11 luglio 2019 ore: 15:23
Immigrazione

Sgombero di Borgo Mezzanone. Intersos: “Servono soluzioni integrate”

C’è stato anche qualche momento di tensione oggi durante le operazioni di demolizione delle baracche nelle campagne del foggiano. Nessun preavviso alle ong. Verona (medico Intersos): “Basta con sgomberi propagandistici. Non fanno altro che mettere polvere sotto al tappeto”
Youssif Bamba, operatore Intersos Sgombero Borgo Mezzanone
ROMA - Momenti di tensione oggi tra gli abitanti del ghetto di Borgo Mezzanone, a pochi chilometri da Foggia, e le autorità che questa mattina hanno avviato lo sgombero parziale dell’insediamento. Le operazioni stanno riguardando la demolizione di alcune baracche usate come abitazioni dai braccianti e altre strutture usate come esercizi commerciali. “Abbiamo saputo soltanto ieri dell’imminenza dello sgombero - racconta Alessandro Verona, referente medico dell’unità migrazioni di Intersos -. Questo è il quarto da febbraio ad oggi: tutti sgomberi parziali ma al contrario dei precedenti non c’è stata nessuna comunicazione anticipata dello stesso. Le persone l’hanno saputo ieri come noi e non hanno avuto il tempo per organizzarsi”. 
 
L’area interessata, spiega Verona, è di circa tre ettari ed è situata nei pressi del Centro per richiedenti asilo di Borgo Mezzanone. Uno dei tanti insediamenti presenti in Capitanata in cui opera Intersos con due unità mobili che forniscono cure primarie e orientamento socio sanitario, ma anche orientamento lavorativo e indirizzamento ai vari servizi del territorio. “La comunicazione anticipata è fondamentale per evitare momenti di tensione e anche per dare un riconoscimento alla comunità - spiega Verona -. Abbiamo espresso in maniera molto chiara la nostra contrarietà a qualsiasi forma di sgombero cieco. Inutile fare delle azioni di sgombero di questa tipologia per poi non dare nessuna soluzione reale e strutturale”. Il futuro, per molti abitanti della baraccopoli, è qualcosa di già visto. I tanti sgomberi realizzati nelle campagne del foggiano, infatti, ad oggi hanno soltanto spostato il problema di volta in volta in altre zone del Tavoliere. “Da mesi si parla di mandare queste persone nei container, nei pressi di San Severo - spiega Verona -, ma in realtà, dalle notizie che abbiamo, non è nemmeno così certo che ad oggi siano stati allestiti”.
 
Una situazione talmente incancrenita da spingere il mondo dell’associazionismo a fare un fronte comune, con una rete istituita lo scorso marzo, per aprire un canale di comunicazione con le istituzioni. “È la prima volta che 22 organizzazioni si mettono insieme per parlare con una voce unica”, spiega Verona. Tuttavia ad oggi da parte delle istituzioni non sembra esserci molta disponibilità al dialogo, visto il mancato preavviso dell’ennesimo sgombero. “Abbiamo chiesto alle istituzioni di ragionare insieme - spiega Verona - e abbiamo chiesto che nei successivi inviti al Consiglio territoriale per l’immigrazione fossero inserite anche due associazioni di migranti, Africa United e Aiims, per essere riconosciute anche istituzionalmente. C’è un’emarginazione non solo fisica, ma anche istituzionale. Finché non riconosciamo le persone che lavorano sfruttate come delle persone che hanno bisogno di voce è chiaro che non ci sarà una soluzione del tutto partecipata e quindi non sarà efficace”. 
 
L’appello alle istituzioni è quello di pensare a soluzioni di lungo termine e il più possibile integrate. “Come Intersos proponiamo si ponga fine a queste attività di sgombero propagandistico - sottolinea Verona -, perché non hanno fatto altro che mettere polvere e detriti sotto al tappeto”. Anche la soluzione dei container non convince le organizzazioni che operano sul territorio. “Bisogna partire da soluzioni integrate, che mettano al centro il lavoro - aggiunge Verona -. Con diversi edifici completamente abbandonati a loro stessi e una marea di fondi a disposizione, veramente l’unica soluzione sono scatole di lamiera senza servizi? Noi crediamo di no. Sul piano abitativo le strade percorribili sono la valorizzazione degli affitti e il recupero degli stabili pubblici che possono essere adibiti a ostelli. Altrimenti il finale è sempre lo stesso: rimuovi e nascondi e la gente si sposta da qui a lì”.(ga)
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