22 dicembre 2016 ore: 14:38
Economia

Senzatetto, detenuti e anziani: Natale con i volontari della Comunità di Sant’Egidio

Anche quest’anno ci sarà il tradizionale pranzo in oltre cento città. A Roma i pranzi serviti saranno 50 con circa 15 mila ospiti, 2 mila solo a Trastevere. Il 24 dicembre sera si svolgerà, invece, il cenone itinerante presso le stazioni e i luoghi dove vivono i senzatetto
Natale Comunità di Sant’Egidio

ROMA - Anche quest’anno la Comunità di Sant’Egidio organizza il tradizionale pranzo di Natale per tutti i senza dimora. In Italia saranno oltre cento le città in cui si potrà festeggiare il 25 dicembre con i volontari. A Roma i pranzi serviti saranno 50 con circa 15 mila ospiti, 2 mila solo a Trastevere. Il 24 dicembre sera si svolgerà, invece, il cenone itinerante presso le stazioni e i luoghi dove vivono i senzatetto.

“Nel 2005 le persone in povertà assoluta erano poco meno di due milioni, in dieci anni sono diventate quasi 5 milioni. Non hanno neanche i soldi per comprarsi da mangiare. È aumentata la richiesta di cibo: solo a Roma abbiamo distribuito 40 mila pacchi alimentari. La popolazione che invece vive in povertà relativa è il 13 per cento”, ha spiegato il presidente Marco Impagliazzo. Nella Capitale quest’anno nessuna associazione ha vinto il bando per gestire i posti letto durante l’emergenza freddo: “La Regione ha imposto dei criteri che era impossibile soddisfare. Le istituzioni non possono essere così distanti dalla realtà: la politica deve ascoltare le esigenze di chi sta male e non mettere vincoli burocratici”.

La Comunità di Sant’Egidio sarà presente anche in venti istituti per anziani della Capitale. “Continuiamo il nostro impegno affianco delle persone che vivono nelle case riposo. Abbiamo cercato di coinvolgere i giovani che donano un’ora del loro tempo a chi è solo”.

Saranno, invece, 43 i pranzi serviti nelle carceri di tutta Italia. I volontari passeranno la giornata con 5 mila detenuti che durante il giorno di Natale non ricevono la visita dei loro familiari. “Nell’ultimo periodo il numero dei carcerati è diminuito ma resta il problema del sovraffollamento che mina la dignità umana. Abbiamo aumentato la presenza nelle carceri. Il dialogo interreligioso nasce da un lavoro quotidiano: vogliamo creare un clima di convivenza che è la prima risposta all’estremismo che trova terreno fertile negli istituti penitenziari”. 

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