22 agosto 2016 ore: 12:35
Non profit

Servizio civile per i richiedenti asilo? La proposta convince

Per il sottosegretario Bobba l'idea lanciata dalla Fondazione Migrantes è condivisibile: "Verificheremo la fattibilità formale e sostanziale”. D'accordo l'Asgi che parla di "novità rilevante" e ricorda che un richiedente asilo, a due mesi dalla domanda, può ricevere l’autorizzazione a lavorare
Servizio civile: mani colorate arcbaleno - SITO NUOVO

ROMA - Per il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e Politiche sociali, on. Luigi Bobba, la proposta di mons. Gian Carlo Perego, Direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei, di aprire il servizio civile agli stranieri richiedenti asilo è “condivisibile”. “Verificheremo con il Ministero dell’Interno la fattibilità formale e sostanziale”, aggiunge via twitter il Sottosegretario, che ha anche la delega al servizio civile.

Nella sua proposta mons. Perego aveva suggerito che accanto ai lavori socialmente utili e alle possibilità di contratti di lavoro regolari, si potrebbe unire “anche la possibilità da parte dei moltissimi giovani richiedenti asilo di poter partecipare ai bandi per il servizio civile”. Ricordiamo che il servizio civile nazionale già dalla fine del 2013 è aperto ai giovani stranieri, sia comunitari che extra-comunitari, regolarmente soggiornanti in Italia, e che tale possibilità è stata confermata nella legge delega n. 106/2016 che riforma questo istituto.

Per Alberto Guariso del Direttivo dell’Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) tale possibilità proprio perché già prevista dalla normativa,  non comporterebbe nessuna modifica legislativa. “Sarebbe però una novità rilevante in termini di immagine e di scelta – spiega Guariso -. Siamo completamente d’accordo con questa proposta, che avrebbe vantaggi sia per gli stranieri richiedenti asilo, che potrebbero uscire da quelle situazioni di inattività che danneggiano la loro integrazione, sia per la collettività, in termini di benefici che il loro servizio potrebbe portare a tutti”. “Eventuali problemi tecnici potrebbero essere risolti, tanto più che già ora un richiedente asilo dopo due mesi dalla domanda può ricevere l’autorizzazione a lavorare”, spiega ancora l’esponente dell’Asgi. “Certo - aggiunge - toccherebbe poi agli enti di servizio civile predisporre progetti adeguati a questa categoria di stranieri e tenere conto dei tempi variabili della loro domanda, inoltre dovrebbero investire di più nella loro formazione, ad esempio con dei corsi di lingua, per cui sarebbe auspicabile che ci fosse chiarezza sui tempi dell’iter della richiesta di asilo ed un investimento economico a supporto degli enti”.

La proposta del Direttore Migrantes prendeva spunto da quanto ipotizzato il 18 agosto scorso dal prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del Ministero dell'Interno, di affidare ai migranti lavori socialmente utili. “Una proposta intelligente, positiva e realizzabile, che facilita l'inserimento sociale, valorizza le risorse impiegate nella società civile e favorisce la legalità sul territorio contro forme di illegalità", aveva spiegato mons. Perego alle agenzie. L'esponente della Conferenza Episcopale italiana aveva anche ricordato che "la proposta non è una novità assoluta, ma l'aspetto nuovo riguarda il rafforzamento di questa possibilità sull'intero territorio nazionale e la valorizzazione di percorsi di inserimento lavorativo e di inclusione sociale anche per l'ottenimento di un permesso legale di soggiorno in termini di protezione umanitaria". (FSp) 

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