30 giugno 2022 ore: 14:58
Famiglia

Sedentari, insoddisfatti del proprio aspetto fisico: gli adolescenti e il peso del condizionamento

Indagine dell'associazione Laboratorio Adolescenza e dell'Istituto di ricerca Iard. A influenzare il rapporto con il proprio fisico e con il cibo risulta importantissimo il ruolo di influencer, fashion blogger, pubblicità: vale per il 59,1% dei maschi e per il 77,6% delle ragazze. Tra il 2002 e il 2002, la percentuale di chi ha smesso di fare attività sportiva è passata dal 20,1% al 32,4%
adolescenti, giovani

ROMA - Mangioni e sedentari, insoddisfatti del proprio aspetto fisico e in balia di un'estetica dettata da influencer e fashion blogger. Questa la fotografia degli adolescenti che vivono in Italia scattata dall'annuale indagine dell'associazione Laboratorio Adolescenza e dell'Istituto di ricerca Iard su un campione nazionale rappresentativo di 5.600 studenti della fascia di età 13-19 anni.
Intitolata “Adolescenza tra speranze e timori” l'indagine, presentata questa mattina, ha l'obiettivo di verificare come ragazzi e ragazze stiano reagendo al lungo periodo di pandemia.
In merito ad alimentazione e stili di vita, la ricerca evidenzia che il 58% degli adolescenti (69,4% delle femmine) sostiene che nei due anni di pandemia ha mangiato in modo inappropriato (troppo, troppo poco, in modo sregolato) e il 37% lamenta di essere aumentato di peso. Il 27% (35,4% delle femmine) “si vede” più grasso della media dei suoi amici. E, soprattutto, il 50,5% (60,7%) delle ragazze non è soddisfatto del proprio aspetto fisico in generale.

“Se è vero da sempre che in adolescenza non è facile convivere serenamente con un corpo in forte trasformazione, su questo aspetto si nota, confrontando i dati delle indagini Laboratorio Adolescenza-Iard degli anni passati - spiegano gli autori della ricerca - un effetto derivante dal periodo Covid in cui le relazioni sociali si sono drasticamente ridotte, e l'attuale ritorno alla normalità. Nel 2020 (dati raccolti prima dello scoppio della pandemia) l'insoddisfazione riguardo al proprio aspetto fisico riguardava il 31% dei maschi (oggi è il 39%) e il 55,4% delle femmine (oggi è il 60,7%). Percentuali di 'insoddisfatti' che nell'anno dei lockdown e della 'socialità limitata' si erano ridotte (27% maschi e 50,1% femmine). Non è difficile evincere, da questi dati, quanto gran parte del problema derivi proprio dal confronto tra sé e gli altri. Cosa che, per altro, sono gli stessi adolescenti ad ammettere quando dicono (il 34% dei maschi e 53,7% delle ragazze) che nella valutazione del proprio aspetto fisico è importante il giudizio di amici e compagni”.

Secondo la ricerca, ad influenzare il rapporto con il proprio fisico, e quindi anche con il cibo, risulta importantissimo il ruolo di influencer, fashion blogger, moda, pubblicità. Vale per il 59,1% dei maschi e, addirittura, per il 77,6% delle ragazze. E il condizionamento aumenta con l'età passando dal 63,5% tra gli studenti delle scuole medie inferiori al 70,1% delle superiori. “Un'evidenza che preoccupa ma non può sorprendere, se consideriamo che il 76,1% afferma di aver trascorso su social molto più tempo rispetto agli anni passati”, si afferma.
Nella “lista dei desideri” per piacersi di più per il 67% delle ragazze c'è in cima l'essere più magre mentre per il 57,2% dei ragazzi c'è l'essere più alti (57,2%). Passando dalle scuole medie alle superiori i “vorrei”, salvo alcune eccezioni, tendenzialmente aumentano.

"Che la pandemia abbia prodotto, tra gli adolescenti, un aumento dei disturbi legati alle abitudini alimentari - sottolinea Marina Picca, pediatra di famiglia e presidente della Società italiana cure primarie pediatriche, Sezione Lombardia - è un dato ormai oggettivo che ci arriva dalla letteratura e dalle evidenze che riscontriamo nel nostro lavoro quotidiano. Il mangiare in eccesso e/o in modo disordinato, riconosciuto dagli stessi adolescenti, non solo può aver prodotto una oggettiva tendenza al sovrappeso, ma ha certamente allontanato ancora di più la percezione della loro immagine corporea da quegli ideali di fisicità, del tutto astratti, che si costruiscono attraverso i social media. Il rischio, a questo punto, è che tentino, attraverso interventi fai-da-te, ingiustificati e comunque rischiosi di avvicinarsi a quei modelli. Il ruolo del pediatra deve essere proprio quello di prevenire questi comportamenti, cercando di indagare attivamente per intercettare precocemente i segnali di allarme di dinamiche che possono influenzare profondamente non solo il benessere fisico, ma anche l'equilibrio mentale".

