7 gennaio 2015 ore: 14:03
Economia

Senzatetto Lgbt al Cassero. "Rifiutano il dormitorio, qui si sentono se stessi"

Da qualche tempo, un gruppo di senza dimora frequenta di giorno il Circolo Arcigay di Bologna. Non per bisogni primari, ma per il riconoscimento dell’identità. “Considerano i dormitori ‘ostili’: il sistema si sta rinnovando, rendiamolo più inclusivo anche su questi temi”
Senza dimora di spalle con carrello

- BOLOGNA – Da qualche tempo un piccolo gruppo di senza dimora frequenta di giorno i locali del Cassero Lgbt center di Bologna. Sono 5 o 6 persone che sono arrivate lì non per soddisfare bisogni primari, ma perché lo riconoscono come un luogo sicuro in cui possono essere se stessi. “Sono persone che rifiutano le strutture a bassa soglia perché li considerano luoghi ostili, intolleranti e, a volte, preferiscono dormire per strada piuttosto che andare in un dormitorio – spiega Vincenzo Branà presidente del Circolo Arcigay Il Cassero – Noi non offriamo loro un letto, ma uno spazio in cui possono affermare la propria identità. In questo modo, anche solo per un’ora, si riduce la loro marginalità”. In un caso, però, un posto in una struttura lo hanno trovato. “Si tratta di una persona transgender che ha iniziato a frequentare il Cassero tre mesi fa come utente della biblioteca, si sedeva e si metteva a leggere – dice Branà – Si è presentato come uomo poi pian piano ha creato dei legami e quando si è sentito sicuro ha iniziato il suo percorso fino a chiederci di chiamarlo con un nome femminile”. 

I senzatetto Lgbt esistono e in periodi di crisi i numeri aumentano. “Negli Stati Uniti l’incidenza delle persone Lgbt tra gli homeless è del 40%, da noi i numeri sono più bassi ma ci sono – dice Branà – . Nei periodi di crisi, poi, cresce il loro numero perché le persone Lgbt sono le prime a essere discriminate sul lavoro, a perderlo e a finire in strada”. Tra coloro che frequentano il Cassero ci sono persone che fino a poco tempo fa avevano una vita normale, un lavoro, una casa ma che hanno perso tutto e sono scappati. “Sono arrivati a Bologna perché la vedono come una città accogliente in cui possono avere una possibilità”, continua Branà. 

Rendere i dormitori più inclusivi. “Visto che il sistema delle strutture di accoglienza si sta riformando perché non scommettere su un’ulteriore innovazione e inserirci anche questo tema?” – dice Branà – per rendere i dormitori più inclusivi, anche per le persone Lgbt”. Un po’ come accade per la mediazione culturale per favorire l’integrazione con le persone di origine straniera. Intanto, al Cassero, nel giorno della Befana, si è distribuito cibo a 150 persone senzatetto in una giornata organizzata insieme a Piazza Grande e Avvocato di strada e resa possibile dai volontari del Cassero. “Una giornata importante in cui 150 senza dimora, Lgbt e non, sono entrati al Cassero e hanno socializzato – conclude Branà – . Puntiamo a farla diventare un’iniziativa stabile”. (lp) 

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