22 aprile 2014 ore: 16:29
Immigrazione

Sbarchi: in Veneto comuni defilati, no profit e privato sociale in prima linea

A fine marzo sono arrivati in regione 240 profughi. Dai sindaci nessuna disponibilità, l’accoglienza coinvolge cooperative sociali, Caritas e perfino qualche privato. Anci Veneto: “Non solo un problema di soldi, devono poter lavorare per la comunità”
Alfredo Falvo/Contrasto Immigrati tunisini a Lampedusa - Marzo 2011

PADOVA - Sono circa 240 i profughi arrivati lo scorso marzo in Veneto per essere accolti nel territorio della regione, ma anche in Emilia Romagna e Piemonte. Accolti dal presidente del Veneto Luca Zaia con l’appellativo di “autentica tragedia”, il loro arrivo è stato contrassegnato anche dal rifiuto di alcuni sindaci – non solo leghisti – che si sono detti impossibilitati a dare loro ospitalità. Così è subentrato il privato sociale e il volontariato.  

A Padova sono 50 le persone accolte temporaneamente da due cooperative, Città solare e Villaggio globale, in convenzione con Caritas. Sono nordafricani, tutti maschi, dai 16 ai 24 anni. “In queste ore stiamo eseguendo le visite mediche e il riconoscimento – spiega Paolo Tosatto, delegato Caritas – e stiamo iniziando a raccogliere le prime disponibilità ad accogliere piccoli gruppi di due o tre persone da parte di parrocchie, cooperative sociali, ma anche privati”. Nella fase dell’ospitalità saranno coinvolte e valorizzate alcune persone in condizioni di difficoltà, chi ha perso il lavoro o ex profughi ora reinseriti. Il pubblico, invece, è assente: “Nessun comune si è attivato – sottolinea Tosatto -. Qualcuno si limita a dare disponibilità di supporto amministrativo, altri si rifiutano di prendere perfino in considerazione il tema”.

I profughi destinati a Treviso erano venti, ma tre sono scappati. Gli altri sono ora ospitati in una struttura di accoglienza della città. Oggi in un vertice in prefettura è stato fatto il punto della situazione. “Si è deciso  che 14 verranno destinati negli appartamenti di Unindustria a Roncade (Tv) e altri 3 nella sede di ‘Una casa per l’uomo’ di Montebelluna a inizio maggio” fa sapere l’assessore al sociale del comune di Treviso Liana Manfio. “Al momento sono tranquilli - aggiunge -, collaborano nella gestione della struttura, si danno da fare per quanto possono”. Al momento Verona non è stata coinvolta, ma da Caritas fanno sapere che sono un centinaio i profughi che dovrebbero arrivare a breve e che la casa di accoglienza “Il Samaritano” ne potrà accogliere una decina

In provincia di Rovigo sono 40 i profughi ospitati da fine marzo all’ostello Canalbianco ad Arquà Polesine. “Resteranno qui per qualche altro giorno ancora, forse qualche settimana” fa sapere il titolare dell’ostello. A Belluno, invece, cinquanta profughi sono arrivati a metà aprile. Dell’accoglienza si occupa il consorzio di cooperative “Sviluppo e innovazione”.
Sull’assenza dei comuni dal fronte dell’accoglienza interviene il presidente Anci Veneto Giorgio Dal Negro, secondo cui “non è solo un problema di costi, ma i sindaci devono poter essere messi in grado di poter far lavorare queste persone, con i voucher. Altrimenti ci troviamo le piazze piene di gente che non fa niente e così nascono incomprensioni, si crea tensione con la cittadinanza e il sindaco non può gestire una situazione così”. (gig)

 

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