Fulvio Scaparro, psicologo e psicoterapeuta, referente dell'area psicologica di Laboratorio Adolescenza e fondatore dell'Associazione GeA (Genitori Ancòra) evidenzia: "Dall'esperienza professionale diretta e dalla attività di GeA registriamo come questi due anni di pandemia, e quindi spesso di convivenza forzata durante i lockdown, abbiamo fatto aumentare molto i conflitti tra genitori e tra genitori e figli e questo ha schiacciato ancora di più gli adolescenti nel loro mondo fatto di social. Di conseguenza anche il peso degli influencer e dei blogger specializzati come modelli di riferimento (che era comunque presente anche prima della pandemia) è stato enfatizzato. Difficile immaginare che, nonostante la ripresa di una vita socialmente normale, questa influenza, entrata ormai nel loro quotidiano, possa scemare”.

L'insoddisfacente percezione del proprio aspetto fisico è aggravata dalla sedentarietà diffusa, essendo ulteriormente peggiorato il rapporto fra adolescenti italiani e attività sportiva. Confrontando i dati 2022 con quelli del 2020 (prima della pandemia), la percentuale di chi ha smesso di fare attività sportiva (che in passato aveva praticato) è passata dal 20,1% (2020) al 32,4% (2022), ma anche tra chi ancora pratica sport al di fuori della scuola la percentuale di chi pratica almeno due ore settimanali è scesa dal 62,4% (2020) al 49,5% (2022). E il dato che riguarda le ragazze, specie relativo al non praticare sport in modo assoluto, è ancora più allarmante. “Risulta evidente che, dallo stop imposto dalla pandemia nel 2021, molti non hanno più ripreso a fare sport”, si sottolinea.

"Si può affermare con certezza che la sospensione dell'attività sportiva ma anche più in generale la drastica riduzione dell'attività fisica abbia rappresentato per gli adolescenti un ulteriore danno indiretto causato dalla pandemia - afferma Gianni Bona, pediatra endocrinologo dell'Università di Novara e presidente onorario di Laboratorio Adolescenza -. È ormai universalmente acclarato che praticare attività fisico-sportiva in modo adeguato, specie in una fase delicata della vita quale è l'adolescenza, non solo è l'indispensabile complemento ad una sana alimentazione per garantire un corretto sviluppo fisico, ma è anche fondamentale dal punto di vista dello sviluppo psicologico e delle relazioni sociali".

Una situazione evidenziata anche dalla Società italiana di pediatria (Sip). 'L'emergenza adolescenza, che già si stava evidenziando prima del Covid, ha avuto un'esplosione - sottolinea Giuseppe Banderali, vicepresidente Sip - coinvolgendo età sempre più precoci. Abbiamo bisogno di far parte tutti di una catena come anelli fondamentali, la Sip dà la sua disponibilità a far parte di questa rete perché c'è bisogno di porre un argine a questo fiume tumultuoso che sta colpendo l'adolescenza”.

La ricerca ha indagato anche il rapporto degli adolescenti con i genitori e con gli amici che secondo i dati è e resta sostanzialmente buono. Una larga maggioranza di ragazzi e ragazze considera la vita in famiglia piacevole o tranquilla, e i rapporti con gli amici ottimi o soddisfacenti. “Ma, proprio per non trovarsi sempre impreparati quando le cose smettono di funzionare, è importante porre attenzione a qualche campanello di allarme”, sottolineano gli autori dell'indagine.
Seppure minoritaria, ma certamente non trascurabile, la percentuale di adolescenti che trova conflittuale o critica la vita in famiglia (26% delle ragazze, 16% dei ragazzi), o che trova insoddisfacenti o difficili i rapporti con gli amici (18,2% delle ragazze, 11,3% dei ragazzi) è, negli anni, in lento e costante aumento. Soprattutto, anche nell'ambito dei giudizi positivi si rileva un significativo travaso percentuale da chi definisce la vita familiare “piacevole” a chi la definisce “tranquilla”. Analogamente per quanto riguarda i rapporti con gli amici, si registra un aumento percentuale di chi definisce i rapporti “soddisfacenti” a scapito di chi li definisce “ottimi”.

