20 maggio 2018 ore: 11:02
Società

Scuola, "il contratto di governo non convince": le critiche di Anief

Il sindacato esprime alcune perplessità: "Non si possono accettare i vincoli sulla mobilità del personale e sull’assegnazione dell’insegnante di sostegno". Servirebbero "un nuovo piano straordinario di assunzioni e misure contro le classi pollaio"
Concorso scuola - bocciati, banchi vuoti

Roma - Il contratto di governo M5S-Lega nella parte dedicata alla scuola non convince il sindacato Anief, che chiede misure urgenti su organici e reclutamento.
"Sebbene ci siano dei passaggi che meritino approfondimenti, avviando un confronto con le parti sociali, come la volontà di cancellare la chiamata diretta e l’alternanza scuola-lavoro - si legge in una nota - il sindacato non può accettare i vincoli sulla mobilità del personale e sull’assegnazione dell’insegnante di sostegno. Forti riserve vengono poste anche sulla volontà espressa dai decisori del prossimo governo di trasformare in college gli attuali istituti alberghieri. Considerando la volontà del nuovo esecutivo di risolvere il problema dell’alto numero di alunni per classe e del precariato, Anief ritiene che servirebbe un decreto legge ad hoc che affronti il tema delle classi pollaio e del reclutamento, in modo da ridefinire i parametri di assegnazione degli organici in base alle esigenze del territorio, al tessuto socio-economico in cui è inserita ogni scuola. La realizzazione di questo piano comporterebbe, certamente, un nuovo piano straordinario di assunzioni (che parta dagli attuali 120 mila docenti e 25 mila Ata supplenti), con l’utilizzo del presente doppio canale di reclutamento per il personale docente, attraverso lo scorrimento delle graduatorie di merito e delle GaE". 

"Disco verde nei confronti delle annunciate modifiche alla Legge Fornero, con la possibilità di andare in pensione a quota 100 - prosegue la nota - , ma a patto che quelle della scuola vengano considerate professioni usuranti, alle deroghe sulle iscrizioni dei bambini non vaccinati, a una maggiore vigilanza sull’alternanza scuola-lavoro, alla prevenzione contro il bullismo e all’introduzione dello sport nella primaria. Così come è corretto affrontare la tematica del giusto equilibrio tra il diritto all’istruzione e il diritto alla salute, tutelando i bambini in età prescolare e scolare che potrebbero essere a rischio di esclusione sociale, o ancora “prevedere sanzioni amministrative nei regolamenti scolastici; numero verde unico nazionale; premialità per gli studenti che denunciano episodi di bullismo (borse di studio); videocamere nelle scuole”. 

"Non vi può essere lo stesso rapporto alunni – docenti/personale Ata in tutto il territorio nazionale, indipendentemente dal tasso di disoccupazione, di dispersione, dalla presenza di studenti alloglotti o di zone economicamente depresse o raggiungibili con difficoltà", aggiunge Marcello Pacifico (Anief-Cisal). È giunta l’ora di recuperare il tempo scuola ridotto negli ultimi anni dai decreti emanati in base alla Legge 133/08 (che ha sottratto 4 ore settimanali nelle scuole di ogni ordine e grado), ripristinare l’insegnamento per moduli nella primaria, per effetto della legge 169/08, (maestro prevalente e 30 mila posti persi), trasformare tutti i posti da organico di fatto o in deroga a organico di diritto, estendendo l’obbligo scolastico dall’infanzia, quindi anche nella fascia 0-6 anni, come in Francia, fino alle superiori. La continuità didattica si ottiene assumendo i 51 mila supplenti docenti di sostegno chiamati ogni anno su posti in deroga e non vincolando un alunno con disabilità grave ad un insegnante per tutto il ciclo di studi, idea già presentata e poi abbandonata durante l’iter di approvazione della legge 107/15. Lo stesso vale per la mobilità, perché bisogna tutelare il diritto al lavoro non a discapito di quello alla famiglia, così come occorre approvare delle leggi in grado di rimuovere ogni ostacolo sul territorio nazionale, contrariamente a quanto annunciato nel contratto di governo. Per finire, è importante che il nuovo ministero sulla disabilità garantisca il diritto al lavoro dopo quello all’istruzione". 

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