26 gennaio 2019 ore: 14:50
Immigrazione

Sea Watch 3. In acque italiane, ma niente sbarco. Ecco perché

Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) ha rivolto a Paolo Benvenuti, professore di Diritto internazionale all’Università Roma Tre, alcune domande per comprendere meglio la vicenda e la politica dei porti chiusi. “Il fatto che trovi in acque interne non dà titolo al comandante di sbarcare, tranne nel caso ci siano a bordo persone in condizioni sanitarie critiche”

ROMA - Perché i 47 migranti a bordo della Sea Watch 3 non possono sbarcare? Fino a quando l’imbarcazione della Ong può restare fuori dal porto di Siracusa e perché le autorità italiane hanno consentito alla Sea Watch di fermarsi in prossimità del porto siciliano ma non consentono loro di sbarcare? Nonostante la politica dei porti chiusi, alla Sea Watch 3 è stato consentito di fermarsi a poca distanza dalle coste siciliane, ma le regole che l'imbarcazione deve rispettare sono ferree. Il Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir) ha rivolto a Paolo Benvenuti, professore di Diritto internazionale all’Università di Roma Tre, membro del Consiglio scientifico del Consiglio Italiano per i Rifugiati tre domande per comprendere meglio il caso della Sea Watch 3.

Come mai le autorità italiane hanno consentito l’ingresso in rada della Sea Watch?
"Trovandosi in una situazione di conclamato stato di necessità in ragione delle condizione meteorologiche altamente proibitive, le autorità italiane hanno dovuto permettere l’ingresso della Sea Watch nelle acque interne (che tecnicamente equivalgono a territorio dello Stato italiano), così che al momento essa è ancorata nelle acque di rada fuori del porto di Siracusa". 

Fino a quando la SeaWatch potrà restare fuori dal porto di Siracusa?
"Qui ancorata, la nave Sea Watch ha titolo restare e a procedere a porre in essere tutte quelle operazioni necessarie alla ricostituzione di una situazione di sicurezza di navigazione che le permetterà di levare di nuovo le ancore e muoversi in sicurezza quando verrà il momento. Si tratta dunque di procedere a rifornimento di carburante, acquisizioni dei beni necessari (vitto, vestiario, materiale sanitario, ecc.) che siano necessari per una dignitosa vita a bordo. Si tratta altresì di invitare a bordo personale medico/sanitario per fare valutare lo stato di salute che possa apparire precario per alcune delle persone che si trovano a bordo".

Dalla posizione in cui si trova la Sea Watch può chiedere di sbarcare qualcuno e nel caso quali persone?
"Il fatto che la Sea Watch si trovi in acque interne (in porto o in rada come nel caso di specie) non dà titolo al comandante della nave di sbarcare le persone che si trovano a bordo, se non con il consenso dell’autorità marittima territoriale, tranne una eccezione che è quella che una persona a bordo si trovi in condizioni sanitarie critiche che richiedano il suo trasferimento a terra ed eventualmente anche il suo ricovero sanitario. Mi domando quindi se situazioni di questo ultimo tipo non esistano per qualcuna della persone che si trovano a bordo della nave dopo giorni e giorni di permanenza all’addiaccio e in balia delle onde".

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