13 febbraio 2015 ore: 14:58
Immigrazione

Sbarchi, Manzione: “No a Mare nostrum europeo, lavorare sui paesi di transito”

L’ipotesi al vaglio del governo è quella di un coinvolgimento delle organizzazioni umanitarie nei paesi sub sahariani per evitare che le persone siano costrette a mettersi in mare. Esclusa invece l’ipotesi di un ritorno o un rafforzamento dell’operazione della Marina militare “che favorirebbe solo gli scafisti”
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ROMA – Nessuna marcia indietro rispetto al ripristino di Mare nostrum, neanche se pensato come un’operazione europea. La strada da percorrere è quella di una “gestione dei flussi via terra anziché via mare, intervenendo soprattutto nei paesi di transito dei migranti”. A sottolinearlo è il sottosegretario al ministero dell’Interno Domenico Manzione. “La questione non si può ridurre a Mare nostrum sì o no – spiega- perché anche quando c’era Mare nostrum, che sicuramente come impegno umanitario andava oltre Triton, a fronte di 170mila persone salvate ci sono state anche 3500 morti.  La mia convinzione è, invece, che la gestione della tematica dei flussi debba avvenire  su terra e non via mare, intervenendo soprattutto nei paesi di transito”. In particolare, ad essere coinvolti saranno i paesi sub sahariani, come il Niger- spiega ancora – mentre è più difficile intervenire in Libia, la cui situazione problematica non permette un intervento immediato”.

L’azione nei paesi di transito, dove verranno analizzate le domande di asilo, vedrà coinvolte, in particolare, “le grandi organizzazioni umanitarie come l’Oim, perché- spiega ancora il sottosegretario-, a quel punto i criteri rigidi della convenzione di Dublino sarebbero superati. Questo porterà anche a una ridistribuzione complessiva dell'acoglienza a livello europeo”. Più difficile, per ora, è pensare all’apertura dei cosiddetti "canali umanitari", cioè prevedere per i migranti la possibilità di fare domanda di asilo nelle ambasciate prima di partire. “Il corridoio umanitario è una soluzione utile ma non richiede solo il coinvolgimento dei paesi di partenza e transito dei migranti. I  paesi europei devono, infatti, essere disposti ad accoglierli e accettare una redistribuzione dei flussi. Per ora quindi lavoriamo sulla prima ipotesi, perché le persone non siano più costrette a mettersi in mare. Escludo invece  un rafforzamento di Mare nostrum che significherebbe, invece, rafforzare gli scafisti e creare per loro un  affare sempre più appetibile. Punterei a evitare tutto questo”. (ec) 

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