5 settembre 2013 ore: 11:58
Immigrazione

Scuola per tutti e case: così è cambiata (in meglio) la vita dei rom spagnoli

Sono 750 mila nel paese: quasi il 100% dei bambini finisce le elementari; in 30 anni abbattuta dal 75 al 12% la quota di chi vive in alloggi di fortuna; ancora problemi per l’accesso al lavoro dipendente. Il rapporto del Secretariado gitano raccontato da El Pais
Bambini gitani in Spagna

MADRID - Antonia Nuñez è il primo membro della sua famiglia con studi superiori e un motivo di orgoglio per sua madre che aveva paura quando sua figlia abbandonò il nido e andò a vivere in una residenza di studenti a Siviglia fuori dal loro paesino di 600 abitanti. “Ora sono la luce degli occhi dei miei genitori e un esempio per i miei cugini”, racconta a El País che in un lungo reportage, pubblicato questa settimana, racconta come la comunità rom di Spagna stia trovando nuove forme di vivere le proprie tradizioni culturali, andando oltre i luoghi comuni e puntando sulla formazione. Un’evoluzione lenta, pilotata soprattutto dalle donne come Antonia. “La comunità rom è cambiata molto. Però la società in generale non lo ha ancora capito”, dichiara al quotidiano spagnolo Isidro Rodríguez, direttore generale della Fundación Secretariado Gitano. Secondo l’ultimo rapporto della fondazione, del 2011 (non c’è un censimento della poplazione rom in Spagna), ci sono 750 mila rom, e quasi la metà, 48,8 per cento, ha meno di 25 anni.

Sui cambiamenti avvenuti, i dati parlano chiaro. “A metà anni Ottanta praticamente non c’erano rom nelle scuole. Oggi, quasi il 100 per cento dei bambini finisce la scuola elementare”, spiega Rodríguez a El País. I dati peggiorano nell’adolescenza e l’80% dei ragazzi e delle ragazze che iniziano la scuola superiore non la finiscono, riconosce il direttore. Le donne devono superare ancora ostacoli: il numero di ragazzi al primo anno delle medie (60,77 per cento) è ancora molto superiore a quello delle ragazze (39,3).

Ma ci sono anche altri aspetti in cui, negli ultimi 30 anni, ci sono stati miglioramenti notevoli. Come l’accesso a migliori condizioni abitative. Nel 1978, il 75 per  cento delle famiglie rom viveva in alloggi di fortuna. Oggi solo un 12 per cento vive in alloggi non adeguati, e un 4 per cento in baracche. “Restano molte sfide aperte”, sottolinea El País. Come l’accesso al lavoro dipendente (solo un 36 per cento nella comunità rom contro l’85 per cento della media nazionale) e l’elevato tasso di lavori temporanei: 53,4 per cento contro il 25,5 della media nazionale. (mp)

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