7 maggio 2022 ore: 10:30
Disabilità

Senza barriere, con ChezActor e Global Live Hive il teatro è per tutti

di Antonella Patete
Un’esperienza internazionale che parte da Piacenza con l’idea che l’accessibilità aumenti la potenza dell’arte, arricchendola di significati. L’ultima fatica? Portare in Italia “Silence”, opera teatrale canadese sulla vita di Mabel Gardiner Hubbard, donna sorda e moglie dell’inventore del telefono Alexander Graham Bell
teatro per tutti

ROMA – Accessibilità non come rinuncia a qualcosa da parte di alcuni in vista del bene di tanti, ma come trampolino di lancio verso nuove forme di comunicazione. Accessibilità non semplicemente come pratica destinata a segmenti di pubblico altrimenti esclusi, ma come valore aggiunto. Accessibilità come sfida creativa e sperimentazione di nuovi linguaggi. Si potrebbe sintetizzare in questo modo il pensiero di Carolina Migli-Bateson, attrice, regista e traduttrice teatrale con una lunga esperienza alle spalle tra l’Italia l’Irlanda e gli Stati Uniti. Una filosofia che nella sua Piacenza si è concretizzata nella formazione di ChezActors, compagnia teatrale che ospita al proprio interno persone con disabilità, tra cui alcune attrici con sclerosi multipla.

“Sei anni fa, insieme ad alcuni colleghi incontrati al Globe Theatre di Londra abbiamo deciso di fondare il Global Hive Labs, un collettivo internazionale nato dalla volontà di fare leva su un’accezione positiva del mondo globalizzato per lavorare insieme, sebbene da remoto, portando gli spettacoli nelle nostre città di provenienza: Vancouver, Chicago, Londra, Parigi, Piacenza”, spiega la performer. Così, dopo vari laboratori svolti tra Canada, Stati Uniti Inghilterra Francia e Italia, sono nate due produzioni, “Medusa” e “Atlantide”, che hanno visto anche la collaborazione di altre professionalità del mondo spettacolo, come musicisti, videomaker e dj, in grado di ampliare la fruizione da parte di spettatori con varie disabilità. “Non solo i luoghi dove andiamo in scena sono completamente accessibili alle persone in carrozzina – aggiunge Migli-Bateson – ma le performance di Global Hive prevedono traduzioni in lingua dei segni, audio-descrizioni e sovratitoli proiettati in sala attraverso delle caption appositamente realizzate da un videomaker: un’esperienza visiva godibile da tutti, che può aiutare gli spettatori a comprendere meglio il significato del testo. E poi ci sono touch tour, una parte essenziale dell’esperienza teatrale offerta per gli spettatori ciechi o ipovedenti che, prima dello spettacolo, hanno l’opportunità di incontrare gli attori, toccandoli e parlandoci”. Da ultimo, ma solo in ordine di presentazione, i progetti di Global Hive sono accessibili anche dal punto di vista economico: i prezzi bassi degli spettacoli e i laboratori completamente gratuiti permettono a tutti di godere del piacere del teatro sia come spettatori che come attori.

L’ultima fatica di Global Hive Labs e ChezActors in collaborazione con TeatroTriesteTrentaquattro di Filippo Arcelloni, il luogo che ospita a Piacenza i laboratori, è “Silence”, un dramma storico di nuova traduzione di cui a fine aprile sono andati in scena alcuni estratti di un solo atto. Il testo racconta la vita di Mabel Gardiner Hubbard, moglie di Alexander Graham Bell, inventore del telefono, insegnante per non udenti e arduo sostenitore di quell’oralismo che, con il Congresso degli educatori dei sordi tenutosi a Milano nel1880, decretò l’estromissione della lingua dei segni dai percorsi di istruzione delle persone sorda. Avendo perso l’udito all’età di 5 anni per via della scarlattina, Mabel tentò per tutta la vita di farsi accettare dal mondo degli udenti e sposò il suo insegante, influenzandone la vita e la carriera. L’opera teatrale, firmata dalla drammaturga canadese Trina Davies e già prodotta in Canada nel 2018, è stata tradotta in Italia dalla stessa Carolina Migli-Bateson che, a fine aprile, insieme al Teatro Trieste 34, BoucheWHACKED e ChezActors, grazie a un progetto di cooperazione culturale italo-canadese, organizzato da Jack Paterson, ne ha portato in scena a Piacenza una prima e parziale edizione. “L’obiettivo ambizioso adesso è quello di produrre l’intero spettacolo – conclude l’autrice –. È un’impresa difficile, ma contiamo di farlo entro il 2023”.

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