2 marzo 2015 ore: 17:15
Immigrazione

Scolarizzazione rom, a Roma cambio di gestione a metà anno. "Un pasticciaccio"

Doveva avvenire a settembre 2014, ma i ritardi nelle procedure di gara hanno avuto la meglio. Difficoltà per alunni e operatori in due insediamenti e ombre sul bando. L'Unione sindacale italiana: “Roma si merita di più del mantenimento della situazione precedente a Mafia Capitale”
Bambina rom indica alla lavagna

ROMA – Cambio gestione nelle attività di scolarizzazione dei minori rom, sinti e caminanti della capitale dal 1 marzo, in pieno anno scolastico non senza difficoltà per operatori e alunni:  una “forzata e inopportuna scelta dei tempi”. La denuncia arriva dall’Unione sindacale italiana che in una nota ricorda come da oggi sia avvenuto un cambio di gestione nella scolarizzazione dei rom della capitale per via di appalti assegnati in ritardo e che hanno finito per cadere proprio a metà anno scolastico. Un cambio che in realtà riguarda solo due insediamenti (la Barbuta e via Salviati) rispetto agli 8 lotti interessati dalla gara, dove nella maggior parte dei casi a vincere sono state le stesse realtà che hanno curato i servizi fino a febbraio.

La gara è iniziata a luglio 2014, mentre il servizio sarebbe dovuto partire a settembre dello stesso anno per finire al termine dell’anno scolastico, nell’agosto 2015. La procedura di gara, invece, è terminata a fine dicembre e l’affidamento dei servizi era stato inizialmente fissato proprio per il 1 marzo. Su questa data, però, fanno sapere alcuni operatori, il comune aveva inizialmente cambiato idea, comunicando alle cooperative impegnate un posticipo dell’avvio dei servizi gestiti dal nuovo bando fissato per la metà di aprile per poi far dietrofront a metà febbraio, tornando a fissare come data d’inizio del nuovo bando di nuovo il 1 marzo. Una “forzata e inopportuna scelta dei tempi di passaggio del servizio da parte dei funzionari del Dipartimento Politiche Educative – spiega il sindacato -, così come è messa a repentaglio la continuità e qualità dell’intervento scolastico-educativo, di inclusione sociale e del diritto allo studio degli alunni”.  Tempistiche che hanno causato non pochi problemi alle cooperative che hanno dovuto affrontare un passaggio di consegne e l’assorbimento di 11 operatori impegnati nei servizi. Una procedura che nei due insediamenti interessati vede la società “uscente” Ermes mentre tra le subentranti, la cooperativa sociale Eureka I e Focus-Casa dei Diritti Sociali. “Una procedura – spiega il sindacato - che sta creando disagio alle famiglie e ai piccoli utenti, a chi lavora in questa attività delicata di scolarizzazione rom e alle cooperative sociali uscenti e subentranti”.

Una vicenda che, secondo il sindacato, ha avuto già un inizio turbolento, con una contrastata procedura selettiva su cui campeggia “il sospetto di una applicazione non conforme dei criteri previsti dal Decreto Legislativo 163/2006, il codice sugli appalti, con l’applicazione da parte dei funzionari comunali delle tariffe e dei criteri previsti per le opere pubbliche in campo edilizio e non dei criteri previsti dalla 163, per i servizi sociali educativi, secondo le indicazioni della L. 328/2000”. Un’ipotesi che avrebbe “falsato l’andamento dell’offerta economica – spiega la nota -, oltre ad una distribuzione dei plessi scolastici negli 8 lotti, anomala rispetto ad un criterio di opportunità territoriale dei campi e della composizione del rapporto popolazione/utenti, che ha destato molte perplessità”.

A preoccupare cooperative e operatori, però, è il mancato “cambio di passo” auspicato dalle realtà impegnate in questo settore sia rispetto al rimpasto della giunta, sia dopo lo scandalo di Mafia capitale. “Con il cambio di assessore alle Politiche Scolastiche ed Educative – spiega il sindacato -, non vi è stato  finora alcun segnale positivo di cambio di passo. Quello che la cittadinanza e gli attori sociali hanno chiesto più volte, per servizi degni della Capitale d’Italia, per il rispetto delle condizioni di lavoro del personale utilizzato, a prescindere se siano effettuati da personale comunale, di aziende pubbliche, da lavoratrici e lavoratori di cooperative sociali, di enti e associazioni”. Secondo il sindacato, infatti, Roma “si merita di più e di meglio, del mantenimento della situazione precedente alle inchieste di Mafia Capitale per i servizi in appalto a cooperative sociali, su come sono fatti e gestiti i bandi di gara e sulle esternalizzazioni, non si rileva alcun miglioramento reale da una politica di sacrifici, di tagli sui servizi pubblici, di smantellamento e liquidazione di società e strutture pubbliche rilevanti”. Per il sindacato, quindi, si tratta “dell’ennesima dimostrazione di come al Comune, non si vuole garantire in modo pieno ed efficace il diritto allo studio ad alunni e la loro inclusione sociale e scolastica. Un altro pasticciaccio brutto nel sistema di appalti a Roma”.(ga)

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