22 febbraio 2019 ore: 17:22
Immigrazione

Sea Watch lascia Catania: "Italia e Olanda hanno abusato del loro potere"

L'ong tedesca libera di partire per Marsiglia. Per l'ong è “manutenzione annuale” ma la Guarda costiera dice che “deve adeguarsi alla normativa”. Linardi (Sea Watch): “Ai governi che ci contano i bulloni delle nostre navi, chiediamo di occuparsi dei morti nel Mediterraneo”

MILANO - Dopo 21 giorni Sea Watch lascia Catania. Si dirige ora verso il cantiere navale di Marsiglia con l'obiettivo di tornare nel Mediterraneo centrale a metà marzo. Lo fa sapere in una nota l'organizzazione non governativa tedesca che si occupa di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. “Per 21 giorni – scrive l'ong – le autorità italiane e olandesi hanno cercato ogni possibile pretesto per bloccare la nave in porto, spostando l'attenzione su dettagli tecnici irrilevanti con l’evidente scopo di impedire la sua attività di soccorso in mare e cercando, in questo modo, di distogliere l’attenzione dalla tragedia che si svolge nel Mediterraneo centrale e in Libia, teatro di morte e abusi quotidiani”. “Cinque diverse ispezioni da parte delle autorità italiane e olandesi hanno scandagliato la nave per oltre 80 ore, elencando presunte irregolarità tecniche – ha detto Friedhold Ulonska, Primo Ufficiale della nave Sea-Watch 3 –.Tuttavia, l'equipaggio ha lavorato risolvendo e sistemando tutte le 'non-conformità' notificate”. L'ong parla adesso di uno scalo tecnico a Marsiglia “previsto da mesi” per la “pianificata attività di manutenzione annuale”.

Diversa la versione della Guardia costiera italiana. Scrivono i militari in una nota che “l’unità Sea Watch 3, il giorno 31 gennaio e 1 febbraio è stata ispezionata da militari della Guardia Costiera specializzati in sicurezza della navigazione, che hanno eseguito una verifica tecnica sulle condizioni della nave ai sensi della Unclos (la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare) rilevando una serie di non conformità relative sia alla sicurezza della navigazione che al rispetto della normativa in materia di tutela dell’ambiente marino”. Il 21 febbraio “gli ispettori della Guardia Costiera di Catania si sono recati nuovamente a bordo della Sea Watch 3 verificando il parziale ripristino delle non conformità accertate” e a seguito di contatti tra il Comando generale e lo Stato di bandiera (Olanda) “ha permesso la partenza dell’unità verso il porto di Marsiglia, dove la stessa sarà sottoposta ad ulteriori lavori per il completamento del processo di adeguamento alla normativa applicabile”.

Secondo la ong, quelle delle autorità olandesi nelle scorse settimane sono state invece  “verifiche inconsuete” visto che le stesse avevano “già autorizzato Sea-Watch 3 dopo un’ispezione quinquennale del medesimo Stato di bandiera nel luglio dello scorso anno”. Verifiche che hanno incluso anche “un'ulteriore ispezione medica, particolarmente insolita, la cui finalità era valutare l’idoneità della nave ad ospitare le persone salvate per un lungo periodo di tempo; requisito non verificabile e che non si applica nemmeno alle navi della Guardia Costiera”. Proprio su queste basi Sea Watch ha informato le autorità olandesi lunedì 18 febbraio che l’organizzazione avrebbe adottato azioni legali contro la “detenzione a Catania”. “Pochi minuti prima della scadenza del termine per l'avvio di una procedura d'urgenza – prosegue il comunicato di Sea Watch – le autorità olandesi hanno richiesto alla Guardia Costiera Italiana di consentire la partenza della Sea Watch il prima possibile, ammettendo così implicitamente l’illegittimità del blocco”.

Sono stati “20 giorni persi a dimostrare che abbiamo tutto in regola – commenta Giorgia Linardi, portavoce dell'organizzazione –. 20 giorni usati dalle autorità italiane e olandesi per abusare del loro potere ispettivo e cercare qualcosa, la minima cosa, pur di impedire l’attività di soccorso in mare e che si parli della tragedia in corso nel Mediterraneo e in Libia e dell’incapacità dei governi europei di gestirla”. “A governi che si concentrano sulla conta dei bulloni a bordo della nostra nave – continua Linardi – chiederei di occuparsi con serietà dell’emergenza umanitaria in Libia e delle morti nel Mediterraneo”. Ora l'organizzazione tedesca lascia Catania, dove dal 31 gennaio era bloccata in porto dopo lo sbarco di 47 persone tratte in salvo nel corso di un'operazione di salvataggio del 19 gennaio. “Pensavamo di trovare solo ostacoli – chiude Giorgia Linardi – e invece abbiamo conosciuto un’ampia rete di persone, di realtà e associazioni che ci sono state vicine, che sono venute a conoscere l’equipaggio e la nave con curiosità e interesse. Ringraziamo la Catania fatta di persone solidali che portiamo con noi in una piccola brocca in ceramica portata in dono alla Sea Watch, simbolo dell’ospitalità tipicamente sicula”. (Francesco Floris)

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