29 agosto 2016 ore: 14:25
Immigrazione

Sia, stranieri esclusi dalla carta acquisti contro la povertà: la denuncia dell'Asgi

La nuova misura contro la povertà del governo Renzi esclude gli immigrati con il permesso di soggiorno per motivi di lavoro. L'avvocato Guariso: "Si presuppone che il migrante povero non esiste… O lavora o deve andarsene. Ma tutti sanno che non è così"
Minore straniero accovacciato su uno scoglio

MILANO - Dal 2 settembre è possibile presentare la domanda per ottenere la Carta Sia, vale a dire una carta di credito che consente l'acquisto di beni di prima necessità. È destinata alle famiglie con un reddito Isee inferiore a 3 mila euro. La Carta per il Sostegno all'Inclusione Attiva rappresenta un primo passo del “Piano nazionale di lotta alla povertà” come previsto dalla legge di stabilità. Il problema, però, è che non tutti i poveri potranno fare domanda. Sono infatti esclusi gli stranieri con un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. La denuncia viene dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi).

Nel decreto ministeriale del 26 maggio scorso, che istituisce la Carta Sia, c'è l'elenco dei potenziali beneficiari: oltre ai cittadini italiani, quelli comunitari e gli stranieri lungosoggiornanti. Rimanevano tagliati fuori i titolari di una protezione umanitaria e quelli con un normale permesso di soggiorno per motivi di lavoro. L'Inps, che eroga il sussidio, nei giorni scorsi ha aggiunto però i rifugiati tra coloro che possono presentare domanda, mettendo una pezza al buco del decreto ministeriale (che era contro le normative europee). Rimane ora solo l'esclusione dello straniero "ordinario": "evidentemente il presupposto è che non può essere migrante e povero allo stesso tempo -commenta l'avvocato Alberto Guariso: se in condizioni di povertà assoluta, è destinato inevitabilmente a perdere il titolo di soggiorno e dunque ad andarsene: dunque il migrante povero…non esiste ed è quindi inutile occuparsene. Ovviamente tutti sanno che non è così: molti stranieri, alternando periodi di disoccupazione e periodi di lavoro precario a bassissimo salario (nella logistica, nelle pulizie, nel lavoro domestico etc.) rimangono legittimamente sul nostro territorio per decine di anni, senza mai poter accedere al permesso di lungo periodo; o per carenza di reddito (come noto per accedere al permesso è richiesto un reddito pari all’assegno sociale) o, più spesso, per l’impossibilità di accedere ad un alloggio idoneo (l’altra condizione richiesta dall’art. 9 TU immigrazione). Che senso può avere escludere costoro, che sono e restano legittimamente presenti sul nostro territorio, da una misura di contrasto alla povertà?".  

Secondo l'Asgi dunque la Carta Sia, pensata per combattere la povertà, già prima di partire esclude una fetta di poveri. Ma al danno si aggiunge spesso la beffa. Infatti, per avere un permesso di soggiorno di lunga durata bisogna avere un reddito superiore a circa 5 mila euro all'anno. Ma alla Carta Sia si accede solo con reddito inferiore ai 3 mila euro. Quindi i lungosoggiornanti possono fare domanda ma non otterranno nulla. Mentre gli altri stranieri, che magari avrebbero i requisiti, sono esclusi a priori. Asgi annuncia ricorsi in tribunale. "La scelta di introdurre in questa materia il requisito del permesso di lungo periodo è del tutto irrazionale ed è destinata a finire a breve davanti alla Corte Costituzionale -sottolinea l'avvocato Guariso-. Così ancora una volta, forse per insipienza, forse per scelta consapevole, la questione dell’accesso degli stranieri al welfare resterà affidata ai giudici, con buona pace della certezza del diritto, della trasparenza dell’azione pubblica e della declamata scelta di perseguire quella coesione che presuppone la chiarezza del patto sociale e non la moltiplicazione del contenzioso". (dp)

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