26 febbraio 2015 ore: 16:55
Immigrazione

Sbarchi e asilo in Ue, Cir: "Il regolamento di Dublino è inumano, va superato"

Il Consiglio per i rifugiati chiede più solidarietà tra gli stati dell’Unione e il "mutuo riconoscimento delle domande di protezione internazionale". Zaccaria: "Italia penalizzata". Hein: "L'Europa fa circolare liberamente le merci senza pagare dazi, ma continua a legare a un paese le persone che hanno bisogno di protezione"
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ROMA - Il Sistema Dublino, “oltre ad essere inumano, è anche inefficace, va quindi superato attraverso il mutuo riconoscimento delle domande di protezione internazionale, così che i beneficiari anziché essere costretti a rimanere nella nazione di approdo possano fruire effettivamente della libertà di stabilirsi nel paese scelto entro i confini europei”. A sottolinearlo è il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) che oggi a Roma ha organizzato una conferenza stampa per ribadire la necessità di andare oltre il regolamento Dublino.

L’Italia è ormai il più importante punto di ingresso di migranti in Europa – spiega il Cir – nel 2014 sono arrivati via mare 170 mila richiedenti asilo, rifugiati e migranti e gli arrivi all'inizio del 2015 si sono intensificati. La situazione in Libia fa presagire un flusso sempre maggiore: nessun altro Stato membro ha mai affrontato un tale numero di persone che attraversano in modo irregolare le frontiere esterne dell’Unione. Molte di queste persone sono rifugiati: lo scorso anno l’Italia ha ricevuto 64.000 domande d’asilo e ben il 60% di persone ha ricevuto una forma di protezione”.

“La posizione geografica e geopolitica dell’Italia pone il nostro Paese di fronte a sfide sempre più ardue ed è necessario che l’Unione Europea dimostri solidarietà nel portare soccorso in mare e nel dare accoglienza ai rifugiati -dichiara Roberto Zaccaria Presidente del Cir - L’Italia insieme con gli altri Stati del Sud Europa è sicuramente tra i Paesi maggiormente interessati a promuovere a livello europeo un profondo ripensamento che esca dalla logica perversa per cui il Paese che salva una vita in mare, dovrà poi essere il Paese che dovrà dare accoglienza a quella persona. Vogliamo che il principio di solidarietà che deve regolare le normative comunitarie in materia di migrazione e asilo venga tradotto in Politiche e in leggi”

Stando ai dati, nel 2013 il 70% per cento dei richiedenti asilo si è concentrata in appena cinque Stati: Germania, Svezia, Italia, Francia e Regno Unito. E nei primi 9 mesi del 2014 questa tendenza continua: 4 paesi hanno ricevuto il 60 per cento delle domande di asilo presentate in tutta Europa - Germania 100.572 (28,1%) , Italia 42.375 (11,8%), Svezia 55.615 (15,5%), Svizzera 16.800 (4,7%). E questo nonostante l’articolo 80 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea stabilisca il principio di solidarietà tra gli Stati membri dell’Unione in materia di controllo delle frontiere, asilo e immigrazione: un principio che deve governare le azioni dell’Unione Europea e dei singoli Stati.

“Ci sembra che tutto il braccio di ferro fatto intorno al Regolamento Dublino sia veramente strumentale e fine a se stesso: si vuole più ribadire un principio che dare risposte concrete ai problemi dei rifugiati e degli stati europei – aggiunge Christopher Hein direttore del Cir -. E’ evidente che l’attuale sistema d’asilo Europeo non funziona. Questo vale tanto dal punto di vista dei governi come da quello dei richiedenti asilo e rifugiati. C’è ormai la consapevolezza che bisogna trovare approcci radicalmente diversi e tali approcci devono partire dal principio di solidarietà con chi è costretto alla fuga. Siamo parte di un’Europa che fa circolare liberamente le merci senza pagare dazi, ma che continua a legare a un paese le persone che hanno bisogno di protezione, senza prendere in minima considerazione la loro volontà e i loro legami. Vogliamo che finalmente sia riconosciuto da tutti gli Stati europei il valore della protezione internazionale rilasciata da ogni Paese membro. Un rifugiato riconosciuto dall’Italia deve essere un rifugiato anche per la Germania: deve avere diritto come ogni cittadino europeo di muoversi liberamente”.

Per superare Dublino – continua Hein - crediamo sia fondamentale cominciare a superarne gli effetti. Ad oggi una persona la cui protezione internazionale è riconosciuta da un Paese è costretta a vivere in quel Paese: può circolare per 3 mesi all’interno dell’Unione Europea, ma non si può trasferire in nessun altro Stato per lavorare, studiare o vivere stabilmente. Questo nonostante dal 1999 l’Unione europea e` impegnata a creare un sistema europeo comune di asilo basato su sistemi e standard comuni. Affinché lo status sia veramente valido in tutta l’Unione, un beneficiario di protezione internazionale dovrebbe vedersi riconosciuti i diritti e le libertà connesse alla sua presenza sul territorio europeo. Il principio del mutuo riconoscimento è un importante strumento affinché i beneficiari di protezione internazionale possano fruire effettivamente della libertà di stabilirsi entro i confini europei fruendo di tutti i diritti (lavoro e diritti sociali in primis) garantiti dal loro status. Peraltro tale libertà di stabilirsi faciliterebbe il ricongiungimento familiare dentro lo spazio dell’Unione” conclude.

Nel 2013 a fronte di 435.000 domande d’asilo è stato richiesto il trasferimento di 16.014 persone ovvero il 3.7 per cento dei richiedenti asilo in tutta Europa (dati Eurostat). Questo vuol dire che mentre il Regolamento impedisce al 100% di tutti i richiedenti asilo e rifugiati di scegliere il Paese in cui vivere, limitando fortemente la loro libertà personale e conseguentemente tutti i loro diritti, si applica nella pratica al solo al 3.7%. “Inoltre se guardiamo ai saldi di alcuni Paesi ci accorgiamo ad esempio che verso la Francia viene chiesto il trasferimento di 834 persone; ma lo stesso Paese richiede il trasferimento verso altri Paesi di 645 persone, con un saldo di meno di 200 persone. In Gran Bretagna questo saldo è inferiore a 500 persone. Ci sembrano cifre francamente ridicole” conclude il Cir.

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