21 settembre 2021 ore: 12:32
Ambiente

Sicurezza alimentare: le innovazioni per produrre cibo sostenibile, per tutti

di Alice Facchini
Nuove tecnologie a basso impatto ambientale, tracciabilità del prodotto, lotta agli sprechi di acqua, riduzione di pesticidi e fertilizzanti, valorizzazione delle filiere corte. Nel webinar “Innovation in agri-food systems” di Think4Food Academy, le ultime innovazioni nel sistema agroalimentare
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Nuove tecnologie a basso impatto ambientale, tracciabilità del prodotto, lotta agli sprechi di acqua, riduzione di pesticidi e fertilizzanti, valorizzazione delle filiere corte. L’innovazione nel sistema agroalimentare oggi è realtà, ma c’è ancora tanto da fare perché il settore raggiunga gli ambiziosi obiettivi sanciti dall’Agenda Onu 2030. Di questo e di molto altro si è parlato nel webinar “Innovation in agri-food systems”, organizzato martedì 14 settembre da Think4Food Academy, un progetto di Legacoop Bologna che prevede un ciclo di incontri su tematiche legate all’innovazione e allo sviluppo sostenibile per la filiera agroalimentare.

“Oggi mangiamo quello che inquiniamo, e inquiniamo mangiando – afferma Claudia Laricchia, responsabile del Dipartimento relazioni istituzionali e accordi strategici internazionali del Future Food Institute –. I sistemi agroalimentari da una parte sono la prima vittima della crisi climatica, ma anche carnefici, perché il 30 per cento dei gas serra prodotti al mondo viene proprio dalla produzione agroalimentare”. In agricoltura ci sono ancora tante pratiche obsolete e tanti sprechi da combattere: a cominciare dagli sprechi di acqua, passando per il cattivo utilizzo delle risorse, fino all’uso di pesticidi e fertilizzanti. “L’innovazione serve proprio per questo: oggi si parla molto di agricoltura rigenerativa, che non solo è più competitiva, ma soprattutto è più sostenibile – continua Laricchia –. La generazione Z sta chiedendo a gran voce maggiore trasparenza e tracciabilità alla filiera, e l’attenzione verso l’ambiente non è mai stata così alta”.

Per innovare la filiera all’interno dell’Unione Europea, il Green deal europeo contiene la strategia “Farm to fork”, nata con l’obiettivo di sviluppare un sistema agroalimentare più sano e sostenibile. Come? Proteggendo l’ambiente, preservando la biodiversità, riducendo l’uso di pesticidi e fertilizzanti, aumentando la quota di alimenti prodotti attraverso l’agricoltura biologica, per arrivare a produrre cibi sani, economicamente accessibili e sostenibili.

“Uno dei nodi cruciali è quello del benessere animale, con una particolare attenzione agli allevamenti, sia per quanto riguarda i mangimi che vengono usati sia rispetto alle condizioni in cui gli animali vengono fatti crescere – spiega Simona Caselli, responsabile delle politiche comunitarie di Legacoop Agroalimentare e presidente dell’Assemblea delle regioni ortofrutticole europee –. Esiste anche un piano specifico per la pesca sostenibile in mare e per l’acquacoltura biologica. Un altro importante passaggio è quello dell’omologazione degli standard di commercializzazione, perché i produttori in tutti i paesi europei devono essere soggetti agli stessi obblighi, e il focus sulle etichettature, per far sì che i consumatori siano più informati e facciano scelte di consumo più consapevoli”.

La strategia “Farm to fork” è stata presentata nel maggio 2020 e la sua approvazione attraverso il voto del Parlamento europeo in plenaria avverrà tra poche settimane. Ma in tanti si chiedono: questi cambiamenti saranno davvero sostenibili? “I problemi che potrebbero sorgere sono diversi – afferma Caselli –. I nuovi standard più difficili da raggiungere potrebbero comportare un forte calo della produzione agroalimentare europea, con un conseguente rischio di food security, oppure la merce prodotta in Europa potrebbe diventare troppo costosa sul mercato e la concorrenza degli altri paesi potrebbe essere fatale”.

Come scongiurare allora questi scenari? “Per superare queste criticità c’è bisogno di cooperazione tra le istituzioni, i produttori e i ricercatori – conclude Caselli –. C’è bisogno, insomma, di innovare: la ricerca ha un ruolo fondamentale, solo questo ci può aiutare a trasformare profondamente la nostra agricoltura, e renderla allo stesso tempo competitiva e sostenibile”.

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