21 settembre 2016 ore: 16:03
Società

Si allarga il fronte pro "schiscetta" nelle mense scolastiche di Milano

Domani altri sei bambini porteranno il pranzo da casa. E l'avvocato delle famiglie, Giorgio Vecchione, presenta i ricorsi d'urgenza al Tribunale. "Chiederemo se il diritto riconosciuto a Torino vale anche a Milano"
Bambina riempie "schiscetta" di cibo, scuola

MILANO - Si allarga a Milano il fronte dei genitori che chiedono per il figlio la possibilità di portare da casa il pranzo a scuola. Domani altri sei bambini si presenteranno con la loro "schiscetta" in un paio di scuole, diverse da quelle in cui è partita la protesta. E intanto l'avvocato Giorgio Vecchione, che ha già vinto la battaglia legale per 18 famiglie torinesi, annuncia che nei prossimi giorni depositerà al Tribunale di Milano il ricorso d'urgenza contro il Comune guidato dalla giunta di Beppe Sala. "Si continua a dire che la sentenza di Torino vale solo per quelli che hanno fatto causa -spiega-. Certo, ma costituisce un precedente giurisprudenziale che sancisce un diritto e nulla vieta che un'amministrazione comunale possa adeguarsi. Con il ricorso chiederemo al Tribunale di Milano che con urgenza decida se il diritto riconosciuto alle famiglie torinesi vale anche per quelle di Milano".

L'assessora all'Istruzione del Comune di Milano, Anna Scavuzzo, ha ribadito, in un comunicato stampa, che "nessuno può pretendere di consumare un qualsiasi pasto portato da casa all'interno dei locali adibiti alla refezione scolastica". Si tratta, secondo l'assessora, di "una normale regola (fra l’altro prevista dai regolamenti delle AST) di convivenza rispettata in tutte le scuole cittadine". "Non sono d'accordo -precisa l'avvocato Schiavone-. Non esistono leggi che vietano l'uso promiscuo della sala mensa. Si tratta di un locale a disposizione degli alunni e non riservato all'azienda che prepara eventuali pasti. Se il Comune ha incautamente concesso le sale mensa delle scuole a Milano Ristorazione deve tornare sui suoi passi".

Per ora dunque non sembra che i genitori pro "schiscetta" e il Comune siano disposti a trovare un accordo. I genitori sono inferociti anche perché i dirigenti scolastici, su indicazione dell'assessorato all'Istruzione, hanno costretto i bambini con il pranzo portato da casa a consumarlo fuori dalla sala mensa o comunque su un tavolo separato. "Sto valutando con un collega penalista la possibilità di fare una denuncia al Tribunale dei minori per discriminazione", sottolinea l'avvocato Vecchione.

"Non siamo contrari a priori alla mensa scolastica -aggiunge Silvia Passerini, rappresentante della commissione mensa di zona 5-. Ma dopo tanti anni di battaglie abbiamo perso la fiducia nei confronti di Milano Ristorazione. Tanti genitori sono con noi, ma non vogliono esporre a ritorsioni i propri figli. Manca la qualità e non si tratta di un capriccio da bambini. Il problema di fondo è che Milano Ristorazione è un'azienda del Comune e quindi c'è un di monopolio in cui controllore e controllato coincidono. La libertà di scelta dei genitori diventa allora l'unica leva perché le cose possano migliorare. Chiediamo inoltre che si paghi solo per i pasti effettivamente consumati: ora invece è prevista una quota forfettaria mensile, anche se il bambino è assente". (dp) 

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