22 aprile 2014 ore: 15:32
Immigrazione

Sbarchi, a Trapani aumentano i centri di accoglienza straordinaria

Sono più di 20 i Cas presenti in tutta la provincia e non sempre hanno personale idoneo e qualificato. Valeria Bertolino (comitato 29 dicembre): “Si tratta di sistemazioni provvisorie in cui mancano mediatori culturali e un monitoraggio indipendente sulla loro gestione”
Sbarco di immigrati nella notte

PALERMO – Sono più di 20 i Cas (centri di accoglienza straordinari) presenti a Trapani e provincia dedicati ai migranti arrivati nelle coste siciliane ma il numero continua a crescere. La Prefettura di Trapani infatti si è affidata ai centri di accoglienza diffusi su tutto il territorio della provincia che, fatta qualche eccezione, non sempre hanno un personale qualificato e idoneo a sostenere e ad accompagnare i migranti in tutte le loro necessità. A dirlo è il Comitato 29 dicembre che chiede l’attivazione di un monitoraggio accurato sulla loro gestione in termini soprattutto di risposte ai bisogni primari di chi arriva in Sicilia. Sul territorio inoltre sono presenti anche il Cara di Salina Grande e il Cie di Milo, ancora funzionante nonostante i lavori di ristrutturazione.

Per quanto concerne i Cas, attraverso i provvedimenti di emergenza del ministero dell'Interno, tutte le realtà che possono ‘accogliere’ immigrati in una struttura - alberghi, pensioni, palestre, case famiglia, comunità, residenze ampie - basta che si accreditino presso la prefettura per entrare nel giro. I migranti vengono accolti al porto di Trapani dagli operatori del 118 e dai volontari della Protezione Civile che si occupano delle visite mediche e della prima assistenza come cibo, acqua e vestiti, poi vengono trasferiti su autobus messi a disposizione dal comune e smistati nelle strutture predisposte all'accoglienza straordinaria. Si tratta, appunto, di realtà come alberghi, ex Ipab, altri immobili, sparsi su tutto il territorio della provincia che, in convenzione con la prefettura e quindi dietro pagamento di un corrispettivo, si occupano di ospitare i migranti.

Da 31 marzo, ad esempio, il residence Marino, ex Ipab di Trapani, è stato trasformato in un centro di accoglienza che attualmente accoglie 300 migranti. Gli anziani ospitati sono andati via per far posto ai migranti. Dei 23 pensionati, per lo più indigenti, 16 sono stati trasferiti in un padiglione per gli anziani del Serraino Vulpitta, una cui parte attualmente chiusa, funzionava in passato come Cie. La struttura dell’ex Ipab Marino è molto grande e dovrebbe essere adeguata al più presto perché potrebbe accoglierne molti di più.

Una parte del Serraino Vulpitta, invece, nell’area dedicata agli anziani, è  funzionante come Cas: gli anziani stanno in un’ala e gli immigrati in un'altra. E’ intenzione della prefettura recuperare a breve una parte dell’ex Cie Serraino Vulpitta per poterne fare un Cara, decongestionando l’affollamento di persone che, attualmente si trovano nel Cara di Salina Grande.

“Trapani e la sua provincia  è il territorio con una più alta concentrazione di centri per migranti gestiti in forma pubblica e privata. La situazione è satura in tutto il trapanese ma nonostante questo, sappiamo che  continuano ad arrivare migranti – sottolinea Valeria Bertolino del Comitato 29 dicembre -. Le strutture che accolgono in via straordinaria  crescono ma parecchie criticità possono evidenziarsi sul piano del tipo di gestione ed organizzazione perché ci sono pochi controlli. Soprattutto occorrerebbe accertare se sono presenti operatori qualificati e se ci sono mediatori culturali. Occorre insomma avviare un monitoraggio accurato per capire quali sono i modelli di accoglienza positivi e quelli che invece non funzionano bene. Naturalmente il monitoraggio dovrebbe essere affidato a soggetti indipendenti, terzi rispetto alle realtà e agli operatori coinvolti. Il monitoraggio dovrebbe essere fatto soprattutto subito nei confronti di realtà che accolgono i minori stranieri e negli Sprar”. “Si deve attivare, insomma, un sistema di vera accoglienza – aggiunge Valeria Bertolino - che parta proprio dal monitoraggio delle varie realtà dedicate all’accoglienza. Il lavoro dovrebbe essere affidato, però, ad associazioni che non sono coinvolte nella gestione diretta di questi centri”.

Inoltre c’è la situazione del Cie di Milo che è ancora funzionante anche se in misura ridotta a causa dei lavori di ristrutturazione e di messa in sicurezza del centro. “I migranti per il momento presenti si trovano a convivere con un cantiere aperto con tutti i pericoli e i rischi che ciò comporta - aggiunge Valeria Bertolino -. La gestione straordinaria di questo, dal primo aprile, è stata affidata alla Croce rossa in attesa di fare la gara di appalto. Anche lì occorrerebbe attenzionare alcuni passaggi poco chiari. In passato, ad esempio, abbiamo saputo anche del trattenimento illegale di un gruppo di gambiani richiedenti asilo che, per mancanza di posti, erano stati inseriti in quel luogo”. 

Dell’esperienza dell’accoglienza trapanese parla anche il giurista Fulvio Vassallo Paleologo, esperto in legislazione migratoria. “Il primo elemento positivo è che Trapani è l’unica provincia siciliana nella quale l’accoglienza straordinaria non è avvenuta con tendopoli o in caserme adattate allo scopo – dice l’esperto -. La prefettura in quest’area ha cercato di dare una risposta in qualche modo soddisfacente  perchè si è evitato l’uso di strutture improprie  come stadi e caserme rispetto ad altre aree siciliane. A Mazara del Vallo ad esempio c’è un modello organizzativo di accoglienza positivo dovuto soprattutto all’esperienza di personale qualificato. Questo è sicuramente un modello organizzativo di normalità dell’accoglienza che dovrebbe estendersi in altre parti della Sicilia dove, invece, l’accoglienza continua da essere gestita in maniera precaria e molto approssimativa”. 

A Mazara del Vallo infatti ad opera della Fondazione san Vito onlus, realtà legata alla Caritas diocesana,  esiste da oltre dieci anni un sistema di accoglienza dei migranti, attualmente 42, che ha dato buoni risultati. (set)

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