Sfratti a Roma, associazioni depositano esposto: domani il sit-in
ROMA – L’ultima in ordine di tempo ad aver fatto scalpore è la vicenda dell’asilo Celio Azzurro, il più multietnico della Capitale. Anch’esso colpito dalla delibera 140, quella che prevede lo sfratto per decine di realtà romane anche storiche, come la scuola di musica popolare di Testaccio o l’associazione per i malati di Sla Viva la vita onlus. Domani le associazioni, i circoli culturali e tutti i servizi colpiti dal provvedimento saranno in piazza a protestare, intanto oggi una parte di loro è passata al contrattacco presentando un esposto alla Corte dei Conti per chiedere il deferimento del vice procuratore della Corte regionale del Lazio, Guido Patti, alla Commissione Disciplinare.
L’accusa: Patti secondo le associazioni ha esercitato la sua funziona non in maniera corretta. In particolare, avrebbe deciso di promuovere azioni giudiziarie in merito a presunti danni erariali da addebitarsi ai dirigenti del Dipartimento Patrimonio di Roma Capitale (circa 200 inviti a dedurre e circa 132 atti di citazione), per chiedere di rendere operativa la delibera 140. Così alle associazioni è stato chiesto il canone concessorio a prezzo pieno di mercato rispetto al canone sociale del 20 per cento. Non solo, ma si è anche proceduto alle richieste di rilascio immediato degli immobili. In una delle comunicazioni ai dirigenti, del 7 giugno 2016 inviata dal procuratore (e resa nota dalle associazioni) si legge: “Al fine di evitare una spiacevole iniziativa giudiziaria nei confronti del nuovo titolare dell’ufficio (destinatario della comunicazione n.d.r.) appare necessario che con la massima urgenza l’Accademia venga messa in mora per tentare di recuperare qualcosa e che, soprattutto, venga emanata ed eseguita una determinazione dirigenziale di riacquisizione dell’immobile. Infine, anche se questo aspetto non riguarda la Corte dei conti, non andrebbe sottovalutata la possibile rilevanza penale della perdurante inerzia (specialmente ora che, svoltesi le elezioni, non può più essere richiamata l’esigenza di non turbare la pubblica opinione. Inoltre, si è dell’avviso che con riguardo all’Accademia non possano sorgere problemi di ordine pubblico). La presente nota istruttoria non deve essere valutata quale anticipazione di un’iniziativa giudiziaria già decisa, bensì quale impulso a provvedere” . Tutto cioè - scrivono ancora le associazioni – “appare paradigmatico della grave ed illecita interferenza operata in danno dell’amministrazione capitolina, funzionale all’adozione di iniziative nei confronti delle associazioni, detentrici di beni comunali per fini di utilità sociale, che non sono il risultato di una scelta operata dall’amministrazione nell’esercizio dei poteri conferitegli dalla Costituzione, ma dell’abusivo sconfinamento di potere del Vice Procuratore, che in tal modo ha determinato l’operato della pubblica amministrazione, in aperta violazione del principio di legalità e di separazione dei poteri”.
Le associazioni: “Valore sociale va riconosciuto o si bloccano i servizi della Capitale”. “Per noi il procuratore ha agito anche al di là della sua competenza – spiega Pino Galeota, presidente di Corviale domani e del Coordinamento delle periferie, tra i firmatari dell’esposto -. A questo comportamento scorretto si aggiunge quello della politica che non ha fatto quello che doveva fare: che ne aveva diritto doveva essere messo in regola non ricevere l’ingiunzione di sfratto. Invece, l’ intervento corte della Corte dei conti è stato fatto senza preavviso, attaccando frontalmente la questione”. Galeota ricorda che sono oltre 700 le associazioni colpite dalla delibera 140: “così entra in crisi l’intero sistema socioculturale della città – spiega - mentre il valore sociale delle attività deve essere riconosciuto. Se un’amministrazione ti dà una struttura, ti abbatte l’affitto al 20 per cento significa che ha già riconosciuto questo valore. Non si può tornare indietro riformulando il tutto sul valore di mercato”. Per questo insieme all’esposto le associazioni chiedono al Comune di definire il valore sociale prodotto dalle organizzazioni dei cittadini, introducendo la relativa rendicontazione nella formazione della Contabilità Capitolina. “Nel caso del patrimonio pubblico concesso dall’amministrazione, infatti, il corrispettivo monetario costituisce solo una parte di un più ampio corrispettivo erogato attraverso le attività di servizi specialistici culturali, educativi e sociali ad integrazione di quelli erogati direttamente dall’Amministrazione Capitolina e che tale attività costituisce interesse pubblico generale – scrivono in una lettera indirizzata alla sindaca Virginia Raggi -. A tale scopo si prevede di istituire una specifica Commissione con il compito, entro quattro mesi di fornire metodi, criteri e strumenti per la misurazione del valore sociale dei servizi erogati dal Roma Capitale attraverso il ricorso ad organizzazioni sociali e culturali. I risultati di tale commissione e della applicazione del metodo del Valore Sociale saranno oggetto di verifica, aggiornamento e riconsiderazione dopo 18 mesi da parte dell’Assemblea Capitolina”. Intanto domani ci sarà una manifestazione: oltre 50 associazioni scenderanno in piazza: “quello che diremo, forte e chiaro è che il valore sociale delle nostre attività va riconosciuto – conclude Galeota – esso va trattato appunto come un valore e non come un costo”. (ec)