/ Welfare
10 dicembre 2015 ore: 12:39
Economia

Senza dimora, aumenta il tempo in cui si resta in strada

Rapporto Istat-Fiopsd. Cresce l'età (44 anni in media) La componente italiana rimane la più anziana, la meno istruita e da più tempo nella condizione di senza dimora. Aumenta del 5% chi sostiene di ricevere aiuti in denaro da familiari, amici e parenti
ROMA - Aumenta l’età dei senza dimora dall’ultima rilevazione Istat (2011) ad oggi e si allunga la durata della condizione di disagio. E’ quanto emerge dall’ultima rilevazione Istat sui senza dimora realizzata in collaborazione con fio.Psd, Caritas e ministero del Lavoro e delle politiche sociali e presentata questa mattina a Roma. Secondo quanto osservato dall’Istat, infatti, l’età media dei senza dimora in Italia è passata infatti da 42,2 anni a 44,4 anni, soprattutto a causa della consistente diminuzione della percentuali dei più giovani tra gli stranieri passati dal 46,5 per cento al 35,6 per cento. Tra gli stranieri, infatti, l’età media passa da 36,9 anni a 39,8 anni, mentre tra gli italiani l’età media resta costante e si aggira come nel 2011 attorno ai 50 anni. 
 
Rispetto al 2011, inoltre, aumenta la durata della condizione di senza dimora. Se diminuiscono rispetto al passato (dal 28,5 al 17,4 per cento) quanti sono senza dimora da meno di tre mesi e si dimezzano quanti lo sono da meno di un mese, aumentano le quote di chi lo è da più di due anni (passati dal 27,4 per cento al 41,1) e di chi lo è da oltre 4 anni (che sale dal 16 al 21,4 per cento). Aumento della durata media di condizione di senza dimora (da 1,6 a 2,2 anni) che in qualche modo è legata all’aumento dell’età media tra gli stranieri. “In particolare, tra gli stranieri raddoppiano quelli che sono senza dimora da almeno 2 anni (da 9,2 a 18,7 per cento se la durata va da 2 a quattro anni, da 9,3 per cento a 17,1 per cento se supera i 4 anni) - spiega l’Istat -. Diminuiscono in maniera significativa coloro che sono senza dimora da meno di 6 mesi (dal 49,7 per cento del 2011 al 32,7 per cento) e ancora di più chi vi permane da meno di un mese (da 17,8 a 8,8 per cento)”. Differenze tra stranieri e italiani che quindi si stanno riducendo in termini di età, permanenza nella condizione di senza dimora e titolo di studio, “nonostante la componente italiana rimanga la più anziana meno istruita e da più tempo nella condizione di senza dimora”. Se tra gli stranieri aumenta la quota di quelli che non hanno alcun titolo di studio, tra gli italiani invece, aumenta la percentuale dei più istruiti che passa dal 23 per cento al 26,9.
 
La rilevazione Istat, inoltre, mette in evidenza anche l’aumento della quota di chi non ha mai svolto attività lavorative, generalmente precarie e a bassa qualifica. “Il 28 per cento delle persone senza dimora dichiara di lavorare - spiega il report -, un valore stabile rispetto al 2011 e senza rilevanti differenze tra stranieri e italiani. In calo, invece, coloro che dichiarano di avere un lavoro stabile, dal 3,8 per cento del 2011 al 2,3 per cento del 2014”. Aumenta, inoltre, la quota di chi non ha mai svolto attività lavorativa: passano da 6,7 per cento all’8,7. Una crescita maggiormente accentuata tra gli stranieri. Tra chi lavora, però, la somma mediamente guadagnata si aggira attorno ai 300 euro e rispetto al 2011 diminuiscono quelli che generalmente guadagnano qualcosa in più rispetto alla media. Aumenta di circa 5 punti percentuali, infine, il numero di quanti sostengono di ricevere aiuti in denaro da familiari, amici e parenti. Tra gli stranieri, aumenta di tre punti percentuali (dal 37,3 per cento al 40,7 per cento) anche il peso di chi riceve reddito da estranei attraverso collette, associazioni o altro. Quota in diminuzione, invece, per gli italiani. 
 
Tra le cause che portano a questa condizione di disagio, spiega l’Istat, si confermano la perdita di un lavoro stabile e la separazione dal coniuge o dai figli. Seppur contenuto, un certo peso è da attribuire anche a difficili condizioni di salute, come disabilità, malattie croniche e dipendenze. Dal 2011 al 2014 si stima un forte aumento delle persone senza dimora che hanno vissuto una separazione, dal 59,5 per cento al 63 per cento. La perdita di un lavoro stabile, quindi, non è più l’evento maggiormente diffuso: nel 2014 ha riguardato il 56 per cento dei senza dimora. Nel 2011 erano quasi il 62 per cento. Percentuale che riguarda più gli italiani che gli stranieri. Nonostante i senza dimora vivano da soli, infine, la maggior parte degli intervistati ha contatti con i familiari. Sono circa sei senza dimora italiani su dieci e più di sette su dieci tra gli stranieri. Quasi i tre quarti delle persone senza dimora, infine, dichiarano di avere amici, soprattutto al di fuori della cerchia dei senza dimora.
© Copyright Redattore Sociale