6 settembre 2017 ore: 09:54
Società

Scuola, quasi la metà degli alunni non ha accesso alla mensa

Rapporto "(Non) Tutti a Mensa 2017" di Save the Children: il 48% degli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado non ha accesso alla mensa scolastica. Diverse le modalità di accesso e di erogazione del servizio
Save the Children Mensa scolastiva, due bambini mangiano - foto save the children

Foto Save the children

ROMA - Quasi meta' degli alunni (il 48%) delle scuole primarie e secondarie di primo grado non ha accesso alla mensa scolastica. L'assenza di regole condivise, inoltre, contribuisce all'ampia disparita' nelle modalita' di accesso e di erogazione del servizio, anche laddove presente, con molti istituti che non assicurano ai bambini e alle loro famiglie condizioni adatte ad avvalersi in modo adeguato di un importante strumento di educazione alimentare e inclusione. A rilevarlo e' il rapporto "(Non) Tutti a Mensa 2017", quarta edizione del monitoraggio realizzato nell'ambito della Campagna "Illuminiamo il Futuro" da Save the Children - l'Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro - alla vigilia dell'inizio dell'anno scolastico. Il quadro che emerge e' allarmante: in 8 regioni italiane oltre il 50% degli alunni, piu' di 1 bambino su 2, non ha la possibilita' di accedere al servizio mensa. La forbice tra Nord e Sud continua a essere ampia, con cinque regioni del Meridione che registrano il numero piu' alto di alunni che non usufruiscono della refezione scolastica: Sicilia (80%), Puglia (73%), Molise (69%), Campania (65%) e Calabria (63%).

COMUNE CHE VAI, MENSA CHE TROVI. Per il terzo anno consecutivo, all'interno del Rapporto, l'Organizzazione ha analizzato la proposta di refezione scolastica per le scuole primarie di 45 comuni capoluogo di provincia con piu' di 100 mila abitanti, valutando tariffe, agevolazioni, esenzioni e trattamento delle famiglie morose. Il servizio mensa non e' presente in modo uniforme nelle scuole dei territori: solo in 17 comuni e' disponibile in tutti gli istituti primari. Sono Reggio Calabria, Siracusa e Palermo le citta' in cui la refezione scolastica e' presente in un numero di scuole inferiore al 10%. Osservando, invece, il numero di alunni che ne usufruisce, e' stato rilevato che 17 comuni offrono la mensa a meno del 40% dei bambini, con cifre al di sotto del 5% nei comuni gia' menzionati: Reggio Calabria e Siracusa con beneficiari del servizio sotto alla soglia dell'1% e Palermo con poco piu' del 2%. In quattro comuni, invece, a fruirne e' il 100% degli alunni (Cagliari, Forli', Monza, Bolzano). "Fino a quando le amministrazioni locali continueranno ad avere piena discrezionalita', esisteranno delle disparita'. Non solo: il servizio potrebbe non essere garantito affatto nel caso in cui l'amministrazione fosse in difficolta' finanziaria. Messina e' emblematica in tal senso, perche' il servizio non e' stato erogato a causa di motivi connessi al bilancio. Per questo continuiamo a chiedere con forza la riqualificazione della mensa da servizio a domanda individuale a servizio pubblico essenziale, proseguendo lungo il percorso avviato col IV Piano Nazionale Infanzia. Il servizio mensa deve essere garantito in modo uniforme: a prescindere dalla provenienza e dalla condizione economica, ogni bambino deve poterne usufruire" aggiunge Raffaela Milano.

