5 novembre 2015 ore: 11:20
Giustizia

Sanità in carcere, dalle "incompiute" alle idee: telemedicina e diari clinici digitali

Dal Tavolo 10 degli Stati generali sull’esecuzione penale l'analisi delle criticità ancora aperte del passaggio della sanità penitenziara al servizio sanitario nazionale e le proposte per omogeneizzare l’offerta sanitaria sul territorio nazionale
Carcere. Detenuti, mani tra le sbarre
ROMA - L’obiettivo di migliorare l’organizzazione sanitaria nelle carceri non è stato raggiunto, mentre il passaggio dalla sanità penitenziaria al servizio sanitario nazionale è stato attuato a diverse velocità, a seconda delle regioni. Nella rete esterna utilizzata per le prestazioni diagnostiche e terapeutiche specialistiche ci sono “molte strutture dotate di stanze attrezzate per ospitare pazienti detenuti, ma sono pochi i reparti ideati per accogliere i detenuti e dotati di posti letto riservati”.
 
Occupa gran parte del rapporto di medio termine del Tavolo 10 degli Stati Generali sull’esecuzione penale, la fotografia delle criticità rilevate nel passaggio dalla sanità penitenziaria al servizio sanitario nazionale, programmato con una riforma nel 2008 e non ancora del tutto realizzato. Si tratta di più di 200 esperti provenienti dal mondo accademico, dalla magistratura, dal mondo forense, della cooperazione internazionale, del volontariato e, naturalmente, dagli ambienti penitenziari. Riunioni periodiche e contatti dal web per annullare le distanze e stringere i tempi. Una piattaforma attraverso la quale interagire per scambiarsi materiale e proposte da un gruppo di lavoro all’altro. Gli Stati generali serviranno anche per dare un nuovo volto alle nostre carceri. 
 
Gli esperti, che si occupano di “Salute e disagio psichico”, sono concordi nel sostenere che l’Italia sta marciando a velocità diverse: la conseguenza è che si crea una seconda territorialità in seguito alla quale il detenuto, spesso sottoposto a numerosi trasferimenti durante la stessa detenzione, trova un’assistenza medica più o meno efficace a seconda del carcere (e quindi della regione) in cui si trova rinchiuso.
 
“Bisogna anche sottolineare con forza – prosegue il rapporto - che ancora oggi il Dap (dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) non dispone di dati statistici relativi ai bisogni di salute dei detenuti e neanche di una mappatura che consenta di  analizzare e valutare il rapporto tra tali bisogni e le risorse/servizi offerte dal servizio sanitario. Risulta solo uno studio di fattibilità di aprile del 2008”. In particolare: è lontana dall’effettiva realizzazione la predisposizione dei piani regionali e poi aziendali per la programmazione della rete di assistenza sanitaria nelle carceri, nella maggior parte delle regioni.
 
Il lavoro di rilevazione epidemiologica affidato agli Osservatori regionali non è sufficiente per delineare una mappatura dei bisogni di salute della popolazione detenuta.
Le proposte “La predisposizione di un elenco completo degli aspetti del servizio che, con maggiore urgenza, necessitano di interventi. L’elaborazione di linee per l’adozione di un sistema informatico omogeneo che raccolga i diari clinici dei pazienti detenuti in formato digitale”. Nella discussione sono emersi i vantaggi dell’utilizzo delle cartelle cliniche informatizzate, “sia sotto il profilo del diritto alla continuità terapeutica, sia sotto il profilo della maggiore efficienza del sistema (risparmio e rapidità di accesso ai dati e aggiornamento)”.
 
Le proposte. L’elaborazione di indicazioni per l’utilizzo della telemedicina all’interno degli istituti penitenziari. Sono considerati in parallelo i dati sul forte aumento del volume delle traduzioni (raddoppiate dal 2008), che potrebbero così ridursi, e la posizione degli operatori coinvolti dall’eventuale introduzione dei dispositivi di telemedicina. La diffusione dei progetti regionali e dei protocolli di istituto di cosidette buone prassi, come quelle dei Promotori della Salute in Emilia Romagna e dei Mediatori di salute a Sollicciano.
 
L’acquisizione e la valutazione dei Protocolli operativi degli operatori, di sorveglianza esterna e degli eventi critici delle Rems. Verrà infine analizzata la recentissima circolare del capo del Dap (linee guida sulle modalità di erogazione dell’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari) “che sembra finalizzata a superare la disomogeneità nell’organizzazione dell’assistenza sanitaria, rilevata dal Tavolo, e quindi, a realizzare servizi sanitari secondo modalità uniformi sul territorio nazionale”. Il tavolo 10 è coordinato da Francesco Maisto, presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna. (Teresa Valiani)
 
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