9 marzo 2015 ore: 14:03
Società

Scuola: graduatorie dei supplenti da rifare. Il bando escludeva gli stranieri

Per il Tribunale del lavoro di Milano il bando del 2014 era discriminatorio e ha condannato il ministero a riaprirlo per permettere anche ai lungosoggiornanti e ai titolari del permesso di soggiorno "carta blu" di partecipare. Per 500 mila insegnanti già in graduatoria un disagio enorme
Scuola. Docenti

MILANO - Le graduatorie dei supplenti nelle scuole sono tutte da rifare. Il tribunale del Lavoro di Milano, infatti, ha condannato il Ministero dell'Istruzione per discriminazione, perché il bando del 2014 per il reclutamento degli insegnanti escludeva che potessero partecipare anche gli stranieri. Potevano aspirare a un posto solo i cittadini italiani e comunitari, salvo che per le ore di conversazione delle lingue straniere anche se pure qui la priorità spettava comunque agli italiani. Contro il bando hanno fatto ricorso Cub Scuola, Avvocati per niente e Associzione studi giuridici sull'immigrazione. Secondo il giudice Tullio Perillo il bando è discriminatorio perché contrario a quanto previsto dall'articolo 7 delle legge 97 del 2013, dove è previsto che "possono accedere ai posti di lavoro presso le amministrazioni pubbliche che non implicano esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri, ovvero non attengano alla tutela dell'interesse nazionale" gli stranieri lungosoggiornanti, i rifugiati politici e titolari di protezione sussidiaria (che nell’insieme rappresentano più del 60% degli stranieri residenti in Italia), gli stranieri “altamente qualificati” cioè i titolari di cd “carta blu” e i familiari stranieri di cittadini italiani. Non si sa perché il Ministero abbia voluto escludere gli stranieri, visto che nessun avvocato si è presentato in Tribunale per spiegare la scelta fatta. Il risultato è che il giudice ha ordinato al Ministero di riaprire il bando e, di conseguenza, di rifare poi le graduatorie. Un disagio enorme per migliaia di insegnanti, circa 500 mila, già inseriti nelle graduatorie.

- Secondo il giudice, inoltre, risulta anche "inspiegabile" il fatto che per l'insegnamento della lingua straniera sia data precedenza agli insegnanti italiani e non ci sia pari opportunità anche per gli stranieri. "Tale ultima disposizione -scrive il giudice- è del tutto priva di alcun criterio logico e razionale".

Per le associazioni e il sindacato che hanno fatto ricorso, questo è solo l'ultimo dei casi che hanno portato in Tribunale di violazione delle norme che garantiscono anche per gli stranieri la possibilità di partecipare a concorsi pubblici. "Confidiamo che con questa  vicenda (nella quale il MIUR era già incorso per un bando per il personale non docente, poi modificato senza necessità dell’intervento del Giudice) si possa definitivamente chiudere la faticosa fase di non applicazione delle norme in tema di accesso degli stranieri al pubblico impiego che hanno rappresentato un significativo passo (finora rimasto poco attuato) per l’adeguamento della nostra legislazione all’ordinamento  comunitario". (dp)

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