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27 giugno 2016 ore: 16:18
Economia

Senza dimora e salute: pochi dati e difficoltà di accesso ai servizi

È quanto emerso dal focus del progetto “Accogliere per ricominciare” finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. I risultati presentati in un convegno a Palazzo d’Accursio
Alberto Cristofari/A3/contrasto Povertà, senza dimora, uomo addormentato su panchina

BOLOGNA – La via fittizia in cui i senza dimora possono avere la residenza esiste nei comuni capoluogo e capo distretto ma non in tutti quelli del territorio regionale e spesso c’è discrezionalità da parte delle anagrafi nel rilascio. Dal punto di vista della salute c’è scarsa conoscenza della problematica dei senza dimora e mancano i servizi specialistici. Sono alcune delle criticità emerse dal progetto “Accogliere per ricominciare” – finanziato dalla Regione Emilia-Romagna – i cui risultati sono stati presentati in un convegno a Palazzo d’Accursio. Obiettivo del progetto è rafforzare la rete regionale degli organismi pubblici e del Terzo settore che si occupano di marginalità estrema, sostenere i professionisti che lavorano con le persone senza dimora, condividere buone prassi e coinvolgere le associazioni la cui mission è meno vicina al tema, come è accaduto con il Csi (Centro sportivo italiano) che è capofila del progetto. “Sulla via fittizia ci sono dati frammentari, non sappiamo quanti sono i Comuni che l’hanno istituita né quanti sono gli iscritti o le richieste mentre è importante avere informazioni perché se il dato sugli iscritti rimane stabile non è un buon segnale – ha detto Giorgio Bonini di Porta Aperta – Il tema salute è drammatico, la lunga permanenza in strada ne aumenta la precarietà e se in certi contesti l’accesso ai servizi sanitari è possibile, in altri è faticoso o impossibile”.  

Dopo aver costituito il gruppo di lavoro (di cui fanno parte Caritas Rimini, Caritas Ravenna e Cervia, Comune Reggio Emilia, Csi Modena, Porta Aperta Modena, Uisp, Auser Emilia-Romagna, Asvm Modena, Farsi prossimo di Faenza, Consulta per l’esclusione sociale di Bologna), mappato i soggetti che sul territorio si occupano di povertà estrema, marginalità e senza dimora, il lavoro è entrato nel vivo a settembre dell’anno scorso con un confronto regolare tra operatori di diverse province in cui sono stati esplorati punti di forza e punti deboli dei terriori e sono state condivise buone prassi. Da questi incontri è nata l’esigenza di approfondire due aspetti: salute e residenza. “La situazione rispetto alla residenza e alla via fittizia è variegata – ha precisato Angela Artusi del Csi di Modena – Ci sono buoni rapporti con le anagrafi ma la normativa lascia spazi interpretativi e spesso c’è discrezionalità nel rilasciarla. Insomma, c’è ancora molto lavoro da fare”. Sul fronte salute sono emersi: una scarsa conoscenza della problematica dei senza dimora, una frammentazione delle risposte dovuta all’organizzazione dei servizi incentrata sui bisogni espressi della persona e non su quelli inespressi, una visione eccessivamente sanitarizzata della salute che non mette a fuoco la situazione complessa delle persone e una scarsa attitudine ad andare verso il paziente.

“La presa in carico è risultata particolarmente problematica per persone italiane prive di residenza anagrafica, stranieri fuori dai circuiti dell’accoglienza con permesso di soggiorno o minori stranieri non accompagnati diventati maggiorenni e persone con problemi psichici, sia italiani che stranieri”, aggiunge Artusi. Tra i punti di forza ci sono: la distribuzione di farmaci, la disponibilità del personale medico, gli ambulatori vissuti come punti di ascolto, la formazione comune tra operatori e la rilevanza crescente delle unità di strada. Tra le criticità invece: la difficoltà a reperire dati, il difficile collegamento tra servizi, un approccio emergenziale e la scarsità dei servizi specialistici come l’oculistica o l’odontoiatria. “Servono quindi una formazione specifica degli operatori, luoghi di primo approccio multisciplinare per dare servizi integrati ed evitare di costruire presidi ad hoc per evitare ghettizzazione”, conclude.  

Secondo i dati Istat sono oltre 50 mila le persone senza dimora in Italia, la maggior parte sono uomini, stranieri, soli, anche se rispetto ai dati del 2011 stanno aumentando gli italiani, le donne e le persone che non riescono a rispondere alle interviste. “Il 20% delle persone senza dimora è in strada da più di 4 anni – ha spiegato Caterina Cortese, direzione politiche sociali, progettazione e ricerca della fio.PSD – Ciò significa che il fenomeno è stabile, strutturale e peggiora. Ecco perché bisogna superare l’approccio emergenziale: rispondere ai bisogni primari ma immaginare già il passo successivo”. (lp)

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