5 agosto 2022 ore: 11:05
Disabilità

"Storie di chi resta"/2. Cosa succede dopo un infortunio mortale sul lavoro

di Antonella Patete
Gli infortuni mortali sul lavoro travolgono, da un attimo all’altro, gli equilibri di una intera famiglia, riscrivendone la storia e il futuro. L'azione di supporto degli assistenti sociali Inail
Resilienza murales

ROMA - «Nell’esperienza della Sede di Torino Centro sono tanti gli infortuni mortali la cui presa in carico ha comportato l’attivazione diretta del Servizio sociale nei confronti dei familiari superstiti», aggiunge l’assistente sociale Alessia Viviana Congia. Quello di Angelo e sua moglie Sonia, infatti, non è certo l’unico caso trattato. C’è anche Emilia, la cui testimonianza è stata raccolta in occasione della pubblicazione, nel 2013, del volume “Fare i racCONTI con il cambiamento”. Nel 2005 il marito di Emilia è stato travolto da un treno. «Cosa mi viene in mente pensando all’infortunio che ha colpito la mia famiglia? Un terremoto», dice la donna. «Ti alzi la mattina e vedi un’onda che ti travolge, una cosa terribile. Dopo cinque anni sono un po’ più tranquilla, ma fino a qualche tempo fa era un male, un bruciore, un dolore immenso che ti esce dentro. Sia per me che per i miei figli».

In questa tempesta che la coinvolge, insieme a tutta la sua famiglia, alzando muri insormontabili tra i suoi componenti, Emilia riesce a trovare conforto nel Servizio sociale dell’Istituto. «Se non c’era l’aiuto dall’Inail non avrei avuto il collegamento tra noi. Senza i soldi non potevo pagare i prestiti che ho fatto per portare la salma dove mio marito diceva che voleva andare. È stato un sostegno grande non solo come soldi, venivo qui e parlavo con voi, mi ascoltavate e pensavo che qualcosa era risolto, che potevo andare avanti. L’assistente sociale è un buon sostegno per le famiglie, non so per gli altri, ma per me siete stati un grande aiuto. Ti dà la forza per uscire dal tunnel, per me è stata una fortuna trovarvi», si legge nel volume.

Adil ha trovato la morte all’età di 41 anni, sull’autostrada Civitavecchia-Roma, mentre montava la segnaletica di cantiere. Anche nel suo caso il nome è di fantasia, ma la storia è drammaticamente vera. Adil è rimasto schiacciato a causa dello sbilanciamento di un camion carico di pesanti blocchi di cemento armato. In Marocco ha lasciato la moglie e due figlie di dieci e cinque anni. «Ricordiamo l’impegno speso per cercare di comunicare con la moglie, che non è mai venuta in Italia e parla solo arabo», racconta Congia. «Con pazienza», spiega l’assistente sociale, «utilizzando i servizi di traduzione istantanea e di messaggistica che consentono anche l’utilizzo di emoji per facilitare la comprensione di alcuni messaggi, piano piano siamo riusciti a stabilire un contatto, a costruire una relazione di fiducia e a orientarla in alcuni passaggi necessari per arrivare alla liquidazione delle prestazioni economiche dovute».

Renata (ancora un nome di fantasia) dal 1998 lavorava come infermiera presso un’Azienda sanitaria di Torino. Nell’aprile 2020 è deceduta per polmonite da covid, dopo un mese in ospedale. Separata, abitava con i due figli di 30 e 23 anni, entrambi con disabilità intellettiva. Alla sua scomparsa l’ex marito si è trovato ad assumersi la responsabilità dei figli che, per quanto maggiorenni, avevano bisogno di un familiare di riferimento. Presso il Servizio sociale della Sede di Torino Centro, l’uomo non solo ha trovato orientamento e supporto per l’erogazione, con la massima tempestività, delle prestazioni economiche fornite dall’Istituto per i figli, ma anche «uno spazio dove poter rappresentare quelle che erano le preoccupazioni legate alla nuova situazione determinata dalla morte della moglie».

«Gli infortuni mortali travolgono, da un attimo all’altro, gli equilibri di una intera famiglia, riscrivendone la storia e il futuro», commenta Congia. «Lavorare come assistente sociale in un ente come l’Inail offre il privilegio di entrare in contatto con le storie e la possibilità di poter essere per qualcuno non solo una risorsa per meglio orientarsi in un momento in cui niente appare chiaro, ma anche uno spazio di accoglienza e ascolto del vissuto di dolore che si accompagna in modo diverso a ogni singola storia».

«Una morte sul luogo di lavoro o mentre ci si reca al lavoro accade all’improvviso, chi rimane può solo subire la perdita della persona amata», riflette Francesca De Magistris, assistente sociale della Sede Inail di Modena. «Un lutto totalizzante, traumatico, disorientante», prosegue. «Scardina il presente, i progetti per il futuro, priva i superstiti della possibilità di chiarire conflitti, qualora ci fossero, di fare la pace, di sistemare le cose. Manca il tempo di rendersi conto, di prepararsi minimamente al dolore della perdita. Non è più possibile dire a chi è scomparso quanto fosse importante, pesano le cose non dette, specie quelle belle». Fin dalla prima telefonata, dal primo colloquio in Sede, le équipe professionali dell’Inail si preoccupano di garantire l’accoglienza migliore possibile. «In Emilia Romagna, come in altre regioni, possiamo fare affidamento su una risorsa fondamentale che è l’attivazione del sostegno psicologico attraverso gli studi in convenzione», continua l’assistente sociale della Sede Inail di Modena.«L’équipe multidisciplinare di Sede è in grado di accogliere il bisogno di supporto e attivare il percorso in tempi brevi. Un professionista accompagnerà i familiari nel percorso graduale di elaborazione del lutto, aiutandoli a trasformare il dolore, a costruire una nuova immagine di sé e del mondo che comprenda anche la perdita».

Quello che ogni assistente sociale sa bene è che ogni storia è diversa dall’altra, come diversi sono i contesti in cui la morte accade e le reazioni di chi rimane. A distanza di anni alcuni familiari chiamano ancora le assistenti sociali, mentre altri, dopo una presa in carico intensa, si congedano definitivamente. «Credo che il sostegno ai superstiti sia uno dei compiti più importanti della mia attività professionale in Inail e, allo stesso tempo, uno dei più difficili», continua. «È necessario mettersi in ascolto per comprendere quali sono i bisogni più urgenti», conclude De Magistris. «E poi bisogna fare attenzione allo spazio dell’altro: ci sono persone che richiedono, fin da subito, la vicinanza e il supporto del Servizio, altre che necessitano di tempi più lunghi, che vanno richiamate a distanza di tempo, e altre ancora che preferiscono altri percorsi o sostegni. Non ci sono soluzioni e percorsi uguali per tutti, che vanno bene per tutti. Credo che il nostro compito sia quello di promuovere una rete di servizi e interventi, flessibile e personalizzata, intorno a chi rimane».

(Questa inchiesta in tre parti è pubblicata sul numero di giugno di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news