Sesto, i rifugiati imparano l’italiano e puliscono gratuitamente strade e fossi
SESTO FIORENTINO (FI) - Il comune di Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze, ha accolto 38 profughi e adesso, grazie a un accordo con la Caritas, i migranti potranno rendersi utili al territorio attraverso mansioni a titolo volontario quali la pulitura delle strade, dei fossi e dei giardini. Nello specifico, i migranti, suddivisi in vari gruppi, si occuperanno di tinteggiatura di panchine, piccoli interventi di pulitura delle canalette e fossetti delle aree verdi, manutenzione del terreno di gioco del campo da baseball, lavori al parco villa Solaria. Ogni gruppo lavorerà per due ore per due giorni alla settimana, per un periodo di tempo limitato alla loro inclusione.
I profughi sono attualmente ospitati dalla Caritas nella sede dell'ex Associazionismo Sestese (locale di proprietà del comune). Le associazioni coinvolte nel progetto, oltre alla Caritas, sono sei: Associazione Comunale Anziani, La Racchetta, Auser, Aics Firenze, Coala, società sportiva Padule Baseball. Il protocollo firmato, oltre alla cura delle strade, prevede corsi di italiano, educazione civica e altri progetti di socializzazione e integrazione. I lavori degli immigrati avvengono a titolo volontario, ma ognuno di loro, assicurano i promotori dell’iniziativa, è desideroso di cominciare a svolgere compiti di questo tipo, seppure gratuitamente, nell’ottica di aprirsi la strada per trovare un lavoro e diventare autonomi, oltre che con l’intento di non trascorrere tutta la giornata senza far niente.
“Il protocollo è il risultato di un confronto attivo e partecipato tra le istituzioni e il mondo dell’associazionismo – ha detto il sindaco di Sesto Fiorentino Sara Biagiotti - Abbiamo incontrato più volte le associazioni confrontandoci sui progetti e sulle modalità di realizzazione. Il protocollo è aperto e chiunque può aderire anche successivamente. Vogliamo costruire un inserimento reale dei richiedenti asilo nella nostra comunità, coinvolgendoli nella nostra quotidianità. Ringrazio di cuore tutti i volontari che hanno dimostrato come sempre grande senso di responsabilità”.
“E’ un’iniziativa più che positiva, perché aiuta concretamente queste persone nel loro percorso di integrazione e le fa sentire utili alla società che li sta ospitando – ha detto il direttore della Caritas di Firenze Alessandro Martini – Collaboriamo volentieri con il comune e le associazioni, che hanno mostrato una grande attenzione all’esigenza d’integrazione di questi giovani. Il modello di accoglienza di Sesto si è rivelato vincente, grazie ad un coinvolgimento positivo e concreto della società civile”.
Ad esprimere perplessità sul progetto è Don Vincenzo Russo, cappellano del carcere di Sollicciano e molto sensibile ai temi dell’immigrazione. Secondo Russo, non è giusto che i profughi vengano utilizzati dal comune di Sesto per “lavori sporchi” come quello della ripulitura delle strade e dei fossi, tanto più senza essere pagati. Per queste ragioni Don Russo ha scritto una lettera che sarà inviata al vescovo dell’arcidiocesi di Firenze Giuseppe Betori e al presidente della Commissione diritti umani del Senato Luigi Manconi. “In Italia i lavori cosiddetti socialmente utili sono riservati a chi, per redimersi da una ‘colpa’ offre il suo tempo e il suo impegno alla comunità che gli concede una seconda opportunità – scrive il cappellano nella lettera - Per analogia, un profugo, di quale ‘colpa’ deve render conto alla società che lo accoglie?”
“Pur apprezzando lo spirito con cui nasce tale intesa e plaudendo tali forme di collaborazione – continua Don Russo nella lettera - invito a una riflessione collettiva in merito allo status di profugo collegato a delle attività di manovalanza che hanno utilità sociale. Il rischio che una comunità corre è quello di promuovere azioni contraddittorie: da una parte, tendiamo la mano per offrire aiuto, con l'altra chiediamo di mettersi a nostro servizio in modo gratuito per colmare nostre lacune.
E infine: “Richiamo le associazioni, il mondo del volontariato, le istituzioni e la società civile a farsi Strumento di Garanzia dei Diritti degli Ultimi, a non sfruttare la debolezza sociale e a farsi promotori di gesti di solidarietà sociale basata sul rispetto dello status di profugo. Accogliere è anche Amare senza nulla in cambio se non offrire Dignità e Speranza”. (js)