2 luglio 2015 ore: 13:03
Immigrazione

Sinai inaccessibile per i profughi eritrei: Libia unica via di fuga

La situazione si è aggravata con l'escalation militare nella regione egiziana. Don Zerai (Habeshia): "Il risultato dei sommovimenti è stato il boom di passaggi degli eritrei in Italia, porto naturale di approdo di chi parte dalla Libia"
Harry Gruyaert/Magnum/Contrasto Deserto del Sinai

- MILANO – Il Sinai è un inferno dal quale i migranti sono costretti a stare lontani. Una volta era una delle rotte privilegiate degli eritrei in fuga, da un anno è inaccessibile. Da giugno 2013 Israele ha costruito un muro per impedirne il transito, a questo si è aggiunto il giro di vite imposto dal governo del generale Al Sisi in Egitto e la guerriglia tra i miliziani di Isis, le forze del governo centrale de Il Cairo e i beduini che abitano l'area. "Di fatto, per gli eritrei non esiste altra alternativa che scappare in Libia", spiega don Mosè Zerai dell'agenzia Habeshia, da anni impegnata nel salvataggio dei profughi nel Sinai. Il risultato dei sommovimenti nella regione egiziana è stato il boom di passaggi degli eritrei in Italia, porto naturale di approdo di chi parte dalla Libia.

Gli ultimi scontri hanno avuto come teatro Sheikh Zuweid, cittadina nel Nord del Sinai. Almeno 100 miliziani di Bayt al-Maqqadis (aderente al Califfato) e 17 soldati dell'esercito. La città è molto vicina al valico di Rafah, il confine palestinese. Il governo afferma di avere ripreso il controllo dell'area ma la situazione è ancora tesa.

Secondo quanto riporta il rapporto Unhcr pubblicato ieri, in Italia la maggior parte dei minori non accompagnati è eritrea. L'agenzia Onu chiede una svolta nella legislazione che protegge i non accompagnati e don Zerai concorda: "I centri non sono adeguati, non c'è spazio e mancano le informazioni. Nessuno informa che con Dublino III un minore che ha parenti in Europa può chiedere il ricongiungimento evitando di mettersi nelle mani dei trafficanti". (lb) 

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