LA DISOMOGENEITÀ TRASVERSALE DELL'ACCESSO E DELLE TARIFFE -Agevolazioni e tariffe applicate per il servizio di refezione scolastica sono molto variabili, con differenze che interessano in modo trasversale tutto il Paese e che non garantiscono un equo accesso. Un quarto dei comuni afferma di non prevedere l'esenzione totale dal pagamento della retta ne' per reddito, ne' per composizione del nucleo familiare, ne' per motivi di carattere sociale. Di questi, 8 ammettono tale possibilita' solo in caso di disagio accertato tramite la segnalazione da parte dei servizi sociali. Tre (Bolzano, Padova e Salerno) escludono anche questo tipo di eccezione. Per quanto riguarda le agevolazioni, queste ultime sono comunque disomogenee, con l'applicazione di criteri diversi e che sommano, in taluni casi, le soglie reddituali a motivazioni di natura familiare o sociale. La residenza, inoltre, continua a essere un requisito restrittivo per l'accesso alle agevolazioni in 27 dei comuni esaminati (piu' della meta'), penalizzando tantissimi bambini che per diversi motivi non sono - o non sono ancora - residenti nel comune della scuola di riferimento. Nei comuni monitorati le tariffe massime variano dai 2,30 euro (Catania) ai 7,28 (Ferrara), mentre quelle minime vanno da 0,30 (Palermo) a 6 euro (Rimini). Il risultato di questa disomogeneita' e' che, per esempio, la tariffa minima di Rimini corrisponde quasi al triplo della tariffa massima prevista a Catania (2,30). Una famiglia con un reddito annuale medio (ISEE 20.000 euro) pagherebbe una tariffa uguale o inferiore a 3 euro in 8 comuni, mentre in 13 sarebbe applicata loro una tariffa uguale o superiore a 5 euro. Un nucleo con reddito annuale basso (ISEE 5.000 euro) sarebbe esentato dal pagamento in 9 comuni, a Rimini, Bergamo, Modena e Reggio Emilia pagherebbe una tariffa superiore a 3 euro. In ogni caso 27 comuni lo esenterebbero in caso di segnalazione dei servizi sociali. Nel corso dei tre anni di monitoraggio vi sono stati dei segnali positivi, alcuni comuni hanno apportato delle modifiche verso una maggiore equita', grazie alla riduzione delle tariffe minime: e' il caso di Bergamo (-1,50 in tre anni) e Livorno (-1,20) o di quelle citta' che, nonostante il lieve aumento delle tariffe massime, hanno comunque diminuito le minime (Brescia, Andria, Monza). Infine anche la compartecipazione delle famiglie ai costi e' disomogenea: varia da un massimo nei comuni di Bergamo, Forli' e Parma, che riferiscono di caricare sulle famiglie il 100% circa del costo, a un minimo dichiarato da Bari (30%), Cagliari, Napoli e Perugia (35%).
"Queste differenze nell'accesso e nelle tariffe sono dannose: hanno contribuito, per esempio, a far si' che molte famiglie preferissero per i figli il panino da casa alla mensa; molti alunni sono per questa ragione costretti a consumare il pranzo da soli. Per loro il pasto diventa un momento di isolamento invece che di socialita'. Tutte le famiglie devono essere messe in condizione di poter scegliere con serenita' la refezione scolastica", afferma Antonella Inverno, Responsabile Unita' Policy&Law Save the Children. Fattore di forte discriminazione e', altresi', la scelta di 9 comuni monitorati di non consentire l'accesso al servizio mensa ai quei bambini la cui retta non e' stata pagata regolarmente. Anche in questo caso agli alunni e' imposta la separazione al momento del pasto, a causa di una strategia di contrasto alla morosita' che coinvolge direttamente i piu' piccoli: ai bambini i cui genitori o tutori sono in ritardo col pagamento e' imposto di mangiare in classe e a volte subiscono persino l'umiliazione del tornello che, per via della tessera mensa non ricaricata, impedisce la loro entrata nel locale. Sono 35 i comuni che, invece, non si rivalgono sugli alunni in caso di insolvenza, attivando la procedura di recupero crediti senza la sospensione del servizio. Riconoscendo la necessita' di richiedere il pagamento ai morosi, Save the Children ribadisce che le conseguenze non devono ricadere sui bambini

