ritardi maturati: è infatti ancora distante l’obiettivo di vedere una Usca ogni 50 mila abitanti per come indicato dal decreto del presidente della Regione numero 25 del 29 marzo scorso.  

Il quadro nazionale secondo la Corte dei conti

Criticità osservate su scala nazionale dalla Corte dei conti. Che nella memoria di novembre sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2021 e per il bilancio pluriennale 2021-2023, a pagina trenta, scrive: “La stessa attivazione delle Unità speciali di continuità assistenziale, che ben avrebbero potuto rappresentare uno strumento di assistenza sul territorio anche in grado di alleviare la pressione sugli ospedali, ha avuto un andamento inferiore alle attese e con forti differenze territoriali. Vi ha inciso la volontarietà dell’adesione da parte dei Medici di medicina generale e dei Pediatri e le difficoltà di disporre di adeguate attrezzature sanitarie. Nonostante in alcune regioni le realizzazioni siano state forti, la media a livello nazionale era inferiore al 50 per cento”.

“Insieme si diventa forti”

Il prototipo per la ripartenza di respiro nazionale, secondo Bernardi esiste già: “Da più parti d’Italia - dice orgogliosa - vogliono sapere dell’organizzazione delle Usca a Crotone. Ecco perché ho intenzione di parlare con il nuovo direttore del distretto affinché venga salvaguardato il modello crotonese che spero di portare anche a Vibo. Allargare questa esperienza è il mio sogno. Il concetto di fondo è che nessuno di noi può da solo affrontare una pandemia di questa portata, mentre invece tutti insieme si diventa molto forti”.

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