Scuola e università. Per circa la metà degli adolescenti (48%) l’anno scolastico appena concluso è stato – dal punto di vista degli effetti della pandemia – più o meno come se lo aspettavano a settembre quando erano ritornati sui banchi. L’altra metà abbondante, invece, si è divisa tra chi ha riscontrato più criticità del previsto (27,5%) e chi meno (23,3%). La percentuale di chi ha riscontrato maggiori criticità aumenta all’aumentare dell’età e quindi della classe frequentata. Al di là del riscontro rispetto alle previsioni, dall’indagine sono emerse interessanti valutazioni degli studenti circa gli effetti negativi prodotti dagli anni-Covid sulla preparazione complessiva e sul rendimento scolastico. Riguardo alla preparazione, solo il 30% afferma che gli effetti prodotti sono stati pochi o addirittura nessuno, mentre per il 70% la formazione è stata penalizzata abbastanza o molto. La percentuale sale ancore e supera il 75% se ci riferisce solo agli studenti delle scuole superiori, senza differenze significative rispetto al tipo di scuola frequentata (licei, scuole tecniche o professionali). Mentre è netta la differenza tra le risposte dei maschi e quelle delle femmine: il 73,2% delle ragazze pensa che la preparazione complessiva ne abbia risentito contro il 64,4% dei maschi.
Ma il dato che preoccupa di più, perché è anche indicatore di una prospettiva futura, riguarda l’idea che gli adolescenti hanno circa il proseguire gli studi dopo il conseguimento del diploma. Pensa di iscriversi all’Università il 63% degli studenti intervistati, ma pensa di non farlo il 33% (addirittura il 40% dei maschi). Certamente c’è un forte divario tra gli studenti dei licei e quelli degli istituti tecnici e professionali, ma comunque allarma la differenza di risposta rispetto al 2018, quando a progettare il percorso universitario era stato il 76,8% e ad escluderlo appena il 22,9%.

Resta il desiderio diffuso di viaggiare, anche per quanto riguarda la formazione. "In una fascia di età dove crescono la curiosità, la voglia di scoprire sé stessi e gli altri, il desiderio di sperimentare, la ricerca di una maggiore autonomia dal contesto famigliare - sottolinea Andrea Franzoi, segretario generale dell'Associazione Intercultura - il fatto di essere rimasti per lunghi periodi chiusi in casa con i genitori, aver frequentato la scuola online, non aver avuto nessuno spazio di socialità reale, li ha molto penalizzati. Non è un caso che, evidente reazione al disagio vissuto, nel 2021 Intercultura abbia registrato il numero più alto di iscritti (7.500) al proprio concorso per i programmi scolastici all'estero".

"Come i dati dell'indagine dimostrano - continua Franzoi - è aumentato il desiderio di conoscere nuove persone e nuove culture, e c'è maggiore considerazione dell'importanza della relazione fisica con le persone. Questa rinnovata consapevolezza è sicuramente uno dei pochissimi effetti collaterali positivi generati dalla pandemia".
"Alla domanda ti piacerebbe frequentare 6 mesi/1 anno di scuola superiore all'estero, nel 2020 rispondeva di sì il 50,5% degli intervistati delle scuole superiori, nel 2021 la percentuale è salita 56,1% e nel 2022 si è attestata al 49,6% - spiega Raffaele Pirola, responsabile comunicazione Intercultura - segno che la spinta al viaggio c'è ancora ma probabilmente sono intervenuti fattori esterni relativi, ad esempio, alla crisi economica e alla guerra in Ucraina, elementi che possono venire dal mondo degli adulti e creare una cappa sugli adolescenti. Noi- osserva- dovremmo riuscire a preservare l'entusiasmo dei ragazzi di fronte alle problematiche esterne".

Secondo l'indagine viaggiare interessa 'molto' al 77,4% delle ragazze e al 57,7% dei ragazzi. Solo il 6% è poco o per nulla interessato a farlo. E tra i viaggiatori appena un quarto (25,8%) ha come obiettivo del viaggio il divertimento. La larga maggioranza desidera conoscere posti nuovi (46%), ma anche entrare in contatto con nuove persone e conoscere culture diverse (27,3%). Ma è importante osservare che per il 57,8% (65,5% delle femmine) rispetto agli anni passati il desiderio di viaggiare è molto aumentato e meno del 10% si fa ancora condizionare dal Covid (e forse dalla guerra in corso) e afferma di avere più timore rispetto al passato. Questa propensione al viaggio, superiore a quanto emerso negli anni precedenti, appare quasi una sorta di evasione, anche psicologica, da un contesto claustrofobico nel quale gli adolescenti hanno vissuto in questi anni. (Rs-Dire)

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