POCHE MENSE, PIÙ DISPERSIONE. Delle cinque regioni in cui oltre meta' dei bambini non accede alla mensa, quattro registrano anche la percentuale piu' elevata di classi senza tempo pieno (Molise 93%, Sicilia 92%, Campania 86%, Puglia 83%), superando ampiamente il gia' preoccupante dato nazionale, stando al quale circa il 69% di classi non offre questa opportunita'. In quattro delle stesse regioni si osservano anche i maggiori tassi di dispersione scolastica d'Italia (Sicilia 23,5%, Campania 18,1%, Puglia 16,9%, Calabria 15,7%). "Anche quest'anno i dati confermano che l'offerta del servizio di refezione e del tempo pieno ha un valore essenziale in azioni come il contrasto all'abbandono scolastico" commenta Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa. "La mensa, oltre a svolgere una funzione cruciale nell'educazione alimentare, rappresenta non solo un mezzo di inclusione e socializzazione fondamentale, ma anche uno strumento per combattere dispersione e indigenza. Non dimentichiamo che in Italia la poverta' minorile e' in costante aumento: e' un dovere investire sul servizio di mensa scolastica, garantendo un pasto proteico al giorno a quel 5,7% di bambini che non ha altro modo di consumarlo"

GRANDEZZA, RUMOROSITÀ, SCARSA PULIZIA E QUALITÀ DEL CIBO TRA I MOTIVI DI INSODDISFAZIONE INDIVIDUATI DAGLI ALUNNI.  Il rapporto "(Non) Tutti a Mensa 2017" riporta i risultati dell'indagine condotta nell'ambito di Fuoriclasse - programma di contrasto alla dispersione scolastica promosso da Save the Children sul territorio nazionale -, che raccoglie l'opinione di 1656 alunni della scuola primaria di 8 comuni (Milano, Torino, Napoli, Roma, Scalea, Bari, Ancona e Padova). A piu' del 59% dei bambini la mensa piace abbastanza (42%) o molto (17%). Al 28% la mensa non piace e al 13% non piace per niente. Dimensioni, rumorosita' e pulizia sono cause di scontento tra i bambini: quelli che reputano la mensa grande, pulita o poco rumorosa la apprezzano piu' degli altri. A influire sul parere generale che hanno sulla mensa, anche la percezione della qualita' del cibo: il 22% lo reputa cattivo al punto di lasciarlo spesso, per il 40% e' abbastanza buono, per il 26% e' buono e solo per il 12% e' "cosi' buono da fare il bis". Il 57%, inoltre, afferma che il cibo arrivi in tavola non riscaldato.

DALLA MENSA AI LIBRI: GARANTIRE IL DIRITTO ALLO STUDIO. A pochi giorni dall'inizio dell'anno scolastico Save the Children sottolinea come, per assicurare un'applicazione effettiva del diritto allo studio, sia necessario intervenire anche su altri due importanti elementi: i libri di testo e i contributi volontari. In particolare la Conferenza Stato Regioni ha decurtato quest'anno in maniera sostanziosa i fondi destinati a garantire la fruizione dei libri di testo per gli alunni meno abbienti e rimangono diffuse cattive prassi di richiesta obbligatoria del versamento del contributo volontario nelle scuole dell'obbligo, testimoniate nel rapporto da diverse famiglie che hanno incontrato difficolta' nell'iscrizione a scuola dei figli. "Affinche' tutti i bambini possano esercitare a pieno il proprio diritto allo studio, l'Organizzazione ricorda che e' indispensabile intervenire in modo organico. Dalla mensa che deve diventare un servizio essenziale, all'accesso ai buoni libro che deve esser assicurato in tempi certi e rapidi, fino alla cessazione della cattiva prassi di render difficoltosa l'iscrizione a scuola per coloro che non pagano i contributi volontari" conclude Antonella Inverno. (DIRE)

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