19 settembre 2019 ore: 10:55
Società

Servizio militare e diritti violati: la condizione delle donne in Eritrea è drammatica

Nel Paese guidato da ormai 26 anni dal dittatore Isaias Afewerki, il servizio militare non ha mai fine. E vengono reclutate anche donne dai 15 ai 50 anni. Che in alcuni casi finiscono vittime di torture e violenze all’interno dei centri d’addestramento. L’unica soluzione è fuggire, con tutti i rischi che questo comporta
Manifestazione di donne eritree a Bologna

Manifestazione di donne eritree a Bologna

La condizione delle donne in Eritrea è drammatica. Nel Paese guidato da ormai 26 anni dal dittatore Isaias Afewerki, per esempio, il servizio militare non ha mai fine. E vengono reclutate anche donne dai 15 ai 50 anni. Che in alcuni casi finiscono vittime di torture e violenze all’interno dei centri d’addestramento.

Donne militari e diritti violati
. In teoria il servizio dovrebbe avere un limite temporale, ma nella realtà le cose funzionano in un altro modo. Come racconta Dania Avallone, presidente di Asper, l’associazione per la tutela dei diritti del popolo eritreo: “Il servizio militare comincia con un periodo di addestramento. Ufficialmente dovrebbe durare due anni, al termine dei quali però le persone non vengono lasciate andare e vengono sfruttate per lavorare per lo stato senza uno stipendio: spesso costruiscono edifici o coltivano la terra. È manodopera a costo zero. Il servizio militare si trasforma così in uno stato di schiavitù”. E alle donne va anche peggio: in molti casi diventano schiave sessuali o “serve” dei capi militari.

Viaggi pericolosi. L’unica soluzione, per molte donne, è fuggire. Ma il viaggio si porta dietro parecchi rischi. A partire da quello di subire abusi nel corso del tragitto. E così, per evitare gravidanze indesiderate, c’è anche chi decide di prendere ormoni “a lento rilascio” prima della partenza. E in Europa non mancano neppure casi di donne eritree costrette a entrare nel giro della prostituzione. “Ho visto tante donne eritree che arrivano in Italia con problematiche sanitarie, psicologiche e sociali di ogni genere”, dice la dottoressa Munira Alamin, medico di base di Bologna. “Vengono nel mio ambulatorio perché anch’io sono eritrea e parlo la loro lingua. I traumi derivano dal viaggio, che a volte dura interi anni, oppure dalle violenze subite all’interno del Paese”.

Espatrio vietato. Chi non riesce ad andarsene, rischia di essere messo in carcere con l’accusa di “abbandono illecito della propria patria”. E secondo quanto denunciato da Amnesty International, nelle celle eritree le donne rischiano di essere violentate e torturate in maniera crudele (bruciature, elettroshock o appese a testa in giù).

Non solo donne. A vedere i propri diritti violati in Eritrea non ci sono solo le donne, che possono godere ancora di un certo rispetto per l’importante apporto dato combattendo nella guerra d’indipendenza contro l’Etiopia. “Le donne sono sempre state considerate una grande risorsa”, dice Avallone. Che conclude: “Il vero problema è la dittatura: finché durerà, non cambierà niente. Tutti i problemi discendono dalla situazione politica. Ecco perché chiediamo al governo italiano di prendere una posizione chiara contro il regime di Afewerki”.

L’articolo integrale di Alice FacchiniEritrea: donne senza diritti sotto la dittatura di Isaias Afewerki, può essere letto su Osservatorio Diritti.

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